«Modena celebra la cultura ma butta Muratori in uno stanzino»
Il prof. Fabio Marri denuncia l’abbandono di materiali e documenti del Centro Studi Muratoriani nel magazzino comunale di via Morandi
MODENA. «Più o meno nei giorni in cui il Comune di Modena magnifica l’incipiente estate culturale e spettacolare della città sono andato nella sala del magazzino comunale di via Morandi, zona piuttosto inamena tra sottopassi di ferrovie, soste o soggiorni di nomadi e così via, a vedere come sono conservati i materiali pertinenti al Centro di Studi Muratoriani. Ecco come è ridotto oggi il buon vecchio Lodovico Antonio Muratori, sfrattato da casa sua, la canonica della chiesa della Pomposa, e ridotto a un mucchio di carte sul pavimento del deposito».
A scriverlo in un post su Facebook è Fabio Marri, uno dei maggiori esperti dell’abate Muratori (Vignola 1672-Modena 1750), figura di spicco in tutta Europa per la storiografia, gli studi storici, la politica e la cultura estensi in quanto fu consigliere dei duchi di Modena Rinaldo I e Francesco III nonché bibliotecario ducale a capo della Biblioteca Estense, dopo esserlo stato alla Ambrosiana di Milano. Marri – modenese, docente ordinario di linguistica italiana all’università di Bologna fino al 2020 – a partire dal 1981 si è dedicato a fondo all’opera dell’abate-bibliotecario che operava alla chiesa della Pomposa e dal 2003 è curatore dell’Edizione nazionale del carteggio in corso di stampa in corposi volumi.
Libri ammucchiati in uno sgabuzzino
Il reportage fotografico di Marri - presidente del Centro studi Muratori - in effetti un po’ impressiona: le carte, relative a un personaggio che si studia nella università, sono buttate lì a quanto sembra un po’ alla rinfusa. Quella che potrebbero sembrare baruffe tra studiosi in realtà investe la comunità modenese, essendo Muratori davvero un nume tutelare. Quei materiali, prosegue Marri, «fino all’anno scorso stavano al piano terra dell’Aedes Muratoriana di via Pomposa (la palazzina addossata alla chiesa della Pomposa, ndr), ma sono stati sfrattati per volontà della confraternita di San Sebastiano che vanta discutibili diritti di usufrutto sulla ex canonica di proprietà comunale. Oggi i materiali sono in uno stanzone dove convivono con altri materiali della Deputazione di storia patria e una parte dei fondi del Museo del Risorgimento, sfrattato dalla sua sede naturale ad opera del Festival Filosofia».
Le accuse di Marri
Marri per lo spostamento dei materiali cita la Confraternita di San Sebastiano - antichissima, nata nel 1501 - collocata lì dal ‘700 con diritti di usufrutto stabiliti con un documento del 1932, dove si dedica alla gestione della Pomposa. Ma cosa c’è esattamente di muratoriano nel deposito di via Morandi? «Intanto, molti materiali raccolti dal fondatore del Centro Studi Muratori Tommaso Sorbelli, anche in copia unica, poi gli strumenti essenziali per l’Edizione nazionale: microfilm dei codici muratoriani rintracciati in tutto il mondo, schede compilate per ognuno dei duemila suoi corrispondenti, trascrizioni, cataloghi, tesi di laurea, copie dei 25 volumi di 500-600 pagine l’uno finora editi a cura del Centro Studi e altre decine di libri stampati in materia». Che fare? «Fin dai tempi del sindaco Pighi il Centro Studi si è rivolto a sindaci ed assessori per chiedere una sede praticabile per i propri beni altrimenti si corre il rischio che il Centro interrompa l’attività, l’Edizione Nazionale. Nel nuovo millennio, tra i contributori c’è stato il Comune di Vignola, dal Comune di Modena non ho memoria di assegnazioni nell’ultimo trentennio, nemmeno un misero contributo di stampa per l’ultimo volume. Ricordo che in consiglio comunale il 10 novembre 2025 l’assessore alla cultura Bortolamasi a proposito della fruizione turistica dell’Aedes disse che “permangono alcune criticità strutturali che ne limitano la fruizione e risulta complesso il dialogo tra i diversi soggetti coinvolti nella gestione”. Per lavorare e sopravvivere, saremo costretti a trasferirci a Vignola?».
La posizione del Comune
Marri tira in ballo, per le condizioni del deposito di via Morandi, appunto direttamente il Comune. «Ho letto le motivazioni del professore – spiega Valentina Galloni, dirigente di Museo civico, biblioteche e archivi del Comune – e per prima cosa ricordo che della palazzina della Pomposa il Comune ha la nuda proprietà mentre la Confraternita di San Sebastiano l’usufrutto anche degli spazi in cui c’erano i materiali citati da docente. Contatterò presto il professore e faremo un sopralluogo per comprendere bene come sono tenuti i materiali e cosa c’è concretamente. Noi facciamo il possibile per dare una mano, vista l’importanza di Muratori, purtroppo dobbiamo sempre fare i conti con gli spazi anche per i beni di nostra proprietà. Ogni amministrazione pubblica ha sempre più tali problematiche, per la gestione dei propri materiali».
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