I modenesi si mobilitano dopo il sisma in Venezuela
Le testimonianze: «Colpiti tanti parenti». Al bar Caracas di Pavullo raccolti farmaci da spedire oltreoceano
MODENA. Le infografiche diffuse sul web mostrano il propagarsi delle onde sismiche a partire dall’epicentro, i video e le immagini gli effetti delle due scosse di magnitudo 7.2 e 7.5 che hanno fatto tremare il Venezuela, a pochi secondi di distanza l’una dall’altra, nella notte tra il 24 e il 25 giugno del fuso orario italiano.
C’era chi camminava per le strade della capitale, a Caracas, e ha visto crollare i palazzi. Chi ha ripreso la gente che correva verso l’uscita all’aeroporto di Maiquetia o le scale mobili di un centro commerciale che ondeggiavano, mentre le persone sui gradini “sembrava ballassero”.
«La situazione è drammatica»
Valter Casolari, un punto di riferimento dell’intera comunità italo-venezuelana a Pavullo, la più numerosa della provincia modenese, ha descritto questi scenari, momenti di paura che gli sono stati raccontati da parenti e amici nel Paese colpito dall’emergenza. «La situazione è drammatica. In tanti mi hanno chiamato per esprimere vicinanza, ma soprattutto per chiedere: “Cosa possiamo fare?”», spiega Casolari, sottolineando la solidarietà ricevuta dal territorio, da molti cittadini e da membri dell’amministrazione comunale.
«Il volontariato del Frignano ha espresso l’intenzione di supportarci. Anche la Caritas di Serramazzoni ci ha detto che si attiverà. Questo coinvolgimento trasversale mi ha colpito tantissimo, perché un conto è farlo solo a parole, un’altra voler dare un contributo concreto».
A poche ore dall’accaduto sono già arrivati i primi segnali di una cittadinanza desiderosa di fornire aiuto, nonostante la distanza. A partire da lunedì, presso il bar Caracas di Pavullo, potranno essere donati medicinali da inviare nelle zone colpite dal terremoto. La sera del 18 luglio, invece, l’associazione Insieme per gli Altri organizzerà sempre a Pavullo, presso la pista di scattinaggio, un evento ludico con musica e balli per raccogliere fondi. «Stiamo già cercando di aiutare i nostri parenti, ma vogliamo fare di più, andare oltre, fornire supporto ai venezuelani».
«Si temono nuove scosse»
Al terremoto e alla diffusione della notizia sono seguite ore di apprensione, nell'attesa di poter sentire la voce dei propri familiari o ricevere un messaggio. «Ci ho messo un bel po' a sentire mia nonna e mia zia, a capire come stavano», ricorda Estefano Tamburrini, giornalista venezuelano che vive a Modena da alcuni anni. Mettersi in contatto con i conoscenti non è stato immediato, ma all’emergenza in corso, ai numeri dei feriti e dei decessi ora si sommano altre preoccupazioni: «La situazione è abbastanza incerta, perché si temono anche nuove scosse. La risposta dello Stato non sta arrivando in tempo. Questo è un anno già abbastanza tragico per il Paese, visto il blitz del 3 gennaio, l’inflazione al 600% e la crisi degli ospedali, dove scarseggia almeno il 40% dei medicinali e delle attrezzature necessarie a rispondere alle emergenze quotidiane».
Una condizione fragile e precaria a cui non manca il peso di dover fronteggiare in modo rapido necessità che non possono attendere. «Non avere le attrezzature, le competenze e una protezione civile in grado di agire mette in pericolo anche la vita dei superstiti. È una corsa contro il tempo, l'Emilia-Romagna lo sa», aggiunge Tamburrini, sollevando un'incognita e facendo accenno ai fatti del 2012, quando la Pianura Padana ha dovuto affrontare il sisma e sue conseguenze. «Ho visto immagini di persone sdraiate a terra nel parcheggio di un ospedale. C'erano anche volontari che, scavando tra le macerie di un edificio crollato di almeno sette piani, rimuovevano i detriti mattone dopo mattone e gridavano per capire se ci fosse qualcuno intrappolato sotto. Si attende soprattutto l'aiuto di paesi terzi a livello internazionale».
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