Gazzetta di Modena

Modena

Il caso

Oltre 130mila euro a sei prof precari. «Il ministro perde ma non assume»

Oltre 130mila euro a sei prof precari. «Il ministro perde ma non assume»

Per anni hanno insegnato nelle scuole senza ottenere la cattedra

3 MINUTI DI LETTURA





MODENA. Per anni hanno garantito lezioni, continuità didattica e presenza nelle scuole, ma con un contratto sempre provvisorio, rinnovato stagione dopo stagione. Ora quella lunga precarietà è stata riconosciuta e sanzionata. Negli ultimi dodici mesi il Giudice del Lavoro del Tribunale di Modena ha condannato il Ministero dell’Istruzione e del Merito a risarcire sei docenti modenesi di religione, assistiti da Cisl Scuola Emilia Centrale, per un totale di 131. 930 euro, oltre a interessi e rivalutazione.

Nel dettaglio

Il caso più significativo riguarda un insegnante entrato in servizio nell’anno scolastico 2001/2002 e rimasto precario per ventitré anni. Per lui il risarcimento raggiunge 42. 730 euro, cifra che rappresenta anche simbolicamente il peso di una carriera costruita senza stabilità. Alla base delle decisioni del tribunale c’è un principio chiaro: non è possibile utilizzare contratti a tempo determinato per coprire esigenze stabili e continuative della scuola pubblica. Un orientamento che richiama direttamente la normativa europea, la quale impone agli Stati membri di contrastare l’abuso strutturale del lavoro precario. Proprio il superamento dei 36 mesi di servizio e la reiterazione degli incarichi nel tempo sono stati elementi decisivi per il riconoscimento del danno subito dai docenti.

L'intervento

«Si tratta di un principio semplice ma fondamentale: non si può restare precari per anni su posti che sono di fatto stabili», sottolinea Carmelo Randazzo, segretario generale di Cisl Scuola Emilia Centrale. Il sindacato ha seguito le cause garantendo assistenza tecnica e legale, con il supporto dell’avvocato Alessandro Ancarani, contribuendo a consolidare una linea giurisprudenziale sempre più netta sul tema. Parallelamente al fronte dei risarcimenti, prosegue anche l’attività di recupero di altri diritti negati al personale precario. Tra questi, il caso della Carta docente, il bonus annuale destinato alla formazione degli insegnanti, a lungo escluso per chi non aveva un contratto a tempo indeterminato. Sentenza dopo sentenza, anche questo diritto è stato riconosciuto, ma resta necessario avviare un ricorso per ottenere concretamente le somme.

I numeri

Finora Cisl Scuola Emilia Centrale ha recuperato oltre 200 mila euro a favore di più di 170 docenti modenesi, a cui si aggiungono importi legati alla Retribuzione Docenti. Un ulteriore pacchetto di ricorsi è già in preparazione. Il fenomeno, tuttavia, non riguarda solo gli insegnanti di religione. Il contenzioso contro l’abuso dei contratti a termine sta rapidamente estendendosi a tutto il personale scolastico, dai docenti di altre discipline al personale Ata. Anche su questo versante il sindacato ha avviato iniziative mirate, tra cui un ricorso pilota a livello regionale che sta raccogliendo adesioni molto consistenti. Nella sola provincia di Modena si sfiora già quota 200. Secondo Randazzo, questi numeri dimostrano quanto il precariato sia diventato una condizione diffusa e strutturale del sistema scolastico.

«Parliamo di lavoratori che hanno garantito il funzionamento delle scuole per anni, spesso senza tutele adeguate. Il problema — osserva — non può finire solo nelle aule dei tribunali». Le sentenze modenesi, dunque, non rappresentano solo un riconoscimento economico, ma indicano anche una direzione più ampia. Segnalano che l’uso sistematico di contratti a termine per esigenze stabili non solo non è sostenibile, ma comporta un costo crescente per lo Stato, e lascia irrisolto il nodo stabilizzazione.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google