Paolo Rioli morto mentre riparava un’auto, il dolore degli amici: «Aveva cuore e mani per tutti»
Amante delle camminate in montagna e attivo nel volontoriato, stava dando una mano per organizzare la sagra del ciaccio di Palagano
PALAGANO. Una persona di compagnia, attiva nel mondo del volontariato, con Palagano nel cuore. Paolo Rioli – tragicamente morto mercoledì 24 giugno schiacciato sotto un’auto che stava riparando in un’officina a Ponte Secchia di Baiso – era questo per la sua comunità: una presenza costante, uno di quelli che ogni giorno si metteva al servizio degli altri. A ricordarlo è Graziano Albicini, consigliere comunale di Palagano e suo grande amico, che con Paolo ha condiviso anni di impegno nelle associazioni e nella vita del paese. «Paolino era una persona che aveva Palagano nel cuore – racconta Albicini –. Era sempre pronto a rimboccarsi le maniche, lavorava da una parte all’altra e trovava sempre il tempo per dare una mano. Era una persona disponibile, di compagnia, uno che quando lo chiamavi arrivava». Una vita non priva di difficoltà. Paolo aveva perso il papà e la mamma anni fa, ma aveva continuato a guardare avanti trovando negli amici e nella sua comunità un punto fermo. Il suo impegno era distribuito in tanti ambiti. Dalla Polisportiva, fino al mondo del fuoristrada; per tanto tempo aveva dato una mano alla pista di Palagano. Amava le jeep, le auto e la montagna. Era un camminatore, partiva anche la sera per raggiungere le cime e con gli amici aveva condiviso tante esperienze, anche sulla neve. «Bastava mandargli un messaggio. Anche se lavorava fino alle sette di sera, poi magari ci trovavamo a mangiare insieme. Quando organizzavamo qualcosa a Palagano, una grigliata o una festa, lui veniva sempre. Anche se non aveva una compagna, si portava dietro la voglia di stare con gli altri».
In questi giorni era impegnato anche nell’organizzazione della sagra del ciaccio. «Ci siamo visti venerdì, sabato, domenica e lunedì sera. Ieri sera (martedì, ndr) doveva venire a darmi una mano per la sagra, poi mi aveva detto che doveva andare a sistemare un’auto che non funzionava e sarebbe arrivato più tardi». Poi, l’ultimo messaggio: «Gli ho scritto ma non gli è arrivato. Ho capito che c’era qualcosa che non andava».
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