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Terremoto in Venezuela, anche un infermiere modenese nella squadra di soccorso italiana

Terremoto in Venezuela, anche un infermiere modenese nella squadra di soccorso italiana

Mattia Pittigliani è originario di Mirandola e lavora nella Centrale operativa 118 Emilia Ovest a Parma: opererà insieme a 4 colleghi nella zona di Puerto Pueblo, dove è presente una cospicua comunità italiana

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MIRANDOLA. Tra i professionisti dell’Emilia Romagna partiti per prestare supporto alla popolazione colpita dal recente terremoto in Venezuela c’è anche il modenese Mattia Pittigliani, per tutti “Pitti”, infermiere esperto della Centrale operativa 118 Emilia Ovest a Parma

Chi è Mattia Pittigliani

Originario di Mirandola, Pittigliani ha frequentato l’istituto “Galileo Galilei” in città e si è successivamente laureato in Infermieristica all’Università di Modena e Reggio Emilia.  Dopo un’esperienza da alpino paracadutista, con missioni militari in aree di crisi, ha scelto di indossare la divisa dell’emergenza sanitaria, che lo ha portato, tre anni fa, nella squadra del 118 di Parma. Infermiere di elisoccorso e di ambulanza, è formatore regionale nell’ambito delle maxi emergenze e ha seguito il percorso di preparazione per le squadre Usar (Urban search and rescue), destinate a intervenire nei grandi scenari di calamità e specializzate nella ricerca di persone disperse sotto le macerie. È anche istruttore e pilota di droni e ha contribuito a sviluppare, all’interno della Centrale 118, le competenze per il loro impiego nella ricerca di persone disperse e nel supporto alle operazioni di soccorso. «Pitti è una bella punta di una squadra da mondiale», raccontano i colleghi, che in questi giorni garantiranno anche la copertura dei suoi turni. 

La squadra emiliana in Venezuela

La squadra Usar dell’Emilia Romagna partita per il Venezuela fa parte della missione di soccorso italiana coordinata dal dipartimento della Protezione civile in collaborazione con il ministero degli Esteri e i vigili del fuoco: la missione è composta complessivamente da 97 persone tra sanitari, soccorritori e funzionari dell’unità di crisi della Farnesina, e ha raggiunto l’area colpita dal terremoto a bordo di un aereo messo a disposizione dall’Aeronautica Militare, partito da Pratica di Mare (Roma) e atterrato a Caracas. L’area dell’intervento della squadra dell’Emilia Romagna sarà nella zona di Puerto Pueblo, dove è presente una cospicua comunità italiana. Della squadra di soccorso regionale fanno parte altri 4 operatori oltre a Pittigliani: il coordinatore Simone Pirastu, medico del 118 dell’Ausl Romagna, l’infermiera Nicole Pellegrini dell’Ausl Reggio Emilia, il rianimatore anestesista Marco Di Lecce dell’Aou di Parma e il medico di emergenza urgenza Stefrano Geniere Nigra dell’Ausl Romagna. Con loro altre squadre Usar di Piemonte, Lombardia, Veneto, Toscana e Lazio. 

Il grazie della Regione e di Mirandola

«L’Emilia Romagna ha risposto subito alla richiesta di disponibilità avanzata dal Governo e in particolare dalla Cross, la Centrale remota operazioni soccorso sanitario del Dipartimento nazionale di Protezione civile – sottolineano il presidente della Regione, Michele de Pascale, e l’assessore regionale alle Politiche per la Salute, Massimo Fabi –. In una situazione gravissima e molto complessa, i nostri operatori partono con la speranza di poter salvare più vite umane possibile e aiutare una popolazione in ginocchio a causa di questo violentissimo terremoto. Ringraziamo chi, in pochissime ore, si è messo a disposizione per volare dall’altra parte del mondo per lavorare insieme a professionisti formati in tutto il Paese, dimostrando ancora una volta come la solidarietà sia un valore fondante della nostra comunità».

Anche dalla città natale di Pittigliani, Mirandola, è arrivato un ringraziamento: «La comunità di Mirandola segue con partecipazione questa importante missione di solidarietà, esprimendo vicinanza e riconoscenza a tutti gli operatori impegnati nelle attività di soccorso e assistenza alle popolazioni colpite. Grazie per il tuo lavoro, Mattia. Orgogliosi di te».

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