Redditi di lavoro, in 10 anni a Modena potere d’acquisto calato di 1.900 euro
Il rapporto elaborato sui dati del Caaf Cgil, ricavati dai modelli 730 relativi ai redditi lordi 2024, e realizzato in collaborazione con Federconsumatori: donne e giovani penalizzati
MODENA. Tra donne e uomini si allarga la forbice nei redditi da lavoro, mentre per una giovane coppia le spese obbligate (bollette, auto, casa) si mangiano tutti gli introiti. I modelli 730 relativi ai redditi lordi 2024, presentati nel 2025, consegnano però un incremento medio del potere d’acquisto del 4,6%. Incremento importante, ma insufficiente a compensare il calo di potere d’acquisto rispetto al 2016; un calo che corrisponde, dopo questo recupero, a quasi 1.900 euro (-8,4%), praticamente un mese di stipendio. Un incremento portato dal contenimento dell’inflazione, attorno all’1% nel 2024, e dai rinnovi contrattuali intervenuti in molti settori. Il quinto Rapporto sui redditi da lavoro dipendente in provincia di Modena, elaborato su dati del Caaf Cgil e in collaborazione con Federconsumatori, è stato presentato ieri alla stampa dalla Cgil. Porta come titolo Nel Tunnel a significare, hanno spiegato i promotori di questa indagine, “una condizione in transizione, con una significativa avanzata dei redditi reali ma contemporaneamente con il permanere di una condizione fortemente critica”. «Il lavoratore dipendente che sta meglio, ragionando per tipologie, è uomo, ha più di 55 anni ed è occupato nel settore manifatturiero – ha spiegato il segretario generale della Cgil Alessandro De Nicola – Aumenta invece la forbice tra uomo e donna, di 2-300 euro l’anno. Ci vuole uno scatto per uscire dal tunnel, soprattutto nei settori come il turismo e nel commercio dove ci sono più giovani e donne occupati». Il settore del turismo, ristorazione, alberghi e pubblici esercizi ha perso addirittura il 21% di potere d’acquisto, ancora in peggioramento nell’ultimo anno. E questo è proprio il settore a maggior presenza di giovani under 35. «Nel bilancio del turismo a Modena e provincia – si legge nel Rapporto - deve obbligatoriamente entrare il tema del lavoro, sempre più povero, ormai poverissimo, sempre più precario e sempre più nero e grigio. Dai part-time a 12 ore settimanali nei bar e nei ristoranti, ai quali corrisponde un orario effettivo di 60/70 ore, agli appalti alberghieri, da indagare, all’oscurità fitta del lavoro nel settore degli affitti turistici. Se il futuro di Modena è il turismo, dal punto di vista dei redditi e della regolarità del lavoro, è un futuro davvero triste, anzi tristissimo». Se analizziamo poi i dati del Rapporto per area geografica va segnalata il ribaltamento della distanza tra i redditi da lavoro di Modena e Sassuolo: nel 2016 era del 6,5% in favore del capoluogo, ma ora il distretto della ceramica fa segnare lo 0,9% in più della città. «Ma pressoché tutti i territori guadagnano terreno su Modena, il cui impoverimento è forse legato alla crescita di un terziario povero, o poverissimo come nel caso del turismo. Ma è stata soprattutto la performance dei redditi nel distretto di Sassuolo, cresciuti del 6,1%, a determinare questo sorpasso. Modena e Carpi – sottolinea ancora il Rapporto - si muovono attorno alla media provinciale in crescita del 4,6%, con Castelfranco poco sotto, al 4,2% (a Castelfranco Emilia e a Carpi prosegue la dinamica di contrazione di lungo periodo). Mirandola invece continua a registrare, dopo l’ottimo dato del 2023, una crescita del 5,1%, mentre l’area collinare-montana vede la crescita al 5,2%. Stupisce il dato negativo di Vignola, dove la crescita è la più bassa della provincia, con il 2,6%». L’unico settore dove si registra rispetto al 2016 una crescita dei redditi reali, in provincia di Modena, è quello della Logistica/trasporto merci, con il +2,5%. Il settore della Gomma-Plastica mantiene fermo il potere d’acquisto delle retribuzioni, mentre nella Meccanica agricola in nove anni, i redditi sono calati dell’1,5%; un dato che, nella Meccanica generale, sale a -3,5%. In Edilizia il calo del potere d’acquisto delle retribuzioni medie è stato del 4%. Tutti oltre il 10% di calo gli altri settori, con l’Alimentazione e la Ceramica-Piastrelle a -11,3%, la Sanità Privata a -11,5%, la Sanità Pubblica a -12,4% (da indagare), il Commercio a -16% e, solito fanalino di coda, il settore turistico a -23%. Il Rapporto analizza in dettaglio i dati di 42.284 dichiarazioni dei redditi presentate da dipendenti e pensionati al Caaf Cgil nel 2025.
«L’anno scorso la provincia di Modena ha perso 800 donne laureate che sono emigrate altrove. Si impoverisce così il nostro tessuto produttivo e in prospettiva anche la natalità». Il ricercatore Massimiliano Vigarani, che ha curato "Nel Tunnel", ha citato questo dato ieri mattina nel corso della presentazione del Rapporto dicendo anche che "gli uomini fanno registrare una dichiarazione media di 24.045 euro, mentre le donne si fermano a 17.388 euro. Il differenziale medio, che nel 2024 era stato di 6.220 euro e nel 2016 di 5.188 euro, sale ora a 6.657 euro. Un differenziale del 28%, che scende al 25% nella fascia under 35. Per capirci, anche tra le nuove generazioni permane il differenziale, la cui crescita generale è l’effetto del minor recupero registrato dalle donne nel 2024. Il potere d’acquisto del loro reddito è calato, dal 2016, di uno spaventoso 10,2%, contro una perdita degli uomini, anch’essa decisamente pesante, del 6%". Le donne poi hanno rapporti di lavoro più precari degli uomini, raggiungendo il 50% di forme a tempo determinato nella fascia under 35. Un terzo delle donne, rappresentate nei 730 del Caaf Cgil, hanno un reddito inferiore ai 10.000 euro annui, contro un quarto degli uomini. Queste poi hanno una maggior presenza in settori economici ad elevata fragilità, come il commercio, il turismo (ristorazione, alberghi, pubblici esercizi), nei servizi socio-sanitari, in quelli di pulizia e domestici. Sempre più vistoso infine secondo il Rapporto della Cgil il fenomeno dei part-time obbligati, funzionali soltanto ad una estrema flessibilità, se non a ricatti veri e propri. «Politicamente - spiegano Cgil e Federconsumatori - il primo tema per noi è proprio la condizione delle donne, con l’aumento della disuguaglianza nella distribuzione del reddito rispetto alla componente maschile. Un dato uniforme, indipendentemente dal settore produttivo in cui queste sono impiegate».
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