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I vertici di OpenaAI incontrano Unimore: «Ecco come è nato ChatGpt»

di Annalisa Tori
I vertici di OpenaAI incontrano Unimore: «Ecco come è nato ChatGpt»

Ospiti dell’università le “menti” dell’intelligenza artificiale. A Modena ricerca, didattica e innovazione ora cambiano volto

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MODENA. Al dipartimento di Ingegneria “Enzo Ferrari” di Modena la certezza è una: l’intelligenza artificiale è uno strumento prezioso per l’uomo e per la ricerca.

I manager dall’america

L’Università di Modena e Reggio Emilia dedica un’intera mattinata al tema dello sviluppo di questa nuova tecnologia e della sua applicazione nell’ambiente universitario e lavorativo, accogliendo ospiti di prestigio da tutto il mondo. Ad inaugurare la conferenza è la rettrice di Unimore, la professoressa Rita Cucchiara, che dichiara subito i tre pilastri dell’istituzione che rappresenta, pilastri che hanno portato all’impegno nel dibattito sulle nuove tecnologie: insegnamento, ricerca e sviluppo. «Lo scopo della nostra università è quello di creare nuovi pensatori del mondo, giovani intraprendenti che faranno scoperte rivoluzionarie anche grazie all’aiuto dei nuovi strumenti». «L’insegnamento non solo cambierà» prosegue la rettrice «ma deve farlo per migliorarsi: ciò che può fare l’intelligenza artificiale a riguardo è meraviglioso». I ringraziamenti vanno, dunque, a Carlotta Reviglio e Joe Pritchard, membri dello staff di Open AI, azienda fondatrice di Chat GPT, che hanno dato la loro disponibilità a preparare degli interventi nel secondo di tre appuntamenti italiani (Torino, Modena, Napoli). Il professor Simone Calderara racconta la nascita e la quotidianità dell’AIRI (AI, Research and Innovation Center) dell’università, che dirige dal 2018. «Il centro nasce per unire le competenze derivanti da facoltà diverse e applicarle alla realtà: è un ponte tra la ricerca e le industrie» espone il professore. Lo stretto legame tra Unimore e le industrie del territorio viene messo in luce anche dal collega Francesco Guerra, presidente del Corso di Laurea Magistrale in Artificial Intelligence Engineering, che lo ritiene uno dei pilastri fondamentali del suo corso.

L’intelligenza artificiale

La riflessione sull’intelligenza artificiale assume anche una sfumatura etica grazie all’intervento di Alberto Melloni, professore di storia della cristianità ad Unimore e socio nazionale dell’Accademia Nazionale dei Lincei. L’argomento della lectio magistralis è dato, infatti, dall’analisi dell’enciclica “Magnifica Humanitas” di papa Leone XIV. In un mondo inserito perfettamente nella dinamica travolgente del progresso, il professor Melloni parla del dilemma etico sull’intelligenza artificiale come di «un dilemma che si ripresenta ad ogni progresso tecnologico dell’uomo»: bisogna utilizzare i nuovi strumenti avvalendosi sempre di criteri morali. L’intelligenza artificiale diventa un pericolo, però, quando la sua morale è determinata da una ristretta élite di multinazionali tecnologiche ed economiche.

Il membro dello staff OpenAI

Prende poi la parola Carlotta Reviglio, membro dello staff di Open AI nell’ambito dell’educazione. «Lo scopo per noi» rivela l’ex ricercatrice «è quello di far sì che l’educazione e l’insegnamento siano al passo con lo sviluppo tecnologico dell’intelligenza artificiale. Abbiamo lavorato con scuole e università di tutto il mondo e confermato la nostra idea: se forniamo gli strumenti adatti a sperimentare, i ragazzi sviluppano un maggiore pensiero critico». La realtà è chiara: l’intelligenza artificiale sta migliorando sempre più e sta stravolgendo l'insegnamento come lo abbiamo conosciuto fino ad ora. Tale cambiamento non è, però, in negativo, se si maneggiano gli strumenti con consapevolezza: a questo scopo Joe Pritchard, collega di Reviglio, propone un’interessante lezione di formazione sull’AI.

L’incontro tra unimore e AI

Anche l’Unimore si è reinventata dopo l’arrivo dell’intelligenza artificiale: un cambiamento, questo, che sta già dando risultati incredibili. Non si parla, infatti, solo della scelta di aver integrato gli strumenti di AI nell’organizzazione delle lezioni e dell’amministrazione, ma di vere e proprie innovazioni. Il centro di AI, Research and Innovations si fa teatro dei frutti delle ricerche di studenti e professori: robot umanoidi che salutano e che camminano, sensori del movimento, analisi di immagini in ambito sanitario. L’Università di Modena e Reggio Emilia si riconferma così un’istituzione dagli obiettivi saldi e quanto mai chiari: lo sguardo è rivolto al futuro della ricerca e allo sviluppo dell’intelligenza artificiale. l

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