Rifiuti, tariffe verso l’aumento, sindaci in rivolta: in 15 non votano
Tensione all’assemblea di zona Atersir: “no” da tanti Comuni di centrosinistra
MODENA. Un voto difficilissimo, con parecchia apprensione attorno a Modena, perché un “no” del capoluogo avrebbe affossato la delibera, e di conseguenza la raccolta dei rifiuti per l’anno prossimo: alla fine da piazza Grande è arrivato un sì “per dovere”, accompagnato da critiche molto dure dall’assessore Molinari. Tutto attorno, è stato un coro di bocciature, soprattutto dalle Terre di Castelli e dal Sorbara, con diversi sindaci di centrosinistra contrari e Massimo Paradisi, sindaco di Castelnuovo e segretario provinciale del Pd, astenuto. Al centro c’è la gestione dei rifiuti nel bacino provinciale, e in particolare il Piano economico finanziario presentato mercoledì ai sindaci da Atersir, l’agenzia territoriale dell’Emilia Romagna per i servizi idrici e i rifiuti. In sostanza, il consiglio di zona, ovvero i sindaci della provincia, hanno votato il piano per il servizio di gestione dei rifiuti urbani per il periodo 2026-2029: una volta approvato, il piano dovrà andare nei singoli consigli comunali che definiranno le tariffe, per poi essere applicato dai gestori Hera, Geovest e Aimag.
E se la prima delibera, che riguardava i Comuni serviti da Geovest (Finale, Nonantola e Ravarino), non ha avuto problemi, la situazione si è fatta decisamente più complessa con la seconda delibera, quella che riguarda il servizio di gestione rifiuti per i Comuni del bacino Hera (insieme alle coop Brodolini e Consorzio stabile EcoBi). Un documento approvato con molte difficoltà e tante bocciature, tanto che se Modena avesse detto “no”, sarebbe saltato tutto. Partendo dal voto, a bocciare la delibera sono stati 12 Comuni: Castelvetro, Guiglia, Marano, Savignano, Spilamberto, Vignola, Zocca, Bastiglia, Bomporto, San Cesario, Polinago e Montefiorino, mentre 3 (Castelnuovo, Montese e Ravarino) si sono astenuti. Una bocciatura forte dalle Terre di Castelli, ma anche dall’Unione del Sorbara, con tanti sindaci di centrosinistra in prima linea a dire “no” e il segretario del Pd che si astiene. Un segnale politico molto forte, con l’assessore all’Ambiente di Modena Vittorio Molinari molto critico, e che in sostanza ha detto di voler votare la delibera solo per “dovere”, perché altrimenti sarebbe andato tutto all’aria. Mai si era registrato un voto così difficile per il piano di zona dei rifiuti.
Ma quali sono i motivi di questo voto? Per prima cosa, Atersir ha prospettato un aumento dei costi del servizio per i Comuni: la situazione cambia a seconda delle singole realtà, ma è evidente che a fronte di un aumento dei costi del servizio, anche i Comuni dovranno aumentare la tariffa. Nel caso del capoluogo, a incidere sull’aumento dei costi è anche la decisione di ripristinare i cassonetti per la raccolta differenziata di carta e plastica, che sta facendo sparire i sacchi di plastica dalle strade. L’altro elemento fortemente criticato è stato il fatto di avere in mano un documento molto complesso a luglio, considerando che entro fine mese i Comuni devono approvare le tariffe 2026.
Ma cosa ne pensano i sindaci che hanno votato contro, a partire dalle Terre di Castelli? «Abbiamo voluto dare un segnale - spiega Massimo Glielmi, sindaco di Spilamberto e assessore all’Ambiente dell’Unione - per fare riflettere agenzia e gestore, perché il sistema sta iniziando ad avere dei punti critici. Non vogliamo mettere in discussione i dati e il lavoro svolto, ma c’è una serie di complessità che devono essere gestite in maniera diversa. In primis, proprio questi dati che vengono consegnati a ridosso delle scadenze e con poco tempo per essere approfonditi. E poi c’è un sistema che dovrebbe valorizzare i comportamenti virtuosi, mentre oggi sono tutti molto “allineati”». Un riferimento alla tariffa puntuale, che al momento non ha ancora portato a sconti per chi rispetta i conferimenti massimi per l’indifferenziata: «Anche chi differenzia bene si trova ad avere costi importanti - fa notare Glielmi - questo sistema va rivisto, e deve essere premiato chi ha comportamenti virtuosi. Per questo, come Unione, abbiamo chiesto di cambiare il metodo con confronti più frequenti e non avere dati i solo alla fine».
Un altro voto significativo è quello di Massimo Paradisi, sindaco di Castelnuovo e segretario provinciale Pd, che si è astenuto: «Abbiamo voluto mandare un segnale - spiega - non tanto per i Piani economici finanziari, ma per un problema di metodo. Insomma, noi siamo arrivati ad avere documenti molto complessi troppo a ridosso della delibera da portare in Consiglio entro fine mese. Un segnale all’agenzia, ma anche al gestore, perché i costi complessivi devono essere bilanciati dai risultati, e di fronte agli sforzi fatti dai cittadini deve esserci un segnale economico. Insomma - chiude Paradisi - il sistema regge se c’è un equilibrio tra gli elementi in campo…». Un punto di vista che accomuna centrosinistra e centrodestra, tanto che anche Federico Ropa, sindaco di Zocca ed esponente di Forza Italia, parla di «voto contrario non tanto per l’agenzia, ma per un sistema che fa sì che un Comune abbia in mano un documento molto complesso a tre settimane dall’approvazione in Consiglio. E poi ci sono prospettive di aumenti di costi che difficilmente i Comuni riusciranno a mitigare quando dovranno definire le tariffe».
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