Il volley piange Alessandro Magnani, morto a 41 anni dopo l’incidente con Paolo Belli
Il 41enne era a piedi e stava tornando alla sua auto quando è stato investito dal bicicletta guidata dal cantante: viveva a Correggio, era allenatore di pallavolo e aveva guidato anche la Gios Carpi. Indagini della polizia locale per chiarire l’accaduto
CARPI. Le sue condizioni erano apparse disperate fin da subito. Purtroppo ieri i medici dell’ospedale Maggiore di Parma hanno dichiarato il decesso di Alessandro Magnani. Il 41enne – conosciuto a Carpi per essere stato allenatore della Gios Volley – lunedì 13 luglio era stato investito da una bicicletta a Cognento di Campagnola Emilia condotta dal cantante carpigiano Paolo Belli. Resta da chiarire se l’urto con il ciclista sia stato la causa della morte o se l’uomo sia stato colto da un malore prima di essere investito. Saranno gli accertamenti disposti dall’autorità giudiziaria a fare piena luce sulla vicenda. Quel che è certo è che Magnani non ce l’ha fatta.
Chi era Alessandro Magnani
L’uomo aveva perso il padre alcuni anni fa e viveva da solo a Canolo di Correggio, mentre la madre risiede a Reggio Emilia. Lavorava per una società di servizi con sede a Reggio e si occupava della consegna di comunicazioni relative alle utenze. Lunedì si era recato in via Picenardi per effettuare una notifica legata al servizio elettrico. Magnani era un volto molto conosciuto nel mondo della pallavolo giovanile. Aveva allenato alla Gios Carpi, al Correggio Volley e alla Correggio Virtus Volley. Da due stagioni faceva parte del Progetto Intesa di Cadelbosco Sopra. Lo scorso anno era alla guida dell’Under 16 e dalla prossima stagione avrebbe allenato l’Under 17, oltre a seguire la squadra di Terza Divisione, che stava contribuendo a costruire insieme alla società.
Volley in lutto
«Era un ragazzo meraviglioso, molto attento non solo all’aspetto tecnico, ma soprattutto al benessere delle ragazze – racconta Paolo Cassol, dirigente dell’area volley, anche a nome del presidente Elio Benassi – . Le seguiva con grande sensibilità. Allenava da tanti anni e viveva la pallavolo con una passione straordinaria. Più che l’allenatore, ci mancherà la persona: era davvero squisita, dotata di grande umanità e di un’attenzione speciale verso tutti». Quella passione emergeva anche dalle parole che lui stesso aveva affidato ai social: «Basta un loro sorriso, un loro grazie, una loro esultanza per qualcosa che non sono mai riuscite a fare e che, grazie a te, hanno imparato a fare, per riempirti il cuore di gioia e ricordarti che allenare è il lavoro più bello e gratificante del mondo, almeno per me».E ancora: «La pallavolo è davvero uno stile di vita e, quando riesci a trasmettere a chi ti è accanto i tuoi valori, tutto diventa più semplice e più bello, soprattutto se hai accanto qualcuno che ti supporta e ti valorizza». Era anche un tifoso del Napoli e amava, oltre a Reggio Emilia, la città partenopea e la sua cultura.
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