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L’omicidio di Modena

La morte della madre e il matrimonio finito: «In un anno Giorgia è sprofondata nel tunnel del crack»

di Manuel Marinelli

	Giorgia De Martino ha ucciso a colellate Dino D'Ulizia
Giorgia De Martino ha ucciso a colellate Dino D'Ulizia

Giorgia De Martino, 43 anni, ha ucciso a coltellate Dino D’Ulizia lungo le scale di casa. La sua crisi raccontata dall'avvocato Ernesto D’Andrea, che l'aveva già assistita in vicende passate: «Ha lavorato per oltre 20 anni in Ferrari, poi una serie di eventi avversi e il buio»

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MODENA. C’è è un prima e dopo nella vita di Giorgia De Martino. La 43enne, infatti, si era sposata a giugno del 2025 con un cittadino straniero, ma a ottobre dello stesso anno il marito l’aveva lasciata e se n’era andato.

«Da quel momento Giorgia ha perso il suo equilibrio mentale, è andata giù di testa cadendo nel tunnel delle dipendenze» spiega l’avvocato Ernesto D’Andrea, nominato dalle sorelle De Martino. Questo l’inizio dell’escalation culminata venerdì mattina con l’omicidio da parte della donna di Rolando “Dino” D’Ulizia, 44 anni, ucciso a coltellate nelle scale del condominio Acer dove viveva la donna. Un’escalation, dicevamo, fatta di violenze nei confronti dei vicini di casa e di consumo di droga, crack in prevalenza.

Droga e violenza

«A dicembre è stata accusata da una vicina di casa di aver spruzzato spray al peperoncino addosso a lei e alla figlia di 3 anni – continua l’avvocato – Ero io il suo difensore, chiesi la messa alla prova, mi ero già messo d’accordo con il magistrato e mi misi in contatto con gli assistenti sociali. Ma lei non si presentò mai in tribunale – proprio perché in preda a questa situazione di difficoltà – e a quel punto è stata condannata a pagare 300 euro, con pena sospesa».

Sempre nell’ultimo anno De Martino fu anche ricoverata in ospedale a Baggiovara «in relazione all’utilizzo di crack. Poi da quanto so, dopo due o tre giorni, scappò dall’ospedale per tornare a casa. Qui viveva da sola, la mamma è scomparsa poco più di un anno fa» spiega ancora l’avvocato.

Insomma, dodici mesi da incubo, per lei ma anche per chi le stava intorno, in primis i vicini di casa. Molti di loro hanno detto di avere paura di lei e di averla vista addirittura impugnare «un fucile e un machete nel cortile» dell’enorme palazzo gestito da Acer in cui viveva, al civico 72 di via Tignale del Garda. La vedevano comportarsi in modo strano, saltellava e spesso se la prendeva con loro per futili motivi.

Il lavoro in Ferrari

Ma la vita di Giorgia De Martino prima di quel matrimonio finito male com’era? «Tutt’altro» spiega l’avvocato, che la conosce da diversi anni: l’aveva difesa in altre occasioni.

«Ha lavorato per oltre 20 anni in Ferrari, era un meccanico specializzato, assemblava i motori. Un buon lavoro che le permetteva una vita dignitosa: aveva una casa, una sua indipendenza economica e viveva bene. Poi mi disse che si licenziò per cambiare posto, forse per avvicinarsi a Modena dove abitava la madre nelle case popolari di via Tignale del Garda. Fatto sta che non aveva più lavorato con grande continuità, anche per prendersi cura della sua mamma, che poi è morta poco prima del matrimonio. Nel giro di pochi mesi la scomparsa della madre e la rottura del rapporto con il marito (anche se formalmente non sono divorziati) sono state una combinazione di eventi traumatici che lei non ha mai superato, sprofondando nell’uso di crack. So anche che era stata avviata la procedura di sfratto nei suoi confronti» conclude l’avvocato difensore Ernesto D’Andrea.

L’incidente nel 1998

Un’altra ferita nella vita di Giorgia De Martino è avvenuta nel 1998, il 25 agosto. Insieme all’amica Anna Basile stava percorrendo via Mantegna in motorino) quando all'angolo con via Longhena l’amica Anna (16anni) che era in bici si schiantò con un automobile che arrivava dall'altra parte dell'incrocio.
L'urto fu violentissimo e la ragazza venne sbalzata a terra riportando ferite gravissime al volto. Fu ricoverata in Rianimazione al Policlinico, ma dopo pochi giorni di coma morì, mentre Giorgia De Martino, 15enne ai tempi, rimediò qualche frattura guaribile in un mese.

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