Antonio, morto a 41 anni nell’incidente in moto: «Ragazzo d’oro, solare e sempre pronto ad aiutare»
Amici e colleghi di Antonio Fatone, motociclista vittima del terribile schianto in via per Campogalliano a Modena, distrutti dal dolore. Lavorava per Hera, lascia due figli: i funerali si terranno a San Severo, la sua città d’origine in provincia di Foggia
MODENA. «Era un ragazzo d’oro, di quelli di una volta, come non ce ne sono più. Profondamente umano e sempre pronto a dare una mano. Non riesco a credere che sia morto. E non oso immaginare la sofferenza che stanno vivendo adesso i suoi famigliari, a partire dai suoi due bambini». È il pensiero, commosso, di uno dei tanti amici di Antonio Fatone, il 41enne morto sul colpo domenica pomeriggio – 19 luglio – in un terribile incidente in moto sulla strada per Campogalliano, ancora nel territorio di Modena.
Il funerale nella sua San Severo
Mancavano pochi minuti alle 18 quando è successo tutto in un attimo: la sua moto Ducati è uscita di strada finendo nel fosso. Antonio è stato sbalzato, riportando traumi fatali: inutili tutti i tentativi di rianimazione, anche quelli praticati subito dopo l’accaduto da un’infermiera che si è trovata lì di passaggio con la famiglia, e non ha esitato a intervenire. Recuperata dalle onoranze di Gianni Gibellini, la salma è stata condotta in Medicina legale. Dai rilievi della polizia locale di Modena (sul posto anche i carabinieri) non risultano altri veicoli coinvolti. Chiara la dinamica dell’accaduto: la salma è stata quindi messa subito a disposizione dei famigliari da parte della Procura. Ieri pomeriggio l’allestimento della camera ardente al Policlinico, oggi il trasferimento per il funerale a San Severo (Foggia), dove vivono i genitori.
Il dolore di colleghi e amici
Originario del Foggiano, Fatone viveva da tempo a Rubiera, nella frazione di Fontana. Aveva due figli, a cui era molto legato. Lavorava da sei anni per Heracqua Srl di Modena, apprezzato da colleghi e amici. «Io lavoro in una ditta che collabora con Hera e mi sono trovato diverse volte a lavorare assieme a lui a partire dal 2020 – racconta l’amico Emmanuel Marozzi – lui ci assegnava le cose da fare. Era un ragazzo d’oro, l’ho capito subito, tanto che al di là del lavoro siamo presto diventati amici. Una persona splendida, profondamente umana, di quelle che non si trovano quasi più. Per qualsiasi problema tu lo potevi chiamare a qualunque ora, e lui c’era sempre. Mai che mi abbia risposto: “Scusa, sono a pranzo, ci sentiamo dopo”, o “adesso non posso”. Lui era sempre disponibile ad ascoltarti, a qualunque orario. Quando ho letto la notizia della sua morte, non riuscivo a crederci». Cristian Bergamini lavora per Inrete, un collega sempre del Gruppo Hera: «Una persona squisita, sempre pronta ad aiutare il prossimo – conferma – e che amava tanto il suo lavoro. Era una persona solare, e aveva una grande passione per le moto: quando poteva, faceva dei lunghi giri, con amici e colleghi. Per noi colleghi è stata una doccia fredda la lettura del giornale stamattina (ieri, ndr), si fa fatica a credere che sia successo davvero». «Una persona solare, tranquilla, scherzosa, benvoluta da tutti – ribadisce un altro amico – e un gran lavoratore. Ha fatto anche da padrino a mio figlio per la Cresima. È una tragedia immensa». Un commosso saluto via Instagram anche dallo staff del Caffè dell’Orologio di Sassuolo: «Ci mancherai! Il tuo sorriso, educato, composto, solare… Oggi ti abbiamo aspettato per il solito caffè, e quando abbiamo saputo... Siamo rimasti senza parole».
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