Consegna il suo fucile ai carabinieri ma l’88enne invalido viene indagato
Il figlio: «Hanno convocato per un interrogatorio un uomo di 88 anni con demenza degenerativa certificata: ciò che afferma oggi domani potrebbe negarlo, e viceversa»
CASTELNUOVO. Sarà sottoposto a interrogatorio perché deteneva un fucile a due canne, quando ne aveva denunciato solo una. È una storia davvero particolare quella che arriva da Castelnuovo, che vede coinvolto un 88enne affetto da demenza senile e invalido al 100%. Durante il riordino degli effetti personali del padre, Marco e il fratello, i due figli dell’anziano, hanno rinvenuto un fucile da caccia in ottime condizioni, regolarmente detenuto con porto d’armi e licenza di caccia. Non volendo tenere armi in casa, i familiari hanno contattato la Stazione dei carabinieri di Castelnuovo per consegnare volontariamente l’arma e ricevere indicazioni sulle procedure. Due militari si sono recati presso l’abitazione dell’anziano per le verifiche di rito.
La seconda canna
Dall’esame è emerso che il fucile era corredato da due canne, mentre agli atti risultava denunciata una sola. La custodia, riferiscono i familiari, è chiaramente predisposta per due canne, e non è chiaro se al momento dell’acquisto — circa 40-45 anni fa — l’eventuale seconda canna richiedesse una denuncia separata oppure fosse parte integrante della confezione. I carabinieri hanno quindi redatto un verbale per detenzione di canna da fuoco non denunciata a carico dell’anziano. Nei giorni successivi, la famiglia è stata contattata dalla caserma: il pubblico ministero ha disposto l’interrogatorio dell’anziano, alla presenza del legale di fiducia. La decisione ha suscitato la protesta del figlio, che sottolinea l’incompatibilità tra lo stato di salute del padre e un atto che richiede piena capacità di intendere e di volere. «Hanno convocato per un interrogatorio un uomo di 88 anni con demenza degenerativa certificata: ciò che afferma oggi domani potrebbe negarlo, e viceversa», afferma. «Comprendiamo che i carabinieri e il magistrato stiano svolgendo il loro lavoro, ma ci chiediamo se, rispetto alle priorità del territorio, non vi fossero modalità più proporzionate e rispettose delle condizioni cliniche di mio padre». La famiglia, quindi, chiede di «aprire una riflessione sulla gestione, da parte dell’autorità giudiziaria, di procedimenti che coinvolgono persone fragili in casi originati da una consegna volontaria e collaborativa di un’arma regolarmente detenuta», concludono i famigliari.
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