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La strage

Veglia in Duomo a Modena per Monica Esposito: letto un messaggio di Matterella

di Manuel Marinelli
Modena auto si lancia sulla folla
Modena auto si lancia sulla folla

Centinaia di persone per ricordare la vittima della strage del 16 maggio in via Emilia. Il prefetto Triolo ha letto un messaggio del Presidente. Il vescovo: «Donare i suoi organi uno spiraglio di luce nel buio del male». Il sindaco Mezzetti: «Non cediamo all’odio»

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MODENA. Modena c’è. Di fronte al buio del male, la luce della speranza di chi, ieri sera, si è ritrovato alla veglia in Duomo per ricordare Monica Esposito, morta a 55 anni nella strage del 16 maggio. Una chiamata, quella del sindaco di Modena Massimo Mezzetti in tandem con il vescovo Erio Castellucci a cui hanno risposto centinaia di persone. il prefetto Fabrizia Triolo ha letto un messaggio di cordoglio del presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Il vescovo


«Il silenzio attonito che ci avvolge questa sera, nel ricordo e nella preghiera per Monica, è lo stesso che sempre avvolge il dolore innocente, frutto della violenza. È quel silenzio che avvolge dai tempi di Caino gli omicidi, i delitti e le stragi. È silenzio che riconosce e condanna la presenza del male, che – per chi crede – eleva una preghiera al Signore della vita – ha detto il vescvo durante il suo intervento –. Noi sostiamo non per distrarci o per coltivare odio, ma per esprimere vicinanza e riflettere, per pregare e prendere atto che il male esiste, opera nelle pieghe dei cuori e nelle azioni umane, devasta e uccide: ma non deve averla vinta sul bene. Siamo qui anche per dire che non lasceremo vincere il male». «I familiari di Monica, rispettando la volontà da lei espressa in vita, hanno donato gli organi. Da una morte così assurda, hanno saputo ricavare un alito di vita per altri. Sulla croce, che sembrava il trionfo del buio, Gesù aveva aperto uno spiraglio di luce, affidando reciprocamente Maria e il discepolo amato. Alla madre, raffigurata dall’artista alla destra di Gesù, in piccole dimensioni, Gesù dice: “donna, ecco il tuo figlio”; e a Giovanni, rappresentato in parallelo a sinistra: “ecco la tua madre”. Da quel momento nascono relazioni di vita: il discepolo prende Maria nella sua casa. La morte non ha travolto del tutto quella famiglia, sul Golgota; il dono della vita di Gesù ha dato vita ad una nuova famiglia». «Non si cancella un dolore così grande, non si addomestica una tragedia come quella che ha colpito Modena e i suoi cittadini, Monica e i suoi cari. Il male, nelle sue forme più brutte, non scompare con un colpo di spugna. Si aprono però, e si devono aprire, degli spiragli di luce. Fare giustizia significa anche questo: accompagnare l’opera di chi è deputato a ricostruire i fatti nella verità e ad applicare la legge, con l’opera di noi tutti, chiamati a onorare le vittime, combattere il male, costruire relazioni nuove, riconoscere coloro che al dolore, anziché arrendersi, reagiscono osando il bene» ha concluso il vescovo.

Il sindaco



«Siamo qui per rendere onore e omaggio a Monica, per stringerci, con discrezione e affetto, attorno alla sua famiglia – ha esordito invece il sindaco di Modena Massimo Mezzetti –. Ma siamo qui anche come comunità profondamente ferita. Il 16 maggio non è stata spezzata soltanto la vita di Monica Esposito. Quel giorno sono state ferite altre persone, che porteranno nel corpo e nell'anima i segni di quella violenza. È stata ferita l'intera città di Modena, colpita nel suo senso più profondo di sicurezza, di convivenza e di umanità. Di fronte a tutto questo il dolore è immenso. Ma non dobbiamo permettere che il dolore si trasformi in odio. L'odio non restituisce ciò che abbiamo perduto e non costruisce un futuro migliore».
«Questo, però, non significa rinunciare alla giustizia. Al contrario. Dobbiamo chiedere con fermezza che sia fatta piena giustizia per Monica, per le persone rimaste ferite e per l'intera comunità. La giustizia è ciò che distingue una società civile dalla violenza che l'ha colpita. È il modo con cui una democrazia afferma che ogni vita ha un valore infinito e che nessun gesto così atroce e criminale può restare senza una risposta dello Stato. Stasera, nel dolore, la nostra città si raccoglie attorno ai familiari di Monica. «Lo fa con il rispetto del silenzio, con la forza della vicinanza e con l'impegno a custodire la memoria di ciò che è accaduto, perché da una tragedia così grande possa nascere una comunità ancora più unita, più consapevole e più capace di prendersi cura gli uni degli altri. A nome della città di Modena, esprimo il cordoglio più profondo ai familiari di Monica e la vicinanza a tutte le persone che quel giorno sono state colpite. Monica resterà nella memoria delle nostre comunità, di Modena e di Nonantola. E insieme a quella memoria resterà il nostro dovere: non cedere all'odio, non arretrare davanti alla violenza ma non smettere mai di cercare ed ottenere giustizia» ha chiuso Mezzetti.  

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