L’11 dicembre l’apertura di Ago a Modena: «Sarà uno spazio da vivere»
Mezzetti: «Luogo soprattutto per i giovani». Prima mostra “in dialogo”. Entro il 2029 la “copertura cinetica” realizzata da Studio Cra e Chuck Hoberman
MODENA. Resta un luogo di attenzione all'altro, di cura, ma lo diventa per la parola, il pensiero e il contatto tra arte, linguaggi e persone. Tra pochi mesi l’ex Ospedale Sant’Agostino aprirà le sue porte, dando avvio a un percorso che mira a renderlo un centro culturale di rilievo nei prossimi anni.
Il sindaco
Non un tempio di conoscenza che metta soggezione, ma «uno spazio accogliente e capace di estirpare l’ignoranza che a volte genera paura, timori, ansie». In questo modo Massimo Mezzetti ha annunciato la data dell’11 dicembre, il giorno in cui i primi spazi accessibili consentiranno di iniziare a conoscere l’edificio e la sua storia, insieme ad alcuni contenuti espositivi. «Deve essere attraversato, vissuto dai cittadini e, soprattutto, dai giovani. Ragioneremo, come stiamo facendo con l'università, per avere luoghi di studio, di lettura, di incontro in cui la comunità si ritrova e coltiva la cultura nel senso ampio della parola».
Venerdì sera il sindaco di Modena è stato uno degli ospiti presenti all’incontro “Come un origami”, dedicato a uno degli elementi più innovativi e riconoscibili del progetto architettonico, ossia la grande copertura cinetica per il Cortile delle Tenaglie. L’incontro si è svolto in piazza Sant'Agostino, dove la facciata del Palazzo dei Musei e quella del nuovo complesso si guardano, facendo entrare in comunicazione i due luoghi, in connessione con il centro storico.
Legami e sinergie
Il tema dei legami è alla base della prima mostra che verrà inaugurata sempre l’11 dicembre, curata dallo studio Cra (Carlo Ratti Associati) e da Fondazione Ago. «Abbiamo pensato alle sinapsi che si possono creare fra vari patrimoni di origine e natura diversa. Siamo convinti che l'unione dia spazio a una ricchezza maggiore della somma dei singoli», ha sottolineato Matteo Tiezzi, presidente di Fondazione di Modena, spiegando il valore del percorso espositivo. A dialogare saranno oltre 150 opere: le collezioni di Fondazione Ago, tra fotografia, disegno e arte contemporanea, si accostano a quelle scientifiche di Unimore, all’arte popolare del Museo della Figurina e alle opere storiche di Gallerie Estensi e Museo Civico. Il percorso espositivo verrà completato da una serie di prestiti di opere contemporanee e opere commissionate. Gli artisti in mostra, da varie parti del mondo, circa 50.
«È stata e continua ad essere un’opera impegnativa, proseguirà ancora per qualche anno l'attività di ristrutturazione – ha aggiunto Tiezzi – il desiderio della Fondazione è quello che ci sia un dialogo permanente fra il dentro e il fuori: non deve essere un museo chiuso in cui le persone entrano solo per vedere, ma qualcosa di permeabile per la città».
«Credo che l’aspetto più affascinante non sia tanto la sua storia o la sua dimensione, bensì il fatto che riunisca tante diverse collezioni». Ad affermarlo è stato anche Aaron Betsky, critico e curatore internazionale, che ha contribuito alla riflessione sulla visione culturale dei futuri spazi. «Una cosa, infatti, è guardare al paesaggio con gli occhi di uno scienziato, di un fotografo o delle tante personalità visibili all'interno di Ago. Sarà interessante osservare il mondo di Modena dal punto di vista di tutti questi grandi personaggi».
La copertura cinetica
Un foglio si trasforma a ogni piega, assume una tridimensionalità, diventa origami. Lo stesso farà la grande copertura cinetica del Cortile delle Tenaglie, all’interno dell’ex Ospedale Sant’Agostino: leggera e pieghevole, potrà aprirsi e chiudersi secondo un principio ispirato alla geometria che assume la carta tra le mani di chi le dà forma.
Progettata dallo studio Carlo Ratti Associati in collaborazione con Chuck Hoberman, artista, inventore e tra i massimi esperti mondiali di strutture trasformabili, caratterizzerà non solo uno specifico spazio, ma diventerà il simbolo della rinascita dell’intero complesso culturale. «Ci siamo resi conto che era un'opportunità per avere un cambiamento pragmatico – dare una protezione dalla pioggia o dal freddo – ma soprattutto per creare una nuova esperienza di architettura», ha spiegato Hoberman, presente venerdì sera come ospite in Piazza Sant’Agostino all’appuntamento “Come un origami”.
Concepita per creare diversi gradi di riparo e luce, la copertura verrà realizzata entro il 2029 per consentire al cortile di ospitare mostre, spettacoli, riunioni e attività quotidiane nel corso di tutto l'anno. «L'idea si è evoluta, dovevamo creare una copertura elegante con una forma pura, che potesse apparire e scomparire al bisogno. Ci siamo concentrati sulle varie dinamiche, come il cambiamento di luce». La modernità della copertura si integra con la conservazione di un edificio storico, permettendo «di vivere il cortile anche com’era nel XVIII secolo, aperto verso il cielo». A farlo notare è stato Carlo Ratti, che ha firmato il progetto di recupero e rifunzionalizzazione del complesso insieme a Italo Rota. Quando i lavori di ristrutturazione del Sant’Agostino saranno conclusi, Modena ospiterà «uno dei primi dieci poli museali al mondo».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
