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Ai confini del mondo

Un rubinetto all’ospedale di Kisaw: per Hania, 19 mesi, è bastato quello

di Andrea Iacomini *
Un rubinetto all’ospedale di Kisaw: per Hania, 19 mesi, è bastato quello

Adesso l’acqua arriva anche in sala parto. Unicef ha rifatto 28 centri sanitari. Il pacchetto comprende pozzi, serbatoi, docce, lavaggi e gestione rifiuti

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Prosegue il progetto con Unicef, che da ormai nove settimane ha portato sui nostri giornali (Gazzetta di Modena, gazzetta di Reggio e La Nuova Ferrara, i quotidiani emiliani del Gruppo Sae), le storie ai confini del mondo grazie ai racconti di Andrea Iacomini, portavoce Unicef Italia. Una collaborazione che permette di raccontare storie di vita in contesti dove la vita va difesa, aiutata, sostenuta e non è mai così scontata.

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Nove ore di viaggio da Nili. Strade strette e fangose scavate tra le cime delle montagne, valli, fiumi, terreni incerti. È questo che separa le comunità più remote della provincia di Daikundi, nel cuore montuoso dell'Afghanistan, dall'ospedale distrettuale di Kisaw. Per le trentamila persone che vivono in quelle zone, quell'ospedale è l'unica ancora di salvezza. Per anni, però, quell'ancora aveva un limite preciso: non c'era acqua. Non acqua corrente, non servizi igienici adeguati, non la possibilità di lavarsi le mani prima di visitare un bambino malnutrito o di pulire la sala parto dopo un parto. Feroza, infermiera specializzata in nutrizione, lavora in quell’ospedale da otto anni e quel limite lo conosce bene. «In passato, non avevamo acqua per le stanze», racconta, lavandosi attentamente le mani prima di visitare un paziente. «Ora abbiamo rubinetti in ogni reparto». Sembra poco. Non lo è. In Afghanistan, 3,7 milioni di bambini sotto i cinque anni sono a rischio malnutrizione. Secondo un nuovo rapporto dell’Unicef pubblicato a luglio, la malnutrizione acuta è peggiorata in 26 delle 34 province del paese rispetto al 2025. E questo prima ancora che inizi il periodo di picco, che va da luglio a settembre. I bambini sotto i due anni sono i più colpiti: rappresentano l'83% dei casi di malnutrizione acuta grave e il 77% di quelli moderati. I bambini che vivono in famiglie in condizioni di grave insicurezza alimentare hanno una probabilità fino a sei volte maggiore di soffrire di malnutrizione acuta nei momenti di picco. Ma i numeri da soli non spiegano tutto. Quello che spiegano meno è il legame diretto tra acqua sporca e malnutrizione. Un legame che a Kisaw conoscono benissimo. Le malattie diarreiche, strettamente legate all'acqua non sicura e a pratiche igieniche inadeguate, compromettono la capacità dei bambini di assorbire i nutrienti. Un bambino che si ammala continuamente non riesce a trattenere quello che mangia. La lotta contro la denutrizione, in questi contesti, non si può vincere senza vincere prima quella sull'igiene. Hania ha diciannove mesi. Quattro mesi fa è arrivata al reparto nutrizione dell'ospedale di Kisaw in condizioni di malnutrizione acuta grave. Sua madre Faiza la descrive così: «Era costantemente debole e malata». Oggi Hania pesa un chilogrammo in più. Un risultato che, detto così, può sembrare modesto. In realtà è una vittoria. «Ora intravedo la strada per la guarigione», dice Faiza. Quella strada è stata resa possibile, almeno in parte, da un rubinetto. Feroza lo spiega con precisione clinica: «Prima di effettuare il test dell'appetito con gli alimenti terapeutici pronti all'uso, dobbiamo lavare le bustine. Avere acqua nelle vicinanze rende tutto ciò semplice e sicuro e riduce il rischio di infezioni». Non è una questione di comfort. È una questione di protocollo sanitario che senza acqua semplicemente non si può seguire. La trasformazione ha cambiato anche il reparto maternità. Fareshta, l'ostetrica, ricorda quando doveva abbandonare le pazienti per andare fuori a prendere l'acqua. «Dovevamo trasportarla all'interno dell'ospedale, con conseguente perdita di tempo e un maggiore rischio di infezioni». Adesso non deve più farlo. «Con l'acqua del rubinetto direttamente in sala parto, possiamo pulire subito, senza uscire dall'ospedale: così il parto è più sicuro per le mamme e per i neonati». Grazie al supporto del Regno Unito, l'Unicef ha completato i lavori per portare acqua, servizi igienico-sanitari e igiene in 28 centri sanitari e nutrizionali nelle province di Daikundi e Paktia. L’intervento fornisce accesso ad acqua sicura a più di 439 operatori sanitari, a beneficio di oltre 678.000 persone nelle aree servite. Il pacchetto comprende pozzi, serbatoi idrici, docce per il personale, latrine separate, strutture per la gestione dei rifiuti e punti di lavaggio delle mani. Tutto quello che in Italia diamo per scontato in qualsiasi struttura sanitaria, e che in alcune delle province più remote dell'Afghanistan non esisteva. Il contesto in cui tutto questo accade è quello di un paese che non finisce mai di fare i conti con se stesso. La crisi nutrizionale afgana è alimentata da fattori che si sommano: insicurezza alimentare crescente, focolai epidemici, bassa copertura vaccinale, servizi idrici inadeguati, finanziamenti insufficienti. L’Unicef chiede investimenti urgenti per intervenire prima che i bambini raggiungano lo stadio di malnutrizione grave. Perché curare costa molto di più che prevenire, e perché il margine di tempo, con il picco stagionale che si avvicina, si sta restringendo. A Kisaw, fuori dall’ospedale, una bambina di nome Zainab lava le mani del suo fratellino Kasra al rubinetto installato dall'Unicef. Kasra è venuto per un controllo dopo la vaccinazione. Zainab segue le indicazioni sull'igiene che le hanno insegnato. È un gesto piccolo, quotidiano, che in questo angolo di Afghanistan ha richiesto anni di lavoro per diventare possibile. In posti come Kisaw, dove le distanze sono lunghe e le difficoltà molte, un rubinetto è molto più di un’infrastruttura. Per bambini come Hania, è la differenza tra una malattia che si aggrava e una guarigione che diventa possibile. Una goccia di speranza, in un paese che di speranza ha un bisogno enorme.

* portavoce nazionale Unicef

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