Abbazia di Nonantola gremita per l’ultimo saluto a Monica: l’abbraccio dei modenesi alla sua famiglia
Un migliaio di persone ai funerali della vittima dell’attentato del 16 maggio in centro a Modena. In chiesa anche il marito Angelo, travolto insieme alla moglie da El Koudri e uscito dall’ospedale per dirle addio. Palloncini bianchi e la canzone “E...” di Vasco
NONANTOLA. Una madre premurosa, una moglie amorevole, che avrebbe fatto di tutto per la propria famiglia. Monica Esposito era così. Un migliaio di persone all’Abbazia di Nonantola si è stretto intorno ai parenti della 55enne morta dopo l’attentato del 16 maggio a Modena. C’erano i figli Jennifer, Angela e Salvatore. I fratelli e la sorelle, la mamma Giuseppina. E l’amato marito Angelo, anche lui travolto da Salim El Koudri sul marciapiede della via Emilia. Sì, ha voluto esserci anche lui: è uscito dall’ospedale di Correggio dove è ancora ricoverato e malgrado i traumi riportati che ancora lo costringono sulla carrozzina ha salutato per l’ultima volta la sua compagna di vita.
Il funerale
Il feretro è arrivato in piazza Abbazia intorno alle 11, tra gli applausi della gente. Gli amici più stretti, in lacrime, indossavano una maglia nera con una scritta bianca: "Monica, ci mancherai". Tra la folla spiccavano le istituzioni in prima fila: il sindaco di Modena Massimo Mezzetti (con la vice Francesca Maletti e l’assessora Federica Venturelli) e gli omologhi di Nonantola e Ravarino, Tiziana Baccolini e Maurizia Rebecchi. Presenti anche il consigliere regionale Gian Carlo Muzzarelli, l’ex senatore Carlo Giovanardi, il questore Lucio Pennella. Il rito è stato celebrato da don Riccardo Fangarezzi, viceparroco di Nonantola. Un addio composto ma carico di un dolore tutt’altro che facile da sopportare: Monica è stata sottratta alla vita troppo presto, per giunta da un gesto ingiustificabile. La famiglia, oltre ad aver donato gli organi (come lei avrebbe voluto), ha promosso anche una raccolta fondi per il reparto di Rianimazione dell’ospedale Maggiore di Bologna.
L’omelia
«Tutti i mali di questo mondo possono accadere, ma Dio è infinitamente più grande e più buono del male - ha detto durante l’omelia - per questo la vita di Monica, pur spezzata troppo presto, è una vita degna di essere stata vissuta: una vita segnata dalla fede, dal battesimo, dai sacramenti e dall’amore per la sua famiglia. La sua morte ci scuote profondamente e ci ricorda che nessuno conosce la durata della propria esistenza. Nessuno poteva immaginare quanto sarebbe accaduto quel giorno, eppure siamo certi che Monica, allora come oggi, è nelle mani di Dio e la sua vita non è perduta. Continuiamo ad affidare Monica alla misericordia di Dio attraverso la preghiera e l’Eucaristia, nella speranza che nulla ormai la separi dalla piena comunione con Lui. Siamo fiduciosi che dal cielo continuerà a vegliare sul marito, sui figli e su tutti coloro che le hanno voluto bene. Il suo esempio e l’affetto che ha saputo costruire ci invitano ad abbracciare con pienezza la vita, vivendo ogni giorno nella speranza che la morte non sia la fine, ma l’inizio della vita eterna», ha concluso don Fangarezzi.
La sindaca: «Non siete soli»
Al termine della celebrazione, prima della benedizione, hanno preso parola la sindaca Tiziana Baccolini e un’amica del figlio minore di Monica, Salvatore, che ha letto per conto del ragazzo un ricordo della propria mamma (qui l’articolo). «Non ci sono parole capaci di colmare il vuoto enorme che Monica lascia nella nostra comunità – ha iniziato la sindaca – per due lunghi mesi siamo rimasti aggrappati alla speranza, sperando che la forza e la tenacia di Monica potessero prevalere sulle gravi ferite riportate nel drammatico attentato del 16 maggio a Modena. Di fronte a una violenza così assurda non esistono spiegazioni né consolazioni immediate, ma resta la richiesta che la giustizia faccia il suo corso. E resta soprattutto un gesto straordinario di amore: la scelta della donazione degli organi e la raccolta fondi per sostenere il reparto di rianimazione che ha assistito Monica. Nel momento più doloroso, Monica e la sua famiglia hanno scelto di donare vita e speranza ad altre persone. È questa la risposta più forte alla violenza: la luce della generosità che vince il buio. Alla famiglia va la gratitudine più profonda di tutti noi. Sappiate che non sarete soli. Ciao Monica, che la terra ti sia lieve».
I palloncini e la canzone di Vasco
La famiglia ha accompagnato il feretro dall’altare fino al sagrato. La bara è stata caricata sul carro funebre delle onoranze Pecorari sulle note di “E...” di Vasco Rossi. Qui anche chi era riuscito a trattenere le lacrime si è sciolto nel pianto. I palloncini bianchi distribuiti dagli amici sono volati in cielo, come a volerla raggiungere. E chissà, magari anche lei, da lassù, li ha visti.
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