Lavorano, pagano, sognano la casa: le vite all’Ostello per l’autonomia
Operai, addetti ai servizi, giovani migranti: persone occupate ma escluse da un mercato immobiliare sempre più difficile da affrontare a Modena trovano aiuto in via Aldrovandi
MODENA. Alle quattro del mattino Modena è ancora buia. Le strade sono quasi deserte, ma Ayoub sale sul suo monopattino e parte per raggiungere il posto di lavoro. Ha vent’anni, viene dal Marocco ed è impiegato nella grande distribuzione, dove lavora su turni. Fino a non molto tempo fa era senza dimora e dormiva al parco Novi Sad. Dopo un periodo trascorso a Porta Aperta, è arrivato all’Ostello per l’autonomia. Oggi lavora e, con il proprio stipendio, riesce a pagare la quota mensile per l’alloggio. Il suo nome è di fantasia, ma la storia è reale. Ed è una delle sedici che, dalla nascita del progetto, hanno attraversato l’Ostello per l’autonomia di Modena: una forma sperimentale di ospitalità rivolta a persone che hanno un’occupazione, ma percepiscono redditi troppo bassi o discontinui per riuscire a trovare una casa sul mercato privato. «È importante far conoscere queste storie di integrazione: storie di persone serie, che lavorano, studiano e cercano di inserirsi con rispetto e responsabilità nel nostro tessuto sociale ed economico», sottolinea Francesca Nora, amministratrice delegata di Arca Lavoro, l’impresa sociale nata dall’esperienza di Porta Aperta che coordina la struttura. «Esistono anche queste narrazioni e abbiamo il dovere di portarle avanti».
Il mondo in via Aldrovandi
Gli ospiti dell’Ostello hanno tra i 20 e i 65 anni e provengono, tra gli altri Paesi, da Nigeria, Albania, Ghana, Marocco e Tunisia. Lavorano come operai metalmeccanici, muratori, addetti nel settore delle carni, nella grande distribuzione e nei servizi. «Sono tutti lavori che sostengono la nostra economia», osserva l’educatrice Chiara Messora, che accompagna gli ospiti nei loro percorsi verso una maggiore autonomia. Tra loro c’è Sékou, anche questo un nome di fantasia: ha 50 anni, viene dal Mali e lavora nel settore dei servizi di vigilanza. Persone occupate, dunque, che non rientrano nell’immagine tradizionale della grave marginalità, ma che restano esposte a una forte vulnerabilità abitativa. Avere un contratto di lavoro, infatti, non significa necessariamente potersi permettere un affitto, anticipare una cauzione o superare le diffidenze. Il progetto non ha soltanto accolto persone in difficoltà abitativa. Ha offerto un’opportunità professionale anche a tre giovani, impiegati come custodi della struttura. Uno di loro è Kegnin, 24 anni, originario della Guinea e arrivato in Italia come richiedente protezione internazionale. È arrivato a Porta Aperta nel 2023 e, grazie ai volontari della scuola di italiano, ha imparato la lingua. La sua prima esperienza lavorativa è stata in un ristorante, dove è rimasto per alcuni mesi. Oggi lavora all’Ostello. «Chiamo mia mamma tutti i giorni per sapere come sta», racconta. «Modena mi piace tanto e la mia vita, adesso, è qui. Quando sono arrivato, Porta Aperta mi ha accolto. Ho imparato l’italiano grazie ai volontari e ora lavoro come custode dell’Ostello».
Una ripartenza
Parole semplici che restituiscono il significato concreto dell’accoglienza: non un punto di arrivo, ma una possibilità da cui ripartire. L’Ostello per l’autonomia è stato inaugurato nel giugno 2025; attualmente vi abitano 14 persone, complessivamente ne sono state accolte 16. Per individuare i beneficiari sono stati svolti più di 35 colloqui. Le persone vengono segnalate dai servizi pubblici, da organizzazioni del terzo settore oppure presentano direttamente la propria candidatura. Il progetto nasce da una co-progettazione con il Comune di Modena, la gestione economica e organizzativa è affidata ad Arca Lavoro. Il gruppo è composto da un coordinatore, un’educatrice e due custodi che si alternano nella struttura. L’obiettivo non è semplicemente mettere a disposizione un letto. Lo staff segue l’organizzazione quotidiana, la convivenza e le relazioni tra gli ospiti, intervenendo anche sugli aspetti apparentemente più ordinari: la puntualità nel pagamento delle quote mensili, la pulizia degli spazi, il corretto utilizzo del frigorifero e della lavastoviglie. Sono dettagli, ma rappresentano una parte essenziale del percorso.
Modello unico
«Si tratta di un modello unico sul territorio – spiega Nora – Gli inserimenti avvengono gradualmente e prestiamo molta attenzione alla composizione del gruppo, perché vogliamo creare condizioni di convivenza armoniose». La sfida più complessa comincia nel momento in cui il periodo di permanenza nell’Ostello si avvicina alla conclusione. Lo staff lavora insieme agli ospiti per individuare una soluzione stabile, ma il mercato immobiliare modenese offre poche abitazioni a fronte di una domanda molto alta. «Queste persone non riescono da sole a trovare una sistemazione per una serie di ragioni», continua Nora. «Per questo cerchiamo di creare piccoli gruppi di persone in sintonia e di presentarci come garanti nei confronti dei proprietari. Ci aspettiamo che il territorio modenese risponda in maniera positiva». L’esperienza maturata all’interno dell’Ostello può diventare una sorta di curriculum abitativo: la dimostrazione che una persona è in grado di pagare regolarmente, rispettare gli spazi e convivere con gli altri. «Il nostro obiettivo è costruire un tassello di credibilità verso gli interlocutori esterni, partendo dall’esperienza positiva che ogni ospite ha saputo garantire all’interno della struttura». Per Ayoub quel percorso è già cominciato. Ogni mattina, anche quando il turno inizia prima dell’alba, prende il monopattino e attraversa la città per andare al lavoro. È un gesto quotidiano, lontano dai riflettori, che racconta più di molte parole la volontà di costruirsi un futuro. Il problema non è la mancanza di impegno. È riuscire a trovare una porta disposta ad aprirsi.
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