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Il dramma

«Mio fratello disabile è morto, chi l’ha picchiato è libero e gira per Cesenatico ridendo»

di Daniele Montanari

	Alfiero Moretti aveva 64 anni
Alfiero Moretti aveva 64 anni

La rabbia di Benedetta, sorella di Alfiero Moretti, il 64enne spentosi dopo un pestaggio davanti alla Caritas di Cesenatico e un malore fatale due giorni dopo: un 35enne di Modena e una 34enne di Verona sono indagati per omcidio preterintenzionale

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CESENATICO. «Chi ha aggredito mio fratello in quel modo atroce deve pagare. È stato ignobile». È diretta nella sua richiesta di giustizia Benedetta Moretti, sorella di Alfiero Moretti, il 64enne spentosi il 26 luglio al Bufalini di Cesena dopo un pestaggio e un malore fatale che si sono susseguiti nel giro di due giorni. Secondo la Procura di Forlì, ad aggredirlo la sera del 17 luglio a Cesenatico, mentre girava sulla sua carrozzina elettrica (gli era stata amputata una gamba) è stato un 35enne residente a Modena, italiano, assieme a una 34enne della provincia di Verona. L’accusa è pesantissima per entrambi: omicidio preterintenzionale.

Dimesso la mattina del 18 luglio dal Pronto soccorso del Bufalini, dove gli avevano riscontrato fratture multiple al viso, Alfiero la sera del 19 mentre rincasava è stato colpito da un’emorragia cerebrale che ha portato alla sua morte in ospedale il 26, dopo una settimana di agonia. Oggi, 6 agosto, l’ultimo saluto a Cesenatico: Benedetta e l’altra sorella Isa hanno voluto una sosta del corteo al porto di ponente, luogo che gli era tanto caro, prima di portarlo in cremazione. Le sorelle si sono rivolte a un avvocato, Lorenzo Gobbi di Rimini, perché li tuteli nella loro richiesta di verità e giustizia.

La sorella: «Un’aggressione ignobile»

«L’aggressione che ha subito mio fratello – sottolinea Benedetta – è stata davvero ignobile. Mi ha riferito, e il suo racconto combacia con le testimonianze, che mentre passava con la carrozzina davanti alla sede della Caritas è stato colpito alle spalle, poi scaraventato a terra e preso a calci e pugni in faccia. Mi ha detto che la ragazza gli ha anche sputato in faccia. E tutto senza una ragione: un testimone ha riferito che la ragazza gli avrebbe chiesto se aveva una sigaretta, ma lui non fuma. Al suo no, lei e l’altro l’hanno assalito così». Un pestaggio da Arancia Meccanica: in ospedale gli sono state riscontrate quattro fratture facciali, di cui due all’orbita dell’occhio destro: «Lo hanno devastato, il suo viso era irriconoscibile dai lividi e dal gonfiore – continua Benedetta – aveva anche numerose ecchimosi nelle braccia: ha tentato di ripararsi il viso come poteva, poverino. Non so come si possa essere così crudeli verso una persona che non ti ha fatto nulla. E che è in condizione di fragilità. Dopo averlo medicato, dall’ospedale lo hanno dimesso con l’unica raccomandazione di non soffiarsi il naso».

La rabbia e la richiesta di giustizia

Due giorni dopo, l’emorragia cerebrale che lo ha colto la sera mentre rientrava a casa: «Era appena stato al bar a vedere la finale dei Mondiali, quando è uscito ha avuto il malore, e non si è più ripreso. Le due domande a cui come famiglia vogliamo risposta, sono le stesse che sono state fatte al medico che ha effettuato l’autopsia: è stato il pestaggio a scatenare emorragia cerebrale? I medici che lo hanno dimesso, hanno capito la gravità della situazione in una persona con diverse patologie?». Le conclusioni dell’autopsia saranno decisive nelle indagini dei carabinieri. Al momento gli unici indagati sono il 35enne modenese e la ragazza. Ma sono a piede libero: «A me, mio fratello non me lo ridà nessuno, però le persone che lo hanno aggredito in modo così terribile devono pagare – nota Benedetta – invece vedo questi due in giro per il centro di Cesenatico mentre ridono e scherzano spavaldi. Alfiero da giovane era alto, prestante, è stato un velista di classe A. Poi ha avuto problemi di droga, ed è stato devastante. Ha lavorato sodo come pescatore, il mare era la sua passione, e lo ha aiutato a rialzarsi. Nonostante il diabete e la gamba amputata, aveva ancora tanta voglia di vita. Era solare, ben voluto da tutti: non ha mai fatto del male a nessuno. Lo hanno scelto perché era una preda facile, mi risulta peraltro che il 35enne di Modena in passato abbia aggredito anche un’altra disabile. Stavolta deve pagare per quello che ha fatto». 

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