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Sì unanime contro la violenza sulle donne, ma frasi shock in Consiglio: «Metti la minigonna, non il velo»

di Nicolò Dorati
Sì unanime contro la violenza sulle donne, ma frasi shock in Consiglio: «Metti la minigonna, non il velo»

Fa discutere l’intervento del consigliere di San Cesario Luciano Rosi prima dell’approvazione dell’ordine del giorno giorno sulla prevenzione della violenza di genere, il contrasto ai matrimoni forzati e la promozione di percorsi di integrazione: «Ti togli la gabbana e parli italiano o torni a casa»

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SAN CESARIO. La prevenzione della violenza sulle donne, contrastare i matrimoni forzati e promuovere percorsi di integrazione fondati sul rispetto della Costituzione: un ordine del giorno approvato all’unanimità. Ma a catalizzare l’attenzione del Consiglio comunale di San Cesario sono state soprattutto le parole del consigliere Luciano Rosi (Viva San Cesario), intervenuto con alcune considerazioni che hanno rischiato di oscurare il contenuto nobile del dibattito.

Il documento, presentato dal Centrodestra per la Rinascita, impegna sindaco e giunta a rafforzare la collaborazione con il Centro antiviolenza dell’Unione del Sorbara, a promuovere iniziative di sostegno psicologico, educativo e informativo, e campagne di sensibilizzazione contro matrimoni forzati, mutilazioni genitali femminili e altre pratiche lesive dei diritti, oltre a predisporre materiale informativo multilingue e percorsi di educazione civica. Nel presentare l’ordine del giorno, la consigliera Lodovica Boni ha sottolineato che «l’ordinamento giuridico italiano prevale su qualsiasi pratica incompatibile con i principi costituzionali» e ha chiesto un maggiore impegno nell’informazione e nell’educazione, con particolare attenzione alle donne provenienti da contesti fondamentalisti. È stata anche evidenziata la necessità di «partire dalle scuole», affinché ai bambini «passi il messaggio che vale prima la Costituzione e poi la legge religiosa».

Per la maggioranza è intervenuta la vicesindaca Maria Cristina Fabbri, che ha illustrato nel dettaglio il funzionamento del Centro antiviolenza, spiegando come molte delle azioni indicate nell’ordine siano già parte dell’attività svolta dalla rete territoriale. Dall’accoglienza delle vittime alla mediazione linguistica e culturale, fino ai percorsi di autonomia e tutela legale, Fabbri ha evidenziato il lavoro nei confronti delle donne straniere, con particolare riferimento a quelle provenienti da contesti arabo-musulmani. «Lo spirito dell’ordine del giorno pone problematiche che si inseriscono perfettamente nella strategia dei nostri Centri antiviolenza. C’è sempre spazio per migliorare». Anche il consigliere Lorenzo Melli (Insieme per San Cesario) ha annunciato il voto favorevole, condividendo i principi del documento e osservando come molti degli impegni richiesti siano già stati messi in campo dall’amministrazione. «Sono situazioni non facili da gestire, ma questo non ci scoraggia nel proseguire e migliorare. Ben venga che anche altri la pensino come noi».

A far discutere è stato però l’intervento del consigliere Luciano Rosi. Dopo aver premesso di condividere «in linea di principio» il contenuto dell’ordine del giorno, il fondatore di Viva San Cesario ha espresso forti perplessità sulla sua efficacia: «Va bene tutto, perché siamo tutti contro queste cose, ma le sentiamo tutti i giorni, le vediamo». Poi ha aggiunto: «A quelli che voi fate venire in Italia direi: tu ti adegui, ti togli quella gabbana lì, parli italiano, ti comporti da italiano e se ti va bene è così, se no ti pago anche il viaggio e torni da dove sei venuto». Dopo ha raccontato due episodi personali. Il primo riguardava «una bellissima hostess di Castelfranco»: «Quando sono andato a casa sua per pagare il conquibus era tutta vestita velata. È diventata musulmana e vuole vivere così», ha raccontato. Poi l’incontro con una donna musulmana fuori da un’edicola: «All’una e mezza mandava fuori la moglie di suo figlio tutta avvolta. E le ho detto: “Ma falle mettere una minigonna!”. Lei mi ha risposto cattiva: “No, perché quello che c’è sotto ha caldo lo stesso”». Il tutto per concludere: «Non serve a niente, fanno quello che vogliono. Approviamo, ma sono realtà che abbiamo tutti sotto gli occhi ogni giorno. Non serve a niente, ma facciamolo... io me ne vado in pensione». Nonostante il dibattito e le dichiarazioni del consigliere Rosi, l’ordine del giorno è stato approvato all’unanimità, senza contrari né astensioni. Un via libera condiviso da tutti i gruppi, ma dopo una seduta che ha lasciato di qualche imbarazzo.

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