Palestine Convoy Respinti in via definitiva dall’Iraq. Da oggi programmato il rientro Turchia
L’attivista modenese Pichler: «Applicano leggi in vigore al tempo di Al Qaeda. Ci trattano come fossimo terroristi. Ci tocca tornare a casa»
IBRAHIM KHALIL È arrivato al quinto giorno il blocco degli oltre 500 attivisti del Palestine Convoy, fermi nella fascia di terra al confine tra Turchia e Iraq. La situazione resta senza una soluzione, e dopo una prova di sfondamento della frontiera irachena da parte di alcuni attivisti (subito rinviati in Turchia dalle milizie irachene), da Baghdad è arrivato il no definitivo all’attraversamento dell’Iraq. Nelle ultime ore gli attivisti, tra i quali qualcuno già in sciopero della fame, avevano avuto un colloquio con il console italiano a Erbil, Tommaso Salomone. Secondo quanto riferito, il diplomatico avrebbe spiegato «che il diniego all’ingresso in Iraq sarebbe legato alla posizione della Giordania, che considera il passaggio del convoglio un possibile elemento di destabilizzazione, alla luce della delicata situazione in Cisgiordania». Il console avrebbe ricondotto la decisione anche ad accordi risalenti al periodo della guerra contro Isis e Al Qaeda, con cui Baghdad e il Kurdistan iracheno si impegnavano a impedire l’ingresso di persone considerate potenzialmente pericolose. Accordi che gli attivisti hanno ritenuto «ormai superati e non applicabili a una spedizione composta da persone disarmate e impegnate in un’iniziativa umanitaria». Gli attivisti hanno così deciso di rinunciare e oggi il convoglio tornerà indietro da dove è partito. Intanto cresce la solidarietà. Il segretario cittadino del Pd Diego Lenzini e la responsabile Giustizia del Pd di Modena Danaida Delay hanno espresso vicinanza agli attivisti.
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