La storia di Alice, ragazza dislessica: «Alle medie nessuno la voleva, ora si è laureata con la lode»
La madre di Alice: «Che incubo ha vissuto con il prof di matematica. All’istituto Selmi la svolta»
MODENA. Alle medie era spesso richiamata dai prof, specie da quello di matematica, per i brutti voti, dicendole che non si impegnava abbastanza. Ma in realtà aveva solo un disturbo specifico dell’apprendimento che non era stato diagnosticato. Quando è stato fatto, ha trovato il suo metodo di studio e adesso ha due lauree in Storia. L’ultima conseguita il 30 giugno con lode all’Università di Bologna. Lei è Alice Casolari, ha 25 anni, e vive a Modena. Sua mamma Silvia Bellucci ci tiene a far conoscere la sua storia «perché – dice – altri genitori che si trovano ad affrontare situazioni simili non si scoraggino: continuate a credere nei vostri figli».
L’intervista
Silvia, qual è stato il momento più difficile nel percorso con sua figlia?
«Quando era in terza media. Continuava a prendere dei brutti voti in matematica e l’insegnante la rimproverava sempre davanti a tutta la classe. Lei piangeva per la vergogna. Il prof mi chiamava praticamente tutte le settimane per dirmi che mia figlia non andava bene, che era un disastro, che sarebbe stata bocciata... A un certo punto gli ho detto: “Guardi, mia figlia fa tutto quello che può, non mi chiami più. Cosa vuole che le dica? Non farà la cassiera... Troverà un’altra strada nella vita”. A quel punto ho deciso di muovermi autonomamente per capire se mia figlia aveva un problema specifico, visto che la scuola in tre anni non l’aveva fatto».
E lei cos’ha fatto?
«Era marzo, ho chiesto che fosse visitata da uno psicologo ma col pubblico mi davano un appuntamento sei mesi dopo, quando la scuola era già finita. Sono andata da un privato a pagamento e ha fatto subito la diagnosi: mia figlia era dislessica e discalculica, cioè invertiva i numeri. Aveva difficoltà sia nella lettura che nel calcolare. Sono andata con quel certificato in presidenza e ho detto: “Mia figlia soffre di un disturbo specifico dell’apprendimento (Dsa) e voi come scuola non l’avete capito in tre anni, anzi la fate soffrire. Voi avete sbagliato non seguendola in maniera specifica e voi adesso la dovete promuovere. Per il futuro, vedremo noi cosa fare».
È cos’è successo?
«Alice è stata promossa, con il consiglio però di non proseguire gli studi, perché non ce l’avrebbe fatta. Ho poi saputo che quel prof di matematica dopo fu trasferito, ma non ha importanza. Con Alice invece abbiamo cercato la scuola che le piaceva di più e l’abbiamo iscritta al Selmi linguistico di Modena».
E com’è andata?
«In maniera splendida: in quella scuola ha avuto l’esperienza più bella della sua vita. Io sono andata subito a parlare con la referente per la dislessia, che mi ha detto: “Non si preoccupi, queste persone possono fare tutto, si tratta solo di aiutarle a trovare il loro metodo di studio”. Ed è quello che come scuola hanno fatto: i prof le hanno dato strumenti nuovi per lo studio, tra uso dei colori e di un registratore per riascoltare le lezioni. Ma anche le compagne e i compagni di classe sono stati meravigliosi: le sono sempre stati vicino, incoraggiandola e aiutandola con i riassunti e in molti altri modi».
E lei?
«A poco a poco ha trovato il suo metodo di studio, ha trovato fiducia in sé riuscendo brillantemente a completare il percorso. Non è stata mai rimandata. Si sentiva circondata da persone che credevano in lei: i professori, ma anche la classe, dove ha trovato le amicizie vere che durano una vita. Si vede tuttora, dopo sette anni, con le amiche, che continuano a incoraggiarla nel suo percorso».
Dopo la maturità, cos’ha fatto?
«Ha preso un ottimo voto, un 92, e l’hanno tutti incoraggiata a fare l’università. Lei si è iscritta alla triennale in Storia a Modena, si è laureata tranquillamente e ha deciso di fare anche la magistrale a Bologna. Ha conseguito la seconda laurea il 30 giugno scorso, con una tesi impegnativa sulla condizione della donna in Irlanda nel ’900. È stata tre mesi all’estero per fare le ricerche, è venuto fuori un lavoro molto bello che è stato premiato con un 110 e lode con menzione, il massimo risultato possibile. È stata una soddisfazione enorme per noi in famiglia, non pensavamo che sarebbe arrivata a un tale livello. Adesso pensa al servizio civile, poi vedremo... Delle volte mi dice ancora: “Guarda mamma, le medie sono state il periodo peggiore della mia vita, quando penso a come mi trattavano in classe, sto ancora male”. Se la vedessero adesso...».
Perché ha voluto raccontare la sua storia?
«Perché so che ci sono molte famiglie che hanno figli o figlie con Dsa che non riescono a trovare la loro strada a scuola e soffrono tanto... Voglio dire loro che i loro figli e le loro figlie non sono stupidi, magari hanno bisogno solo di una calcolatrice e di un registratorino per trovare il loro metodo di studio. Possono avere qualità eccezionali che la scuola non è stata capace di riconoscere fino a quel momento, ma che possono essere sviluppate se si sta loro vicino, se si mostra di credere in loro. È impegnativo anche come famiglia, lo so bene perché ho studiato tante volte con mia figlia... Ma poi i risultati ripagano di tutto».
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