Modena, il Pd attacca Valditara: «Stranieri nelle classi? Spostare i ragazzi non è la soluzione»
Federica Di Padova, responsabile provinciale Scuola del Partito Democratico: «Servono investimenti e strumenti»
MODENA. «I problemi della scuola non si risolvono spostando bambini e ragazzi come pedine su una scacchiera, ma investendo in risorse e strumenti concreti per la didattica». È questa la posizione espressa da Federica Di Padova, responsabile provinciale Scuola del Partito Democratico, e da Fabia Giordano, responsabile Cittadinanza del Pd cittadino, dopo l'annuncio del ministro dell'Istruzione Giuseppe Valditara di una nuova circolare destinata a rafforzare il limite del 30% di alunni con cittadinanza non italiana nelle classi.
Il tetto del 30%
Secondo le due esponenti democratiche, prima di introdurre ulteriori restrizioni sarebbe necessario chiarire quali risultati concreti si intendano raggiungere. «Prima di annunciare nuove strette sulla scuola, il ministro Valditara dovrebbe guardare alla realtà delle scuole e rispondere a una domanda semplice: quale problema concreto pensa di risolvere con un nuovo irrigidimento del tetto del 30%?». Di Padova invita a evitare semplificazioni su un tema particolarmente delicato. «Il rischio è fare propaganda su un tema complesso, proponendo una soluzione semplice a un problema che semplice non è». La responsabile scuola del Pd ricorda infatti che il limite del 30% è già previsto dal 2010 e che la normativa consente deroghe motivate. Un elemento che, sottolinea, trova conferma anche nei numeri modenesi. «A Modena, nell'anno scolastico 2024-2025, erano 980 le classi e sezioni della scuola statale in deroga, pari al 23,1% del totale: quasi una classe su quattro». Dati che, secondo Di Padova, dimostrano come la realtà dei territori sia molto più complessa di qualsiasi parametro numerico applicato in modo automatico. Da qui una serie di interrogativi rivolti al Governo. «Se il Governo vuole cambiare le regole, deve spiegare che cosa cambierà concretamente nella vita delle scuole». E ancora: «Chi deciderà quando una classe è troppo concentrata? Con quali criteri? Chi stabilirà dove iscrivere o spostare un bambino? E soprattutto, con quali risorse?». Particolarmente critico il giudizio sull'ipotesi di redistribuire gli alunni tra classi e scuole vicine. «Una scuola non è un sistema di caselle da riequilibrare», afferma Di Padova. «Se un bambino ha iniziato il proprio percorso in una classe, ha costruito relazioni e punti di riferimento, spostarlo non può essere considerato automaticamente una soluzione». Per il Pd il tema centrale resta quello degli investimenti. «Servono risorse per l'italiano L2, mediatori linguistici e culturali, formazione e supporto agli insegnanti, personale adeguato e strumenti didattici. Non possiamo chiedere alle scuole di gestire trasformazioni demografiche sempre più complesse senza rafforzarne la capacità educativa».
Inclusione e barriere linguistiche
Sul fronte dell'inclusione interviene anche Fabia Giordano, che invita a distinguere tra cittadinanza e reale bisogno linguistico. «Il problema, quando esiste, è la lingua, non la nazionalità. Un bambino con cittadinanza non italiana non è automaticamente un bambino che non conosce l'italiano». Giordano ricorda che molti studenti nati e cresciuti a Modena parlano perfettamente la lingua, mentre altri arrivati recentemente in Italia possono avere necessità specifiche. «Continuare a mettere tutto dentro la categoria degli stranieri rischia di produrre una rappresentazione della realtà che non aiuta né gli insegnanti né le famiglie», osserva. «La cittadinanza è un dato amministrativo, non una misura della conoscenza della lingua italiana o dei bisogni didattici di un bambino». Le due esponenti del Pd riconoscono che una distribuzione equilibrata degli alunni possa rappresentare un tema da affrontare, ma ritengono che non possa sostituire una vera politica scolastica. «Una distribuzione equilibrata degli alunni può essere un tema da affrontare, quando necessario e nel rispetto dei territori, ma non può sostituire una politica di investimento sulla scuola». La conclusione è un invito al ministro a concentrarsi sulle esigenze quotidiane degli istituti.
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