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Modena, boom di agrivoltaici: da Finale a Guiglia i campi si popolano di pannelli

di Mattia Vernelli
Modena, boom di agrivoltaici: da Finale a Guiglia i campi si popolano di pannelli

Le campagne modenesi stanno cambiando volto: spuntano ovunque parchi agrivoltaici. In provincia sono almeno diciassette, da Finale a Guiglia. I numeri e il parere dei coltivatori

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MODENA. Modena terra di Lambrusco, aceto balsamico, tortellini e… agrivoltaici. È una rivoluzione silenziosa quella in atto nelle campagne della nostra provincia, con le aziende agricole che, oltre a coltivare frutta e verdura, diventano produttrici di energia. Abbiamo raccontato su queste colonne la più grande distesa di pannelli fotovoltaici in tutta Italia che sorgerà a Finale Emilia. Sarà grande 140 ettari e, se autorizzata, batterà i 115 dell’impianto di Amazon di Mazzara del Vallo, in Sicilia. In provincia di impianti simili (ma più piccoli) ce ne sono decine, dalla Bassa alla collina.

Agrivoltaici: cosa sono?

Prima di mappare gli impianti sul territorio, un piccolo excursus su cosa sono gli agrivoltaici. Sorgono in terreni destinati a un doppio scopo: la produzione di energia rinnovabile e l’agricoltura. I pannelli solari installati, infatti, devono essere alti almeno due metri e dieci centimetri, sotto ai quali i contadini coltivano piante da frutto e verdura. L’impianto non intacca la qualità del prodotto, ma ne cambia inevitabilmente le condizioni di crescita: alle piante arriva meno luce, ma hanno il beneficio di essere più protette dalle precipitazioni. La Regione Emilia Romagna ne ha fatto il proprio punto di forza per la produzione di energia rinnovabile: l’obiettivo, entro il 2030, è di installare 6,3 gigawatt di nuova potenza solare, dato lo scarso potenziale eolico o idroelettrico del territorio.

In provincia di Modena

In provincia, tra autorizzati e in corso di autorizzazione, se ne contano più di venti. Il progetto più grande è quello di Finale Emilia. Ai due impianti fotovoltaici che hanno recentemente fatto passi avanti nell'iter autorizzativo – l'agrivoltaico "Casetta" da 76,274 Megawatt di picco (MWp) e il "Finale FEV" da 29,075 MWp – si aggiunge un terzo intervento, ancora più grande: "Energia del Panaro", un impianto agrivoltaico avanzato da 83,23 MWp promosso da Engie Finale Emilia tra Finale e San Felice. Se tutti arrivassero alla realizzazione, la potenza complessiva sfiorerebbe i 189 megawatt, “battendo” anche quello di Engie e Amazon a Mazara del Vallo (Sicilia) grande circa 115 ettari e con una potenza di 66 Magawatt. Meno faraonico ma comunque di tutto rispetto, al secondo posto troviamo quello di Novi denominato “Pavesi” con una potenza di 57,4 Megawatt. Si tratta di un campo grande 95 ettari: poco meno di un milione di metri quadrati - 950mila metri, per la precisione - ovvero le dimensioni del centro di Rovereto, frazione che conta 3500 residenti. O ancora, per chi preferisce quel parametro, 133 campi da calcio in pannelli solari.

Sul terzo gradino del podio l’impianto di San Felice, che prende il nome di Modena SFP, e che sarà in grado di produrre 35 megawatt, attualmente sottoposto alla valutazione di impatto ambientale da parte del Ministero dell’Ambiente. Dal quarto posto in giù, la graduatoria prosegue con il Lio Energy Taurus, a Novi di Modena, da 24,001 MW, su un'area di circa 34 ettari; il progetto Galliera, a Finale Emilia, da 20 MW; il Cascinetto, a Carpi, da circa 18 MW; il Carpi-Fossoli, a Carpi, da 12 MW, con sistema di accumulo; il progetto Mirandola 1 e Mirandola 2, a Mirandola, da complessivi 11,99 MW; l'impianto Burana, a Finale Emilia, da 9,997 MWp; La Buca, a San Felice sul Panaro, da 9,992 MWp; l'agrivoltaico Neoen, nel territorio di Modena, da 7,445 MWp; il fotovoltaico flottante F-Float Fish 3 Farm, tra Mirandola e Medolla, da 6,8 MWp; il progetto fotovoltaico di Guiglia, in via Serravalle, nell'area dell'ex ceramica, da circa 6 MWp su 8,64 ettari; il progetto VSE Modena, nel territorio comunale di Modena, da circa 5,9 MWp; e infine l'impianto di via Villetta, a San Felice sul Panaro, da 1,966 MW. Nel presente report ne vengono presentati diciassette, ma si stimano che, in tutta la provincia, siano più di venti.

L’iter di approvazione

L’autorizzazione a installare e costruire un impianto ricade su Regione e Ministero. Il compito dei due enti è accertare se l’impianto è consono al territorio attraverso il Via (Valutazione di Impatto Ambientale). La competenza dipende dalle caratteristiche e localizzazione dell'intervento. C’è però una soglia che fissa 50 megawatt: al di sopra di questa potenza è il Ministero che si occupa dell’autorizzazione dell’impianto. Ciò che è certo è che i consigli comunali hanno ben poco margine per intervenire in questi progetti, se non quello di definire le linee guida sul piano urbanistico e territoriale.

Il parere degli agricoltori

Per una campagna che cambia volto, ci sono agricoltori che si “ricoprono” in un nuovo ruolo, ovvero quello di produttori di energia. «Siamo una società energivora – commenta Guido Zama, presidente di Confagricoltura Modena – ed è prioritario raggiungere una maggiore autonomia energetica. Dobbiamo però ragionare con grande attenzione su come svilupparlo senza arrecare danni al territorio agricolo. Bisogna sfatare diversi pregiudizi sull'agrivoltaico: gli impianti non rilasciano sostanze nocive e l'ombreggiamento dei moduli porta chiari vantaggi agronomici. Nelle giornate estive l'ombra riduce lo stress termico ed idrico delle piante; al tempo stesso, la struttura sovrastante offre un riparo naturale contro la grandine. È pur vero che la coltura riceve meno sole, ma con un'adeguata progettazione i benefici della protezione e della doppia redditività del suolo compensano ampiamente le criticità», conclude Zama.

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