Omicidio, il video delle nozze tra Daouda e la moglie virale sui social: «Erano combinate: lei non voleva»
Choc in Costa d’Avorio, dove la morte di Sangaré è diventata un caso nazionale. Centinaia di video e condivisioni su Tik Tok dopo il fermo e l'accusa di omicidio nei confronti della 21enne
MONTESE. Lui la abbraccia, la porta a sé per farsi fotografare in modo affettuoso con la donna appena sposata. Ma lei lo respinge, si allontana e accetta di farsi fotografare in maniera più sobria. È il contenuto del video divenuto virale sui social con protagonisti Daouda Sangaré, 31enne ucciso a coltellate a Montese, e la moglie 21enne (ora in carcere con l’accusa di omicidio) il giorno delle loro nozze combinate in Costa D’Avorio.
Choc in Costa d’Avorio
La morte di Daouda è diventata un caso enorme nelle comunità ivoriana: sui social ci sono centinaia di video, condivisi e commentati da migliaia di persone. L’opinione delle persone è chiara: «Lei non voleva quelle nozze, è ora di smetterla con i matrimoni combinati fatti solo per interesse delle famiglie». Il putiferio si è scatenato dopo che la giovane - di cui è stato diffuso anche nome e cognome - è stata accusata di omicidio e portata in carcere a Modena. Un’accusa, appunto, che però in Costa d’Avorio è stata interpretata, nei fatti, come una condanna nei confronti della 21enne, aprendo anche un enorme dibattito sui matrimoni combinati, pratica diffusa in quel Paese e legale a patto che non vi siano costrizioni.
L’avvocato
«La mia assistita ha raccontato che il suo era un matrimonio voluto dalle famiglie - spiega l’avvocato Caterina Morandi - ma non ha mai detto di essere stata costretta a sposare Daouda Sangaré». I due si erano sposati un anno fa e lo scorso mese si erano ricongiunti a Montese, dove il 31enne era venuto a vivere già 5 anni fa trovando lavoro come saldatore in una ditta locale, a Salto. Daouda aveva trovato una nuova casa, più grande. E qui i due si erano trasferiti. «Voleva mettere su famiglia», aveva riferito un amico il giorno dell’omicidio, avvenuto lo scorso 2 agosto in via Righi a Montese nell’appartamento in cui viveva la coppia. Secondo gli inquirenti, Sangaré sarebbe stato accoltellato nel sonno dalla moglie che era accanto a lui mentre dormiva nel letto matrimoniale. Non sarebbe però morto subito, rendendosi conto di quello che gli era stato fatto. Avrebbe quindi cercato con le ultime forze che gli restavano, di raggiungere la porta dell’appartamento per chiedere aiuto. Ma non ce l’ha fatta ed è collassato all’ingresso, dietro la porta. Tanto che sul posto sono dovuti intervenire anche i vigili del fuoco per aprire la porta che non si apriva.
Le indagini
I dubbi sulla moglie sono sempre stati tanti, a partire da uno: un vicino ha sentito delle urla alle 5 del mattino, ma i soccorsi sono stati chiamati solo tre ore dopo, tra l’altro dallo stesso dirimpettaio che uscendo dalla porta di casa sua aveva trovato la moglie di Daouda in lacrime. Perché la 21enne non ha chiamato i soccorsi in quel lasso di tempo? E, soprattutto, cos’ha fatto la donna durante quelle tre ore? Domande a cui gli inquirenti stanno ancora cercando di dare risposte. Manca all’appello anche l’arma del delitto. Ma dopo il colpo di scena di lunedì, con il fermo della moglie e l’accusa di omicidio, i contorni del giallo di Montese paiono sempre più nitidi.
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