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Animali e natura

Nel Mulino dei Gufi di Davide, l’uomo che parla con i rapaci e insegna a capirli

di Gaetano Cervone

	Davide con uno dei suoi gufi
Davide con uno dei suoi gufi

Un passione trasformata in missione nell’allevamento a Lama Mocogno dove è ospitata una trentina di rapaci di specie diverse: dalla poiana di Harris al gheppio europeo, dal barbagianni al falco pellegrino fino all’assoluto protagonista, il gufo

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LAMA MOCOGNO. Prima del leggendario garage, dove prendono forma tutti i sogni, Davide ha utilizzato il balcone. Aveva 7 anni quando cominciò a prendersi cura di quegli amati e desiderati uccellini che il padre decise finalmente di regalargli: «Una coppia di diamanti mandarino, me lo ricordo come fosse ieri per quanto ero felice e per quanto erano belli». Oggi di anni Davide ne ha 57 e da quel giorno non ha mai smesso di prendersi cura dei piccoli volatili, principalmente uccelli esotici, passando dal balcone al garage quando la famiglia ha cominciato ad allargarsi e trascorrendo il tempo libero (dalla scuola prima e dal lavoro poi) ad approfondire sempre di più un tema che lo aveva letteralmente stregato: «Ma non potevo minimamente immaginare che questa strada mi avrebbe condotto in un mondo meraviglioso». Trasferitosi in campagna, una volta adulto e sposato, rinuncia ai suoi uccellini esotici perché le condizioni ambientali non glielo permettono. Ma chiusa una porta (o una gabbietta) si apre un portone.

Mondo meraviglioso

E per Davide questo portone, il “mondo meraviglioso”, è un allevamento di rapaci: «Un qualcosa nato quasi per caso, quando ho deciso di prendermi cura di un barbagianni che mi ha proiettato in un mondo affascinante che mi ha letteralmente rapito – racconta – Mi sono sempre più appassionato, ho approfondito e studiato tutte le caratteristiche di questi animali con le loro differenze morfologiche, di caccia, di appostamento, imparando ad apprezzare il fascino del predatore notturno e la caparbietà e velocità di esecuzione di quello diurno». Nel frattempo, decide di trovare una “moglie” al suo primo maschio di barbagianni e oggi questa grande passione ha dato vita in poco meno di dieci anni al “Mulino dei Gufi” a Lama Mocogno, allevamento che ospita una trentina di rapaci di specie diverse: dalla poiana di Harris al gheppio europeo, dal barbagianni al falco pellegrino fino all’assoluto protagonista, il gufo, rappresentato dal gufo reale europeo, africano, indiano e dal gufo delle nevi. Hanno tutti un nome questi rapaci, «perché tutti hanno una storia che lo giustifica, come ad esempio Amon-Ra, il nostro assiolo tropicale, a cui abbiamo dato il nome del dio egizio tra i più importanti e venerati perché non potendo incutere timore con la sua stazza di 118 grammi, almeno ci prova con il nome».

Passione incredibile

È una passione incredibile quella che accompagna Davide, che di lavoro fa tutt’altro, ma in questi anni è riuscito non solo a diventare istruttore nazionale collezionando tutti i brevetti necessari per i corsi di addestramento, ma a dare forma – grazie anche al sostegno di sua moglie Cristina e dei collaboratori Luca e Francesca – a un posto unico nel suo genere con un’associazione di promozione sociale che si occupa di divulgazione didattica, salvaguardia e conoscenza dei rapaci: «Vogliamo raccontare e dimostrare la bellezza di questi animali, per questo abbiamo relazioni con le scuole e soprattutto quando partecipiamo agli eventi non privilegiamo la dimostrazione di volo, ma il “battesimo del guanto”: l’emozione di accarezzare un Barbagianni o un gufo, sentire la morbidezza unica del piumaggio, guardargli negli occhi suscita emozioni indelebili rispetto ad un semplice volo con richiamo». C’è poi quel desiderio di raccontare il fascino di questo mondo e smentire le tante (false) credenze che lo accompagnano: «Il gufo è un animale notturno perché le sue prede sono i roditori ed è più semplice trovarli dopo il tramonto. Inoltre, di notte non vede bene, ma intravede perché la sua forza è l’udito, come per il barbagianni che riconosce da 100 metri di distanza il rosicchiare di una noce ed è in grado di creare una sorta di mappa sonora tridimensionale dell’ambiente che lo circonda, pianificando così al millimetro la traiettoria di volo da adottare per eludere la preda».

Il volo del barbagianni

Il volo di un barbagianni è infatti particolarmente silenzioso rispetto al gufo, che può però raggiungere – in picchiata – una velocità di quasi 50 km/h, mentre il falco pellegrino sfiora invece i 350 km/h. È tanta la curiosità che accompagna questi rapaci, alcuni dei quali con livelli di allerta arancione per il rischio estinzione per cui le normative per gli allevamenti sono molto rigide: «Per nostra scelta consentiamo al massimo due o tre nidiate per specie all’anno perché preferiamo cedere i piccoli solo a persone con esperienza e che soprattutto accettano di essere seguite e consigliate per tutto il tempo – conclude Davide – Bisogna capire che possono essere considerati animali da compagnia alla stregua di cani e gatti, occorre avere nozioni ben precise, gli spazi giusti e soprattutto del tempo da dedicargli per lasciarli volare liberi». Se il rapporto non è solido il rapace non torna indietro. E non è colpa dei gufi.

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