Da Marano alla conquista della Svezia: Nora è imprenditrice dell’anno grazie alla sua startup
Eleonora Cavani, 34 anni, premiata a Stoccolma per la sua startup Alba Health: «Soffrivo di dermatite, ora con la mia azienda aiuto i bambini a stare meglio. E appena posso torno a casa nell’agriturismo dei miei genitori, il Podere Prasiano»
MARANO. Ha l’accento modenese l’imprenditrice dell’anno in Svezia. Già, perché Eleonora “Nora” Cavani, 34 anni, pur vivendo all’estero da tanto tempo, conserva ancora con fierezza quella inconfondibile cadenza e appena può torna «nel bel Paese, all’agriturismo dei miei genitori, il Podere Prasiano di Marano». La sua avventura imprenditoriale non può prescindere da quella personale: la dermatite incurabile che tanto l’ha fatta soffrire è diventata il motore della startup Alba Health, da lei co-fondata nel 2022 a Stoccolma. Lo scopo? Aiutare genitori e bambini a contrastare diverse malattie croniche cambiando la propria alimentazione. Ha già raccolto 5 milioni di investimenti e cresce del 20 per cento mese su mese.
Cavani, come si arriva a questo importante riconoscimento?
«Ricevere il premio del Dagens Industri (principale quotidiano svedese) è stata una grande soddisfazione. Anni fa soffrivo di dermatite atopica su tutto il corpo: facendo un po’ di ricerche sono riuscita a ridurla e a stare meglio, grazie a un cambiamento nell’alimentazione, allo studio del mio microbioma intestinale e a un diverso stile di vita. Non dico di aver curato la dermatite, ma nel mio caso il miglioramento è stato enorme e mi ha cambiato la vita. Ho studiato biotecnologie e ingegneria farmaceutica e ho iniziato ad approfondire il rapporto tra stile di vita, alimentazione e salute. Nel 2022 mi sono licenziata e ho co-fondato Alba Health con il professor Willem de Vos: quello che avevo testato su di me aveva funzionato, perché non far stare bene anche gli altri?».
Come funziona Alba Health?
«Parte tutto da un test che si può fare comodamente a casa al proprio bambino. Poi lo analizziamo in laboratorio e sulla base dei risultati, tramite l’app e i videoconsulti con i nutrizionisti, aiutiamo le famiglie a capire meglio come organizzare l’alimentazione dei propri figli. Con l’app è possibile anche fotografare un pasto o un prodotto del supermercato per ricevere indicazioni utili. Non siamo un’alternativa al medico, né una cura esatta: piuttosto cerchiamo di aiutare le persone a mangiare meglio e ad essere più consapevoli».
Il mercato come ha reagito?
«Negli ultimi diciotto mesi siamo cresciuti in media del 20 per cento al mese. Oggi abbiamo migliaia di clienti in Svezia e nel Regno Unito, con la possibilità di raggiungere clienti in tutta Europa. Siamo attivi anche in Italia, dove c’è grande interesse. Le persone sono molto attente ai temi dell’alimentazione e, rispetto ad altri mercati, mi sembra che ci sia anche una maggiore consapevolezza sul microbiota. Sul tema degli alimenti ultraprocessati il Regno Unito, ad esempio, è in una situazione peggiore rispetto all’Italia».
A tal proposito, una sua scoperta recente ha creato un vero e proprio caso negli Uk…
«Abbiamo scritto una lettera al governo del Regno Unito dopo aver realizzato uno studio sugli omogeneizzati. È emerso che il 58 per cento dei prodotti analizzati non è conforme alle linee guida. Il The Guardian ha ripreso la nostra lettera, abbiamo ricevuto una risposta dal governo e la vicenda è diventata un caso parecchio virale. Secondo diversi studi e indicazioni pediatriche, un’alimentazione di questo tipo può essere associata a conseguenze negative sulla salute, tra cui un maggiore rischio di obesità».
C’è un caso che le è rimasto nel cuore?
Non dimenticherò mai il primo bambino che abbiamo seguito: secondo quanto ci ha raccontato la famiglia, la sua dermatite è scomparsa e non è più tornata. Quando incontri storie come queste capisci che quel sogno può diventare realtà».
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