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Rimpasto, sicurezza, dg, fonderie: l’autunno bollente della giunta Mezzetti

di Luca Gardinale
Rimpasto, sicurezza, dg, fonderie: l’autunno bollente della giunta Mezzetti

Tutti i nodi politici e amministrativi che dovranno essere risolti da settembre

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MODENA. Di certo non ci sarà da annoiarsi. Anche perché i temi caldi sono davvero tanti, tra questioni politiche e casi amministrativi, e qualcuno è bollente. Per la giunta Mezzetti, insomma, si prospetta un autunno davvero intenso, con parecchie grane da affrontare.

Le questioni politiche

Ma quali sono dunque i casi aperti? Partendo dalla politica, le questioni riguardano in particolare il sindaco Massimo Mezzetti, e la prima non può che essere il rimpasto: atteso da tempo, con due assessori più fuori che dentro, il Pd in pressing per avere più spazio, ma con il primo cittadino che ha sempre stoppato i cambiamenti nella sua squadra.

Fino a quando? Non troppo, probabilmente, anche perché oltre a quelli già noti di Alessandra Camporota (Sicurezza) e Vittorio Molinari (Ambiente), c’è sempre più anche un terzo nome in ballo: quello di Paolo Zanca, assessore in quota Azione, partito che alle elezioni politiche - probabilmente tra 7 mesi - correrà contro il centrosinistra. Ora, Mezzetti potrebbe continuare a difendere il suo braccio destro, l’uomo che ha in mano i dossier più complessi, forte del fatto che la giunta è espressione del voto a Modena di giugno 2024, ma fino a quando potrà andare contro le richieste del Pd, con un sistema di alleanze che, da Bologna a Roma, va in una direzione precisa?

Stesso discorso per la rottura totale tra il sindaco e Modena Civica, e in particolare con il consigliere regionale Vincenzo Paldino, che in Regione è in maggioranza e anche alle politiche sosterrà il centrosinistra con Progetto Civico Italia. Tornando a Zanca, presto il Pd tornerà a farsi sentire, e una “chiamata” in giunta di Diego Lenzini, oggi segretario cittadino e capogruppo, potrebbe rispondere alla necessità di riavvicinare sindaco e partito che ha il 42% delle “azioni” della maggioranza in un momento non proprio idilliaco dopo una serie di alti e bassi.

Ma se il rimpasto è il tema politico più vistoso, ce n’è un altro, a metà tra politico e amministrativo, che è piuttosto ingombrante: oggi il Comune è senza direttore generale, visto che Lorenzo Minganti è in aspettativa, con ottime chance di lasciare per entrare a far parte della magistratura amministrativa del Tar. La scelta di un nuovo dg diventa quindi centrale, con la necessità di “innestarsi” nella profonda riorganizzazione della macchina comunale avviata da Minganti. Una riorganizzazione che deve essere completata, trovando anche una soluzione “solida” per il ruolo di ragioniere capo se l’attuale dirigente Luca Chiantore, come sembra, dovesse essere scelto come nuovo direttore generale. Del resto, come ha fatto notare la curiosa mail anonima che a inizio agosto ha preannunciato ai dirigenti l’imminente addio di Minganti, la mancanza di un “vero” ragioniere capo si sente già oggi.

Restando alle questioni politiche, c’è da riallacciare i rapporti con i sindacati e le associazioni, ultimamente un po’ indeboliti, in assenza di un effettivo tavolo di confronto. Un altro tema politico importante sarà il rinnovo del cda della Fondazione di Modena, perché quello uscente era stato “costruito” dall’allora sindaco Muzzarelli con l’allora rettore Porro. E a proposito di università, c’è forse da migliorare un rapporto oggi piuttosto freddo.

I casi amministrativi

E poi ci sono le questioni amministrative, che non sono certo da meno: al primo posto c’è la sicurezza, tema molto sentito in città, che dall’attentato del 16 maggio in poi ha visto una notevole differenza di vedute tra sindaco e questore. Un problema anche politico, perché se nel rimpasto Camporota dovesse lasciare, ci sarebbe anche da decidere a chi affidare l’onerosa delega alla Sicurezza. Legato alla sicurezza c’è il tema della manutenzione e cura della città, una questione molto cara al primo cittadino, ma che si scontra con le poche risorse disponibili, e con lui anche quello del monitoraggio dell’illuminazione pubblica, dopo il disastroso avvio della nuova gestione, con interi quartieri al buio e semafori spenti, e con la necessità di incontrare Edison, il nuovo gestore, ed Hera, quello vecchio.

Un altro tema delicato è quello delle Fonderie di viale Ciro Menotti: oggi il cantiere procede, ma non c’è ancora un’idea precisa di cosa farne, tra l’ipotesi A (gestioni private, che al momento l’amministrazione sta cercando) e quella B, ovvero uffici comunali o pubblici. Anche l’apertura del Sant’Agostino comporta diverse questioni, a partire dalla necessità di fare sintesi sulle idee per la nuova piazza pedonale e presentare le linee progettuali alla Soprintentenza. Restando in centro, c’è la questione sempre aperta della movida e in particolare di via Gallucci, con il difficile equilibrio tra esigenze dei residenti e quelle del commercio e la gestione dell’ordine pubblico.

Per chiudere, due temi tutt’altro che secondari: il piano casa, con i risultati dell’avviso pubblico per trasformare gli uffici sfitti in alloggi, e la questione rifiuti, con la rivoluzione cassonetti da completare e i malumori degli ambientalisti per l’abbandono del porta a porta.

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