Viecave, mille anni di storia e un solo amore: quello della famiglia Sorbelli per il borgo di Iddiano
Sull’Appennino modenese, poco lontano da Pavullo, un agriturismo e un’azienda agricola raccontano una storia fatta di amore per il territorio, profondo senso di appartenenza e rispetto per le proprie radici
PAVULLO. Le radici, in Appennino, sono una cosa seria: o ti tengono ben ancorato alla terra o ti lasciano scivolare a valle. D’altronde, ci sono solo due modi per salvare dall’oblio un territorio di montagna: puoi scriverne la storia per tramandarla a chi verrà dopo, o puoi rimboccarti le maniche e rimetterne in piedi le mura. La famiglia Sorbelli è stata capace di fare entrambe le cose. Per capire l’impronta che i Sorbelli hanno lasciato su queste valli, bisogna salire fino al borgo storico di Iddiano, sorto attorno alla secolare chiesa di San Michele, e lasciarsi guidare dal profilo della torre di Viecave, che da quasi mille anni domina il paesaggio. Solo allora ci si rende conto che quello che a prima vista potrebbe sembrare “solo” un agriturismo di successo o una solida realtà agricola è in realtà un monumentale progetto di resistenza: una storia fatta di amore per il territorio, profondo senso di appartenenza e rispetto per le proprie radici.
C’è una continuità profonda nel patrimonio genetico dei Sorbelli: l’amore per queste montagne non si crea, si tramanda. La memoria torna allo “zio Albano”, ovvero Albano Sorbelli, l’illustre storico e bibliografo che per quasi 40 anni ha diretto la Biblioteca dell’Archiginnasio di Bologna. Fu lui il primo a scavare nel passato del Frignano, raccogliendo antiche carte, mappe e manoscritti - un patrimonio poi donato alla Biblioteca Estense di Modena. Oggi la storia si ripete con una curiosa simmetria: quello che lo zio Albano ha protetto nei libri e negli archivi, la sua famiglia lo sta preservando sul campo. Negli anni Sessanta, infatti, Viecave - un complesso sorto attorno a una torre del XII secolo e sviluppatosi tra ‘300 e ‘600 – rischiò di scomparire. La corsa verso le fabbriche del distretto ceramico aveva svuotato le campagne e il casale andò in rovina. Fu Laura Franchini a prendere una decisione coraggiosa: salvare quel luogo. Durante i mesi invernali, gli operai dell’azienda agricola lavorarono per dieci anni al recupero del borgo, ricostruendolo pietra dopo pietra, recuperando muri, camini e pavimenti originali. Terminati i lavori, in famiglia si posero però una domanda: cosa fare di una casa così grande? La risposta arrivò quasi per caso. Agli inizi degli anni ’80 Francesca e la madre parteciparono a uno dei primi convegni sull’agriturismo organizzati in Emilia-Romagna, e l’idea le conquistò immediatamente: così, nel 1984, nacque l’agriturismo. «Siamo partite pensando di far poco, invece abbiamo fatto tanto: siamo stati uno dei primi ad aprire», racconta Francesca, all'epoca studentessa. «Ci siamo ritrovate con ospiti che arrivavano da tutta la provincia e la regione per provare quella novità. Credevo di riuscire a conciliare studio e lavoro, ma l'agriturismo è diventato la mia vita». Se oggi Viecave e Iddiano sono tornate alla bellezza del passato, lo si deve a un puro atto d'amore e di resistenza. E il merito appartiene soprattutto alle donne di casa Sorbelli. La prima fu Annunziata, madre di Albano, a fine ‘800. Rimasta vedova in giovane età dopo la scomparsa del marito Isidoro, prese in mano le proprietà senza sapere nulla di agricoltura e riuscì a crescere da sola ben otto figli. Nel 1973 la storia si ripeté in modo drammatico con Laura Franchini, moglie di Giulio Sorbelli e madre di Francesca e Agostino. Suo marito morì improvvisamente a soli cinquant'anni, colpito da un malore mentre era alla guida di un trattore. Laura si ritrovò così vedova ad appena trent’anni, con i figli piccoli e un'azienda da mandare avanti proprio negli anni difficili dell'Austerity. Con una tenacia incrollabile, lei rifiutò di cedere e per otto lunghi anni traghettò l'azienda fino a quando il figlio Agostino non fu pronto a prenderne le redini: «Se lei avesse mollato, noi ora non saremmo qui», riconosce oggi il nipote Giulio.
Per i Sorbelli l’agriturismo non è mai stato un semplice lavoro di ristorazione, ma il naturale prolungamento del lavoro nei campi e nelle stalle. La sua forza risiede proprio nella solidità dell’azienda agricola di Iddiano, che rimane il cuore pulsante dell’attività. A guidare questa rivoluzione è Giulio Sorbelli, figlio di Agostino: un giovane commercialista che ha scelto di scommettere sulla montagna rinunciando alla carriera in città. Oggi Giulio gestisce una struttura all’avanguardia con circa 500 capi bovini, oltre 200 vacche in lattazione e una produzione giornaliera di quasi 100 quintali di latte che confluiscono al Caseificio Sociale di Iddiano, per poi produrre il prestigioso Parmigiano Reggiano “Prodotto di Montagna”. Qui la tradizione dialoga con la tecnologia più avanzata. «C'è poco da fare: se vuoi ottenere risultati, devi investire», spiega Giulio. La tecnologia ha permesso anche di smontare falsi miti sul mondo agricolo: «Si crede spesso che una vacca molto produttiva sia per forza un animale sfruttato e sofferente, invece è l'esatto contrario: l'alta produzione è la conseguenza spontanea del suo benessere. Senza aumentare i capi, siamo passati da 25 ad oltre 40 litri di latte al giorno per animale semplicemente perché nella nuova stalla le vacche hanno più spazio, non sono stressate e sono seguite meglio: è un circolo virtuoso da cui traggono beneficio l'animale, l'azienda e l'ambiente». Quella di Giulio non è soltanto una scelta professionale, ma una filosofia di vita che posa su un pilastro fondamentale: il sostegno della famiglia e dei collaboratori. A questo nucleo familiare si affianca una squadra preziosa. Tra collaboratori fissi e stagionali, l'azienda conta oggi più di dieci dipendenti, una squadra unita: «Senza di loro non andremmo da nessuna parte», sottolinea Giulio. Tutto ciò che la terra produce trova infine la sua naturale coronazione nell'accoglienza dell’agriturismo Viecave gestito da Francesca. Mangiare a Viecave significa prendersi il giusto tempo e ritrovare il calore autentico di un pranzo in famiglia: «Pensate di essere a pranzo dalla nonna», è l’invito di Francesca ai suoi ospiti. La cucina propone le ricette di casa: dai celebri krapfen salati al Parmigiano ai ravioli di ricotta, dai tortellini tradizionali fino alle tagliatelle ai funghi e alle crostate fatte in casa.
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