Ata: ottocento precari in attesa a Modena, tra speranza, sacrifici e incertezze
Assegnazioni al via nelle scuole del Modenese: pesano affitti, distanza e graduatorie. «Ho perso il lavoro a 53 anni e venduto casa e macchina per accedere a questo impiego»
MOENA. Ognuno ha atteso il proprio turno, chi intrattenendo i figli piccoli, chi scandendo il tempo e mostrando l’ansia dell’attesa con il movimento di un ventaglio, chi confrontandosi con i colleghi sul problema di un futuro incerto e dettato dalla precarietà lavorativa. Tutti accomunati dalla speranza di ottenere una soluzione adeguata alle proprie necessità, un posto che non li costringa a traslocare, a vivere un’odissea con i trasporti pubblici ogni giorno o persino a rinunciare all’incarico a causa di difficoltà abitative ed economiche. Ieri mattina sono iniziate le assegnazioni dei contratti a tempo determinato del personale Ata, che coinvolgono 800 lavoratori e continueranno lunedì 31 agosto e martedì 1° settembre. Davanti all’Ufficio scolastico provinciale di Modena, in via Rainusso, sono passate 200 persone tra collaboratori scolastici, assistenti amministrativi e tecnici.
«Ho venduto casa e macchina»
«Ho perso il lavoro a 53 anni, il reinserimento è stato difficile. Nel 2019 sono riuscita a diventare una collaboratrice scolastica, il prossimo anno dovrei essere immessa in ruolo». A raccontare la sua storia è stata Rosanna Visconti, una donna che ha attraversato l’Italia, partendo dalla provincia di Caserta, per trovare un impiego nel Modenese. «Ho venduto la casa e pure la macchina, tutto per riuscire ad accedere a questo lavoro. Nel settore la gavetta è molto lunga. In passato sono stata assegnata ad istituti scolastici a Vignola, a Castelfranco, a Modena. Mi svegliavo anche alle 5 del mattino per prendere il pullman e non dover cambiare appartamento». Chi riesce a trovare una casa in affitto ad un prezzo accettabile se la tiene stretta: «Sono una delle poche che vive da sola in un monolocale. Le mie colleghe pagano anche 500 euro per una stanza in condivisione». In tanti si lamentano degli affitti, carissimi e capaci di "mangiare quasi metà dello stipendio”. Si fanno i conti economici, ma anche quelli emotivi, perché a farsi sentire è spesso la lontananza dai propri affetti.
«Ho lasciato la famiglia al sud»
«Come tanti altri io vengo dalla Sicilia. La mia famiglia è rimasta là. Significa organizzare frequenti viaggi per vedere moglie e figli. I sacrifici erano stati messi in preventivo e li facciamo volentieri». A ricordarlo è stato Leonardo Sciacca, collaboratore dell’Istituto Corni, senza tralasciare l’obiettivo che lo motiva ad affrontare una vita complessa. «La speranza è quella di arrivare al posto di ruolo e chiedere il trasferimento per avvicinarsi di nuovo a casa». A volte la tanto agognata assunzione a tempo indeterminato si fa attendere più del previsto. «Ho un punteggio che in altri tempi mi avrebbe già permesso di essere una lavoratrice di ruolo, però ogni anno ci sono persone che mi scavalcano in graduatoria: chi ha svolto il servizio civile se lo è fatto riconoscere. Questo permette di avere dei punti in più, come il servizio militare», ha commentato una collaboratrice del personale Ata.
«Ho lasciato i miei figli a Benevento, viaggio ogni 15 giorni, ormai da 7 anni. Pensavo che una laurea servisse un pochino di più nel calcolo dei punteggi. Ogni volta è un punto interrogativo e mi chiedo: “Stavolta sarà il mio turno?”». Nel frattempo, bisogna accontentarsi dei posti disponibili. «Ho lavorato ogni anno in una scuola diversa, non per scelta. Il mio obiettivo è sempre stato quello di tornare dove ero già stata per avere un minimo di continuità, ma non sono mai riuscita ad ottenerla. Il problema è che siamo un po’ dei jolly». A raccontarlo è stata Sonia Pezzullo, trentaquattrenne, laureata in Economia e Management delle imprese internazionali, precaria da 7 anni, i primi due come collaboratrice scolastica e i restanti ricoprendo ruoli amministrativi. Originaria di Napoli, ha dovuto fare i conti con i problemi legati alla ricerca di una soluzione abitativa sin dal 2020, anno in cui ha iniziato a lavorare nel nostro territorio. «Ho avuto un’enorme difficoltà a trovare casa. Prima ero a Modena, da tre anni sono a Carpi, ci vorrei restare. In alternativa preferisco Mirandola, per non dover cercare un alloggio a Modena. Adesso sono in affitto, all’inizio dovrei pendolare. Non è un sistema sostenibile sui lunghi tempi. Ho dovuto comprare la macchina, anche in vista di futuri trasferimenti».
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