Costellazioni, continuano gli sfratti: «Sbagliato colpire i richiedenti asilo»
Due operatori della Cooperativa: «Non sono loro che creano disordini»
MODENA. Continuano gli sfratti dei richiedenti asilo nel complesso residenziale “Le Costellazioni”. La vicesindaca Francesca Maletti, il 26 agosto scorso, dichiarava che «dei 350 che erano ospitati, siamo calati a circa 165». L’obiettivo dell’amministrazione è quello di risolvere i problemi relativi al degrado e alla sicurezza dell’area e fare spazio «a diverse famiglie residenti a Modena per trovare una collocazione dignitosa». Le stanze in cui hanno vissuto fino ad oggi i richiedenti asilo, seguiti dalla Cooperativa L’Angolo, saranno infatti trasformati in mini appartamenti.
«Colpiti onesti lavoratori»
Se l’iniziativa è stata presa di buon grado da diversi residenti della zona che chiedevano un intervento netto, non tutti credono che sfrattare sia la soluzione migliore. «Si stanno colpendo lavoratori che con la criminalità non hanno nulla a che fare. Entro poche ore le prime dodici persone del nostro piano lasceranno il complesso e perderanno tutto ciò che ci sono costruite: la casa, il lavoro, le relazioni». A dichiararlo sono Fabio Vandelli e il collega Merkouris Evaggelos, due operatori della Cooperativa L’Angolo. I due gestiscono i richiedenti che vivono al secondo piano: sono in tutto 48. Le Costellazioni contano quattordici piani, in ognuno di essi ci sono due cucine a uso comune e tredici stanze da quattro posti letto ciascuna con bagni privati. I richiedenti asilo sono al secondo, terzo, quarto e quinto piano. Dal quinto al quattordicesimo piano ci sono persone con problematiche diverse: migranti con permesso di soggiorno, persone indigenti in situazione di povertà, persone con dipendenze e problemi comportamentali, senzatetto inseriti dai servizi sociali. Il complesso ospita in tutto tra le 500 e le 600 persone.
«Li ho visti piangere mentre leggevano la lettera»
«Ho visto ragazzi che si erano costruiti la propria vita qui piangere quando è arrivata la lettera di sfratto. Alcuni saranno ricollocati in altre strutture tra Vignola, Carpi e Castelfranco. Con la criminalità non c’entrano nulla, sono lavoratori che passano le proprie giornate a raccogliere la frutta nei campi, negli autolavaggi o nei ristoranti di Modena. Spostandoli dalla città, perderanno il lavoro e le poche relazioni che si sono costruiti sul territorio. Sono persone che faticano per costruirsi un futuro migliore». «Le criticità relative alla criminalità e al degrado - continuano i due operatori dell’Angolo - esistono nel complesso residenziale, è evidente e innegabile. Ma il problema non sono i richiedenti asilo, bensì il contesto generale: sono stati messi insieme, nello stesso palazzo, persone diverse che hanno bisogno di percorsi riabilitativi diversi. Non facciamo buonismo: noi, con le persone che seguiamo, abbiamo un approccio educativo “rigido”, pretendiamo che portino a termine i loro impegni e che trovino lavoro. La maggior parte lo fa e si integra piuttosto bene nel tessuto sociale. Colpire loro per accontentare una fetta della popolazione non risolve il problema e crea solo disagio. Siamo disposti a parlare con i cittadini e i comitati che hanno a cuore la situazione e che, giustamente, chiedono un intervento. Sarebbe utile, a nostro avviso, un interessamento dall’Arcivescovo di Modena Erio Castellucci su queste dinamiche», concludono i due operatori.
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