Difterite, a Modena vaccinati il 97% dei bambini: «Dati rassicuranti, ma c’è chi esita»
Il caso della bambina morta a 4 anni fa crescere l’allarme: in provincia numeri ottimi. Bellelli (Ausl): «Dopo il Covid alcuni genitori (pochi) sono diventati più diffidenti»
MODENA. La morte della piccola Anna Rosa Bartolotta, 4 anni, per difterite, ha riacceso con forza il dibattito sulle vaccinazioni. La bambina, infatti, non aveva ricevuto il vaccino contro quel tipo di malattia infettiva, mentre il cuginetto, regolarmente immunizzato, ha contratto una forma più leggera ed è rientrato dall’ospedale. Abbiamo così fatto commentare i dati modenesi sulle vaccinazioni contro la difterite (forniti da Ausl), al dottor Francesco Bellelli, responsabile della Pediatria di Comunità dell’Azienda Usl di Modena.
Dottor Bellelli, partiamo dalla difterite: con una copertura dell’esavalente del 97,33% a 24 mesi a Modena, quanto è concreto oggi il rischio che si verifichi anche nel nostro territorio un caso di difterite in un bambino non vaccinato?
«Non è un rischio concreto, tutt’altro, ma nonostante si tratti di un’evenienza estremamente improbabile nel nostro territorio, non può essere esclusa, perché c’è comunque una minima possibilità che un bambino non vaccinato venga a contatto con un portatore. Questo soprattutto come conseguenza della nostra società globalizzata, che può esporre a un caso “d’importazione”, o a contesti con bassa adesione vaccinale».
Quel 2,67% di bambini che a 24 mesi non risulta coperto dall’esavalente chi rappresenta? Si tratta prevalentemente di famiglie che rifiutano il vaccino, di vaccinazioni semplicemente ritardate o ci sono anche altre ragioni?
«Molti bambini non coperti a 24 mesi sono semplicemente in ritardo con le vaccinazioni. C’è poi una quota più piccola di famiglie che rifiutano le vaccinazioni, o esitano, posticipandole spesso per aver ricevuto informazioni errate, senza fondamento scientifico. C’è una quota non trascurabile di bambini arrivati da altre regioni/Paesi, che possono risultare non coperti per mancanza di documentazione sanitaria, o per interruzione del percorso vaccinale: in questi casi spesso ci occorre del tempo per ricostruire la storia vaccinale e si può accumulare del ritardo rispetto alle tempistiche previste dal calendario vaccinale».
A sette anni la copertura per l’esavalente scende dal 97,33% al 94,63%. Perché perdiamo quasi tre punti percentuali? È un fenomeno fisiologico dovuto ai richiami oppure ci sono bambini che rimangono effettivamente non vaccinati?
«È una riduzione attesa, perché andare ai sette anni è prevista una quarta dose. Anche in questo caso entrano in gioco i fattori elencati in precedenza: in gran parte si tratta di richiami non completati, o di situazioni rimaste in sospeso per mobilità verso altre regioni/Paesi e conseguenti ritardi nella registrazione di vaccinazioni già eseguite; una quota minore è dovuta a esitazione, o rifiuto, che nella nostra realtà tendono comunque spesso a ridursi nel tempo, grazie al tentativo costante di mantenere aperto un canale di confronto costruttivo con i genitori, nel rispetto del loro diritto ad essere correttamente informati e del diritto dei loro bambini ad essere efficacemente protetti; le condizioni sanitarie permanenti, che ci impediscono di sottoporre il bambino a vaccinazione, restano l’evenienza più rara, ma ci sono bambini che sviluppano controindicazioni che effettivamente non ci consentono di sottoporli al richiamo».
Dopo il caso mortale di Palermo, state facendo una verifica sui bambini modenesi che non risultano vaccinati contro difterite, tetano e pertosse? L’Ausl sa quanti sono e dove si trovano le principali sacche di mancata vaccinazione?
«Il monitoraggio delle coperture e il recupero di situazioni di ritardo, o inadempienza, fanno regolarmente parte del nostro lavoro quotidiano: una manutenzione costante prevista dalla stessa Legge 119 del 2017, che ha esteso l’obbligo vaccinale già presente in Italia per l’età pediatrica e introdotto misure per aumentare le coperture vaccinali».
Il 97% di copertura può sembrare un numero rassicurante. Ma quel 3% che manca può essere sufficiente, nel caso di una malattia contagiosa e potenzialmente letale come la difterite, a permettere al batterio di tornare a circolare?
«Una copertura del 97% è ottima e rassicurante, ma non rende impossibile la circolazione del batterio, la rende semplicemente estremamente improbabile. Come ha dimostrato il caso di Palermo, non è necessaria una grande circolazione del batterio, affinché una malattia rara trovi un varco per riapparire».
Se domani a Modena si presentasse in pronto soccorso un bambino non vaccinato con febbre, mal di gola e difficoltà respiratoria, quanto è facile oggi riconoscere una difterite? Il fatto che sia una malattia rarissima rischia di renderne più difficile la diagnosi?
«La rarità di una malattia aumenta il rischio di ritardo diagnostico, perché i clinici ne vedono pochissimi casi, o addirittura nessuno. Riconoscere la difterite al giorno d’oggi non è pertanto scontato, perché presenta segni clinici caratteristici e distintivi, ma appunto è una malattia rara e può essere confusa con faringiti batteriche, o virali comuni. Sicuramente il caso di Palermo ha aumentato molto il livello di allerta».
Le famiglie che scelgono consapevolmente di non vaccinare i propri figli sono in aumento, stabili o in diminuzione a Modena? Avete dati aggiornati sulle motivazioni dei genitori che rifiutano le vaccinazioni?
«Sicuramente dall’introduzione della Legge sull’obbligo vaccinale nel 2017 ad oggi a Modena, come a livello regionale, le coperture vaccinali sono aumentate. Abbiamo osservato e osserviamo ancora un lieve incremento dell’esitazione vaccinale in concomitanza di eventi che portino l’attività vaccinale al centro dell’attenzione mediatica, com’è stato durante la pandemia da Covid-19 o per le notizie che arrivano dagli Usa. Questo ha portato alcuni genitori (pochi) diventati diffidenti nei confronti delle vaccinazioni durante e il periodo Covid. Per la nostra esperienza, maturata a seguito dei numerosi colloqui con genitori dubbiosi, ad eccezione di una quota minoritaria di posizioni radicali, l'esitazione si lega al bisogno di informazioni per una scelta consapevole».
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