La cattedra mobile: il prof si divide tra Vignola, Carpi e Mirandola e fa 125 chilometri
L’assurda situazione che si viene a creare con i nuovi “Posti orario”: «Sono praticamente costretto a prendere l’auto. Ma la benzina chi la paga? Lo stipendio è sempre quello»
MODENA. Immaginate di non sapere se domani dovrete fare le valigie, prendere un treno, cercare una stanza da abitare. Immaginate di avere una famiglia e di non sapere se tra un giorno potrete ancora cenare insieme. Di dover dire ai vostri figli che per nove mesi forse papà o mamma saranno in un'altra città. Di salutare amici, affetti, abitudini. E di doverlo fare in meno di 24 ore.
L’odissea
Questa è l'odissea degli insegnanti precari e, in particolare, di un professore modenese di 43 anni che ha scelto di raccontarci la propria storia. Una storia nella quale all'incertezza della nomina si aggiunge quella degli spostamenti: quest'anno infatti ha saputo neanche ventiquattro ore prima della presa del servizio che avrebbe avuto l'orario diviso tra due sedi: una a Carpi e l'altra... a Mirandola. In tutto questo, ha domicilio a Vignola. Per lui il copione è ogni anno lo stesso: un contratto che termina il 30 giugno e l'attesa con Naspi. L'estate passa, agosto finisce, e resta appeso a una graduatoria, a un algoritmo, a una speranza. Finché il telefono non squilla, sempre troppo tardi. «L’avvertimento mi è arrivato il 31 agosto alle ore 18. Il giorno prima della presa di servizio», racconta. Parliamo di poco più di dieci ore per capire dove andare, come organizzarsi, raggiungere la sede e cominciare un nuovo anno scolastico. Lui, intanto, era in Campania dalla sua famiglia.
Il «posto orario»
«Per cercare di avvantaggiarmi sono partito in autonomia il giorno prima al mattino, fiducioso, ma senza sapere se avrei avuto effettivamente la nomina». Fortunatamente è arrivata e… addirittura in due scuole: dodici ore da svolgere a Carpi e le restanti sei a Mirandola. Niente di insolito per lui e i colleghi quest'anno a causa del meccanismo ministeriale del «posto orario», che prevede che vengano uniti spezzoni di ore rimasti disponibili per costruire un unico incarico. Il risultato è che, per arrivare all'orario completo, un docente può ritrovarsi a dover insegnare in più scuole e anche in comuni diversi. E così da tre giorni la sua routine è Vignola, Carpi, Mirandola, Vignola.
125 chilometri al giorno
In automobile, abbiamo controllato, sono circa 125 chilometri. E le alternative alla macchina non sono poi così allettanti… «Da Vignola non c'è il treno per andare a Carpi, banalmente. Ci sono pochi collegamenti con gli autobus. E il problema è che non posso affidarmi alla puntualità dei mezzi, perché immagino che i cambi d’ora tra una classe e l’altra non saranno sempre lunghi e dilatati –. spiega –. Sono praticamente costretto a prendere l’auto. Ma la benzina chi la paga? Lo stipendio è sempre quello. Non ci sono buoni o agevolazioni in merito per noi docenti. I costi della vita sono sempre più alti, e questo mi causa tantissimo stress». Rifiuta, direte. Ma «non può». Perché «dietro l'algoritmo che decide dove veniamo assegnati, ci sono conseguenze concrete per chi non prende servizio – afferma –. Sono previste infatti sanzioni per la rinuncia e, in particolare, per l'abbandono dell'incarico, con effetti sul conferimento delle supplenze. Se rifiuto perdo quindi la possibilità di essere assegnato per parecchio tempo». E allora si parte. Si fanno chilometri. Si paga la benzina. Si incastrano gli orari. Si cerca una sistemazione. Si rimette in ordine la vita ogni settembre. E tutto questo per continuare a fare un mestiere che, nonostante tutto, lui dice di amare. «A me piace questa professione. Adoro insegnare ai ragazzi e imparare da loro». Quando gli chiediamo cosa vorrebbe all’interno del settore, la parola che usa è «dignità». «Perché non ci permettono di svolgere questo mestiere in modo dignitoso dopo lauree, anni di formazione ed esperienza?», incalza. La risposta, per ora, passa da un contratto che finisce il 30 giugno, da una nuova domanda, da due mesi di Naspi, da un algoritmo e da una comunicazione che arriva sempre troppo tardi. Poi ci sono i chilometri. E, comunque la si pensi, alla fine bisogna essere in classe. Possibilmente puntuali e con il sorriso.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
