Mostro di Modena, riaperte le indagini sui 7 delitti: analisi sui reperti, Dna e atti
Gli investigatori si sono recati nell’Istituto di Medicina Legale su richiesta della procura. L'avvocata Barbara Iannuccelli: «Ho l’incarico da cinque famiglie delle vittime, ora speriamo»
MODENA. Quegli atti da tempo negli armadi smetteranno di essere impolverati. Quelle famiglie di giovani donne uccise, potrebbero avere qualche risposta dopo oltre trent’anni. Sono state riaperte le indagini sul “Mostro di Modena” e sugli otto omicidi di donne commessi tra il 1985 e il 1995. Qualcosa si è mosso nei giorni scorsi, quando gli investigatori, su richiesta della procura, si sono recati nell’Istituto di Medicina Legale: i vecchi reperti risalenti agli anni dei delitti potrebbero essere analizzati con le nuove tecniche con la speranza di ottenere qualche risposta. Un primo input è arrivato dall’avvocata Barbara Iannuccelli, che l’anno scorso aveva ricevuto il mandato dalla famiglia di Anna Maria Palermo, giovane uccisa a coltellate nel 1994, per presentare un’istanza chiedendo nuove analisi attraverso le moderne tecnologie. Nel frattempo alla legale sono arrivate altre quattro famiglie: quelle di Marina Balboni, Giovanna Marchetti, Donatella Guerra e Claudia Santachiara.
La richiesta si concentra sui reperti ritrovati accanto ai cadaveri. «Abbiamo studiato tutti quanti gli atti e la tecnica di richiesta di riapertura che noi abbiamo utilizzato è focalizzata sull'elenco dei reperti ritrovati accanto ai cadaveri delle ragazze – spiega Iannuccelli - Per dire, nella mano di Claudia Santachiara vennero ritrovati tre capelli, che però all'epoca furono solo descritti dal medico legale e pur essendo un reperto, di fatto non furono utilizzabili perché ovviamente all'epoca non si poteva utilizzare il Dna come uno strumento di indagine. Oggi, invece, tutto ciò sarebbe possibile... questi capelli, come anche il sasso utilizzato per uccidere Anna Maria Palermo, come tante altre cose che sono state trovate, ma proprio tanti oggetti, che però sono giaciuti lì per tanti anni».
Il primo a ipotizzare l’esistenza del “Mostro di Modena” fu Pierluigi Salinaro, all’epoca cronista di nera della Gazzetta di Modena. Parlò di un serial killer responsabile di otto omicidi avvenuti tra il 1985 e il 1995. Donne spesso definite «ai margini», molte delle quali prostitute o tossicodipendenti. All’epoca la procura portò avanti otto indagini distinte, senza una visione d’insieme. Anche i tentativi successivi di collegare i casi non portarono a risultati concreti. Recentemente Salinaro ha pubblicato, insieme a Irene Moruzzi e Pamela Nardi, «Le vittime del Mostro di Modena», volume edito da Artestampa, che ricostruisce i delitti attraverso documenti, atti processuali e strumenti della criminologia moderna.
A febbraio l’associazione culturale “I Ricci” di Lodi Vecchio ha consegnato al procuratore una raccolta di oltre mille firme con cui si chiedeva la riapertura del caso. Gli otto delitti si sono susseguiti tra il 1985 e il 1995. Giovanna Marchetti venne trovata senza vita a Baggiovara nel 1985, uccisa con una pietra. Nel 1987 Donatella Guerra fu uccisa con un punteruolo e Marina Balboni venne trovata strangolata. Nel 1989 morì per strangolamento Claudia Santachiara. Nel 1990 Fabiana Zuccarini fu trovata in un fosso a Staggia, nel 1992 Anna Abbruzzese in un fosso a San Prospero.
Nel 1994 fu uccisa Anna Maria Palermo. Nel 1995 Monica Abate, l’ultima vittima, fu strangolata.
«La riapertura dell'indagine è quindi più che probabile. Sappiamo – conferma Iannuccelli – che c'è stato un movimento presso l'Istituto di Medicina Legale finalizzato all'acquisizione di questi reperti e noi non possiamo che essere contenti. Anche carabinieri e polizia ci stanno lavorando».
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