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Salis indica la strada da Modena: «Il campo largo ci farà vincere»

di Gabriele Canovi
Salis indica la strada da Modena: «Il campo largo ci farà vincere»

Alla Festa dell’Unità in più di 800 per la sindaca di Genova, Stefano Bonaccini e Antonio Decaro «I cittadini si sentono meno sicuri. Vannacci? Dovrebbero staccargli il microfono»

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MODENA. Prima, la cena all’Osteria 467 – nel cuore della Festa dell’Unità – insieme al “padrone di casa” Stefano Bonaccini e ad altri esponenti del Pd modenese e regionale. Poi, il saluto ai volontari, tra abbracci, selfie e applausi. Tanti applausi. Gli stessi che si sono alzati dalla platea – più di ottocento le persone presenti all’Agorà Tina Anselmi – quando è salita sul palco.

Salis, Decaro e Bonaccini

La grande protagonista del sabato alla Festa dell’Unità provinciale è stata senza ombra di dubbio Silvia Salis, sindaca di Genova e tra i volti più popolari della politica italiana al momento (quantomeno nel centrosinistra). Con lei, il presidente del Pd ed europarlamentare Stefano Bonaccini e il presidente della Puglia Antonio Decaro. Al centro – e non poteva essere altrimenti – il campo largo in vista delle prossime elezioni politiche del prossimo anno. E Salis, diciamo, di campo largo se ne intende: «La mia storia politica parla chiaro – ha detto rispondendo alle domande della giornalista Myrta Merlino – la maggioranza che sostiene l’amministrazione comunale di Genova è larga, larga sì: Avs, Azione, Italia Viva e, ovviamente, il Pd. Non è facile stare insieme, lo so, ma è ancora più difficile non governare. Guardare la destra al governo è più frustrante rispetto alla fatica di stare insieme. Meglio convivere e trovare una sintesi, piuttosto che perdere. Fischiando gli altri – ha detto rivolgendosi alla platea quando si è alzato qualche mormorio ai nomi di Calenda, Renzi o Conte – non andiamo da nessuna parte. Il futuro? Ho detto che alle primarie non partecipo, vorrei governare Genova con un Governo progressista per il bene dei territori».

Stoccata a Vannacci

Poi, una stoccata (forse anche qualcosa di più) a Vannacci: «Di Vannacci parliamo decisamente troppo. Lo dico da madre, da donna e da cristiana – qui il riferimento è piuttosto chiaro, ndr – Quando uno dice che, prima di abortire, una donna dovrebbe ascoltare il battito del cuore del bambino, dovremmo staccargli il microfono. Mi meraviglio di come un personaggio così possa essere accettato in una coalizione». Sempre al leader di Futuro Nazionale, si è rivolto anche Decaro: «Sappiamo cosa fare. Le elezioni vogliamo vincerle con il programma dei progressisti, non con i modi di una persona che dice cose aberranti, che nega i femminicidi e che vuole riportare il Paese indietro nel tempo, verso tempi più bui». Poi, ecco Bonaccini: «Il governo Meloni? La stabilità è un valore, ma dovrebbe essere accompagnata dai risultati. Si è festeggiata la longevità, ma non si è in grado di festeggiare alcun risultato importante, né dal punto di vista economico né da quello sociale. Facciamo un esempio: i carburanti, che hanno prezzi alle stelle e stanno mettendo in ginocchio migliaia di famiglie, cittadini e imprese. Oppure pensiamo alla crescita: è la più bassa quest’anno e il prossimo tra i 27 Paesi dell’Unione Europea. Complessivamente, senza i fondi del Pnrr, l’Italia sarebbe già in recessione. Anche sul fronte della sicurezza, a sentire i cittadini, la situazione è peggiorata: avevano promesso un Paese più sicuro. Per cui c’è molto poco da festeggiare. Tocca a noi costruire l’alternativa per battere questa maggioranza il prossimo anno. Le primarie? Per favore, aboliamo questa parola per le prossime settimane».

Strada tracciata

Infine, un commento sulla polemica nata dopo le sue parole sulle correlazioni tra titolo di studio e scelte di voto: «Un’ondata di fango simile la ricordo solo per il caso Bibbiano – ha ammesso – Le mie parole sono state strumentalizzate». Infine, i primi provvedimenti che i tre adotterebbero in caso di vittoria nel 2027: «Un grande piano pluriennale da 20 miliardi di euro» per Decaro; «il salario minimo e il riconoscimento dello Stato di Palestina», per Bonaccini; «i nidi gratuiti in tutta Italia», per la sindaca di Genova Salis. Insomma, da Modena è stata tracciata la strada: il centrosinistra può vincere le prossime elezioni, ma per farlo serve andare d’amore d’accordo. O quantomeno, soltanto d’accordo.
 

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