Agrivoltaico, scontro nella Bassa: il caso di Finale approda in Regione
Sicurezza idraulica, microclima e suolo tra le richieste di Forza Italia e Patto per il Nord
FINALE. La corsa alle energie rinnovabili accende il dibattito politico nella Bassa modenese. Al centro della discussione ci sono i maxi impianti agrivoltaici previsti tra Finale Emilia e San Felice sul Panaro, progetti che secondo i promotori rappresentano un importante contributo alla transizione energetica, ma che per una parte del mondo politico e associativo sollevano interrogativi rilevanti sul piano ambientale, agricolo e territoriale.
A portare il tema all'attenzione della Regione Emilia-Romagna è il deputato di Forza Italia Benedetta Fiorini Vignali, che chiede una valutazione complessiva degli effetti derivanti dalla concentrazione di numerosi impianti nello stesso quadrante territoriale.
«Finale Emilia non può diventare un laboratorio a cielo aperto», sostiene l'esponente azzurra, secondo la quale l'analisi dei singoli progetti non sarebbe sufficiente a misurare le conseguenze complessive sul territorio. La richiesta è quella di considerare con particolare attenzione tre aspetti: sicurezza idraulica, impatto cumulativo delle installazioni e possibili modificazioni del microclima. Il primo nodo riguarda il rischio idraulico e idrogeologico. Nel caso del progetto "Energia del Panaro", un impianto da oltre 83 megawatt, la stessa Regione ha disposto l'assoggettamento alla Valutazione di Impatto Ambientale evidenziando la presenza di alcuni lotti in area golenale, la ridotta permeabilità dei terreni limoso-argillosi, l'elevata criticità idraulica e gli importanti volumi di scavo previsti. Elementi che, secondo gli uffici regionali, richiedono approfondimenti specifici sugli effetti potenziali su suolo e risorse idriche. Secondo Vignali, in un territorio che ha già sperimentato in passato situazioni di fragilità legate alla gestione delle acque, è necessario dimostrare in modo rigoroso che opere di tali dimensioni non compromettano il drenaggio naturale dei terreni né aggravino le criticità durante gli eventi meteorologici più intensi. Il secondo tema è quello della concentrazione degli impianti. A Finale Emilia, infatti, non si discute di un solo intervento ma di una serie di progetti agrivoltaici accompagnati da infrastrutture e opere di connessione. Anche nel procedimento relativo all'impianto Galliera, ARPAE ha previsto prescrizioni che impongono di tenere conto degli impianti limitrofi e dei possibili effetti cumulativi. Per il parlamentare forzista è dunque necessario un cambio di approccio: non limitarsi a verificare la compatibilità di ciascun progetto preso singolarmente, ma valutare quale sarà l'effetto complessivo di centinaia di ettari interessati da pannelli, reti tecnologiche e infrastrutture accessorie.
Un ulteriore punto di attenzione riguarda il microclima. La Regione, sempre nell'ambito dell'iter dell'impianto Galliera, ha disposto un monitoraggio meteoclimatico post operam per verificare l'eventuale presenza del cosiddetto effetto "isola di calore". La prescrizione prevede che l'analisi tenga conto anche degli altri impianti fotovoltaici e agrivoltaici presenti o in fase di autorizzazione nell'area. Da qui la richiesta di un'indagine più ampia sugli effetti complessivi che l'accumulo di grandi installazioni potrebbe produrre nel lungo periodo.
Sullo stesso fronte interviene anche Patto per il Nord Mirandola, attraverso Riad Ghelfi e Daniele Ori. Il movimento si dichiara favorevole alle energie rinnovabili ma contrario alla trasformazione di ampie superfici agricole in distese di pannelli fotovoltaici. Secondo Ori, prima di occupare terreni fertili occorrerebbe sfruttare prioritariamente tetti di capannoni, edifici pubblici, parcheggi, aree industriali dismesse, cave recuperate e superfici già compromesse. La preoccupazione riguarda gli effetti sulle aziende agricole, sul paesaggio rurale, sulla viabilità locale e sulla stessa rete elettrica.
Ghelfi sottolinea invece la necessità di distinguere tra fotovoltaico e vero agrivoltaico. Per il rappresentante di Patto per il Nord, la produzione agricola deve restare l'attività principale dei terreni coinvolti, con controlli periodici e criteri rigorosi che garantiscano la continuità delle coltivazioni.
Entrambi chiedono infine una pianificazione regionale più organica, in grado di favorire la produzione di energia pulita senza compromettere il valore agricolo di una delle aree più produttive della pianura modenese. Il confronto è aperto e approda in Regione.
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