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L’Emilia prepara la via d’uscita sullo stop ai veicoli diesel Euro 5

di Evaristo Sparvieri
L’Emilia prepara la via d’uscita sullo stop ai veicoli diesel Euro 5

Il Piemonte evita le limitazioni, la Lombardia no. Anche il Veneto frena

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MODENA. Il Piemonte si è portato avanti: nessuno stop. La Lombardia, invece, è orientata a rispettare il divieto. Veneto ed Emilia-Romagna stanno invece studiando misure alternative, in modo da impedire il blocco, ma devono assicurare una riduzione delle emissioni equivalente alle limitazioni del traffico. E così sullo stop ai veicoli diesel Euro 5, in vigore dal 1° ottobre, ogni regione sembra andare in ordine sparso. Nella nostra regione, secondo quanto emerso nell’estate scorsa in Assemblea Legislativa, i diesel euro 5 sono circa 370mila veicoli. E sarebbero circa 270mila quelle potenzialmente interessate dal provvedimento. La misura sarebbe dovuta entrare in vigore nell’intero bacino padano un anno fa, salvo poi rimandare tutto di un anno grazie al Decreto Infrastrutture del 2025, che inseriva come parametri anche i centri abitati con più di 100mila abitanti, dotati di un adeguato trasporto pubblico e situati in zone che superano i limiti di Pm10 o biossido di azoto. E adesso? Ciascuno per sé. O quasi. Incentivi piemontesi La Regione Piemonte ha approvato un nuovo piano strategico per la qualità dell’aria che sostituisce l’ordinanza di allineamento alle restrizioni del bacino padano con un pacchetto di misure compensative: forti incentivi per i biocarburanti, contributi per la rottamazione delle vecchie stufe a biomassa, potenziamento del trasporto pubblico e accordi con il settore agricolo per abbattere le emissioni di ammoniaca. Limiti lombardi In Lombardia lo stop ai diesel Euro 5 passeggeri scatterà regolarmente ma la Regione ne ha limitato l’impatto: il divieto varrà dal lunedì al venerdì, dalle 7.30 alle 19.30, solo nelle quattro città sopra i 100mila abitanti – Milano, Brescia, Bergamo e Monza – risparmiando i Comuni più piccoli. Per i veicoli commerciali N1 e N2 l’obbligo è stato posticipato al 2027. Per circolare nelle aree protette, gli automobilisti lombardi dovranno affidarsi al sistema di monitoraggio chilometrico MoVe-In, che consente di beneficiare di una deroga sulla base dei chilometri percorsi . Veneto in corso La giunta regionale del Veneto ha avviato l'iter legislativo per sospendere il divieto, che avrebbe interessato circa 150mila veicoli e altrettanti automobilisti nelle quattro grandi città sopra i 100mila abitanti: Padova, Verona, Vicenza e Venezia. La scelta nasce dalla volontà di tutelare famiglie, pendolari e tessuto economico, evitando la sostituzione forzata dell'auto in un momento economico complesso. Restano confermati i divieti già in vigore per i veicoli più vecchi e inquinanti. Il progetto di legge approvato dalla giunta prevede di rinviare le limitazioni al 1° ottobre 2027, a condizione che vengano adottate misure compensative capaci di garantire una riduzione equivalente delle emissioni. Il provvedimento è ora all'esame del consiglio regionale, e l'iter non è ancora concluso. Tra le misure allo studio: l'anticipo del bando per la trasformazione dei diesel Euro 5 in veicoli Dual Fuel (gasolio e metano) e il ricorso allo smart working per i dipendenti pubblici nelle giornate di allerta Pm10 arancione o rossa. Emilia, ci siamo quasi In Emilia-Romagna l'ordinanza per le misure alternative sembra ormai in dirittura d'arrivo, e potrebbe essere annunciata già domani, dopo un confronto con i sindaci dei Comuni capoluogo coinvolti: Bologna, Parma, Modena, Reggio Emilia, Ferrara, Ravenna, Rimini, Forlì e Piacenza. La disciplina regionale del 2026 consente infatti ai singoli Comuni di non applicare il fermo, a condizione che adottino misure compensative in grado di assicurare una riduzione equivalente delle emissioni e che ottengano il parere favorevole della struttura regionale competente. Sono comunque esclusi dal blocco gli Euro 5 monofuel o bifuel alimentati con carburanti alternativi riconosciuti dalla normativa. La Regione ha già affermato che si stanno cercando «soluzioni compensative efficaci e misurabili in grado di garantire gli obiettivi di miglioramento della qualità dell’aria. Questo con lo scopo di tutelare la salute di cittadini e cittadine con il minore impatto possibile su famiglie e attività economiche, già pesantemente gravate dall’aumento dei costi dell’energia».

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