Mostro di Modena, indagini riaperte: «Mia cugina Marina merita giustizia, ora speriamo di sapere la verità»
Balboni: «Prima di essere uccisa diceva di avere paura»
MODENA. Marina Balboni fu trovata morta a Gargallo di Carpi. Era il 1987: solo in Medicina Legale, dai segni di strangolamento rinvenuti sul collo, si capì che si trattava di un omicidio. La sua è una delle famiglie che hanno deciso di affidarsi all’avvocato Barbara Iannuccelli e a chiedere che le indagini sugli omicidi di quelle donne tra il 1985 e il 1995 venissero riaperte.
A farsi portavoce di questa richiesta anche per la madre di Marina – il padre purtroppo è venuto a mancare senza conoscere la verità – è Stefano Balboni, il cugino della giovane vittima. Stefano era presente nei mesi scorsi anche davanti alla procura di Modena il giorno in cui l’associazione culturale I Ricci di Lodi Vecchio ha depositato una petizione con oltre mille firme e una richiesta: riaprire il caso.
«Come allora – dichiara Stefano – ci aspettiamo verità e giustizia. La speranza è che i reperti si possano analizzare grazie alle moderne tecnologie e possano finalmente dare delle risposte».
Marina, poco prima di essere uccisa, aveva manifestato di avere paura per qualcosa: «Sì, spiega il cugino – aveva detto di avere paura e quel giorno era stata invitata a rimanere a casa».
Purtroppo, poi, il tragico ritrovamento: «Vorremmo anche rendere omaggio a mia cugina: è vero che era finita nel mondo della tossicodipendenza, ma stava facendo un percorso di disintossicazione e reinserimento. Inoltre dalla perizia quasi non sono state riscontrate tracce di tossicodipendenza su di lei. I miei zii ci speravano: speravano davvero che sarebbe tornata sulla retta via».
E Balboni anche per loro si è unito alle altre famiglie che, assistite dall’avvocato Iannuccelli, chiedono che vengano svolte nuove indagini: «Mio zio purtroppo è venuto a mancare. Aveva perso le speranze ormai, non credeva che sarebbero riusciti a trovare l’assassino.
Mia zia invece è ancora in vita, ed è anziana. Ha delegato me, anzi sono stato anche io a insistere. Le ho detto: “Non ti farebbe piacere sapere dopo tanti anni chi è stato?”.
Lei mi ha risposto: “Che male avrà mai fatto una ragazza di vent’anni per essere uccisa in questo modo?”. Forse aveva visto qualcosa».
Secondo Balboni, riaprire le indagini e arrivare a scoprire la verità su questi omicidi – che siano imputabili a una sola mano e quindi al “Mostro di Modena” o a più persone – è un dovere non solo nei confronti delle famiglie delle vittime, ma «per Modena, per Cittanova, dove vivo e dove ho avuto molto sostegno. Non sono l’unico che vuole sapere la verità: è giusto che si sappia e che questo capitolo buio venga finalmente chiuso». Stefano ricorda inoltre che il 20 settembre, alle 16, si terrà a Pavullo una conferenza dedicata ai delitti del Mostro di Modena, con l’associazione culturale “I Ricci” di Lodi Vecchio.
Le indagini
È dei giorni scorsi la notizia della probabile riapertura delle indagini. Gli investigatori hanno ripreso in mano i vecchi atti e i reperti conservati in Medicina legale per capire se siano ancora analizzabili: in questo caso si farebbe l’analisi sul dna.
Gli otto delitti si sono susseguiti tra il 1985 e il 1995. Giovanna Marchetti venne trovata senza vita a Baggiovara nel 1985, uccisa con una pietra. Nel 1987 Donatella Guerra fu uccisa con un punteruolo e Marina Balboni venne trovata strangolata. Nel 1989 morì per strangolamento Claudia Santachiara. Nel 1990 Fabiana Zuccarini fu trovata in un fosso a Staggia, nel 1992 Anna Abbruzzese in un fosso a San Prospero. Nel 1994 fu uccisa Anna Maria Palermo. Nel 1995 Monica Abate, l’ultima vittima, fu strangolata. Il primo a ipotizzare l’esistenza di un’unica mano fu Pierluigi Salinaro, all’epoca cronista di cronaca nera alla Gazzetta di Modena. l
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