Scuola, l'intelligenza artificiale entra in classe e nulla sarà come prima
Il timore principale è quello di educare alunni sempre meno indipendenti e meno capaci di costruire un proprio pensiero critico
MODENA. La strada è ormai tracciata e il percorso è irreversibile.
La scuola, spesso percepita come una realtà immutabile avvolta da un velo di sacralità, nonostante negli ultimi anni stia perdendo sempre di più l’aureola agli occhi dell’opinione pubblica, sta per compiere il primo passo di una trasformazione radicale.
E la protagonista è ancora una volta l’intelligenza artificiale, l’invenzione che, nel bene o nel male, sembra destinata a plasmare la società del futuro, dal mondo del lavoro alle nostre abitudini quotidiane. Nel corso dell’anno scolastico appena concluso sono state pubblicate le Linee guida ministeriali per regolamentare il suo utilizzo, lasciando comunque alle varie scuole un certo grado di libertà nel gestire autonomamente le modalità attraverso le quali introdurla nella didattica.
E quest’anno questo nuovo soggetto “scolastico” potrebbe diventare un protagonista di primo piano. Inevitabilmente.
Inevitabile
Perché è proprio quello il punto: nella scuola del futuro l’uso dell’intelligenza artificiale da parte degli studenti, sia in classe che a casa, sembra un fenomeno inevitabile.
D’altronde, inutile negarlo, sono già molti i ragazzi che si appoggiano all’IA per ricevere aiuto nel lavoro a casa, nello studio e, per i più truffaldini, anche nei compiti in classe, e agli istituti è stato suggerito di implementare in aula le nuove tecnologie proprio per educare ad un uso consapevole di esse.
Chi è nativo digitale, infatti, pur avendo dimestichezza con certi mezzi, non è immune a possibili inciampi, soprattutto quando si utilizzano strumenti che sembrano offrire tutto subito, senza chiedere nulla in cambio.
Non a caso tra i concetti che ricorrono più spesso nelle Linee guida del Ministero c’è l’obbligo di dover garantire agli studenti il diritto alla privacy, appoggiandosi a server e aziende che non trattengano i loro dati, che saranno quelle con cui le scuole collaboreranno.
Scetticismo
Non manca però lo scetticismo, accompagnato dai timori di contribuire, con una eccessiva tecnologizzazione dei luoghi dedicati all’apprendimento, ad educare alunni sempre meno indipendenti e meno in grado di costruire autonomamente un proprio pensiero critico.
«Tu non offri vera sapienza ai tuoi scolari, ma ne dai solo l’apparenza perché essi, grazie a te, potendo avere notizie di molte cose senza insegnamento, si crederanno d’essere dottissimi, mentre per la maggior parte non sapranno nulla». Una sentenza che appare tremendamente attuale, e che, a tutti gli effetti, può sembrare, ad un occhio meno attento, una invettiva contro chi promuove l’uso dell’IA nelle scuole, ma che in realtà ha una origine profondamente diversa.
Si tratta infatti di un passo del “Fedro” di Platone in cui il filosofo riporta il “Mito di Teuth”, attraverso il quale Socrate criticava l’esercizio della scrittura, reo di offrire un accesso immediato, ma non reale, alla conoscenza.
La differenza
Ed è proprio su questo concetto che si basa la difesa di chi invece vede nella tecnologia semplicemente uno strumento di crescita: ogni nuova scoperta è stata inizialmente osteggiata, ma poi ha contribuito a portare benessere e innovazione, anche culturale.
Resta comunque innegabile che sui danni causati dall’eccessiva esposizione al digitale di bambini e adolescenti la letteratura scientifica si è già espressa e alcuni paesi europei come Francia e Danimarca hanno attuato un passo indietro, vietando tablet e computer per la scrittura nelle scuole e nelle università.
Un’altra questione entrata nel dibattito pubblico è l’abbassamento della soglia dell’attenzione nei ragazzi, causata con tutta probabilità da un utilizzo precoce e smodato degli strumenti tecnologici.
Nuove abilità
Allo stesso tempo però, se è vero che il rischio è la perdita di alcune competenze oggi considerate fondamentali, l’IA potrebbe favorire lo sviluppo di nuove abilità, in futuro magari spendibili nel mondo del lavoro.
Insomma, il dibattito è vivo e divide insegnanti e genitori, ma quello che è certo è che, in qualunque modo la si pensi, la scuola, passo dopo passo, sta cambiando e non sarà più la stessa. l
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