Massacrato di botte in centro a 17 anni: un ragazzo della banda si scusa solo 3 anni dopo in tribunale
Sono quattro i giovani a processo per l’aggressione a Stefano Grandi, picchiato in piazza Matteotti il 6 luglio 2023 mentre era insieme alla sua fidanzata
MODENA. Ha dichiarato di essere cambiato, che lui e la sua compagna adesso hanno una figlia, due cani e un lavoro. Si è detto dispiaciuto per ciò che ha fatto e ha chiesto scusa alla vittima. Sono queste più o meno le parole pronunciate da uno dei quattro imputati per l’aggressione di Stefano Grandi, il 17enne picchiato nella notte del 6 luglio 2023 in piazza Matteotti, a Modena. Una dichiarazione spontanea dai toni confessori arrivata nell’udienza in cui sono stati sentiti Stefano e la ragazza che quella sera era con lui. Stefano oggi è maggiorenne e ha ripercorso in aula l’aggressione. Ad assisterlo, costituito parte civile, è l’avvocato Marco Pellegrini. La vicenda aveva destato molto clamore in città. La madre del giovane aveva lanciato una raccolta firme sulla sicurezza. Erano circa le 23 quando Stefano e la fidanzata, all’epoca minorenne, si trovavano sulle panchine di piazza Matteotti. Avevano notato alcuni ragazzi intenti a cercare di prendere le loro biciclette, lasciate nella rastrelliera verso via Emilia Centro. Stefano era intervenuto per far presente che erano loro. All’epoca aveva raccontato di essere stato prima provocato e insultato, poi accerchiato. Aveva riferito di essere stato colpito con una testata tra l’occhio e la tempia, di essere caduto a terra e di essere stato preso a calci mentre cercava di proteggersi. La fidanzata aveva urlato e l’ultimo calcio gli era stato dato mentre qualcuno lo filmava con il telefonino.
Dopo l’aggressione Grandi era finito in ospedale, riportando diversi traumi. Ieri ha spiegato che i postumi fisici non sono particolarmente evidenti, ma persistono problemi: la mandibola non è tornata in asse, scrocchia e gli provoca difficoltà nella masticazione. Ha inoltre riferito di avere una mobilità limitata della spalla. Stefano e la fidanzata hanno seguito un percorso con uno psicologo iniziato dopo quella notte e che prosegue ancora oggi. Ieri, nel corso dell’udienza, uno dei principali indagati – quello che ha rilasciato le dichiarazioni spontanee con le quali ha chiesto scusa alla vittima – ha chiesto di essere rimesso nei termini per il patteggiamento; una richiesta però respinta dal tribunale per questioni tecniche. «Stefano – sottolinea il suo avvocato, Marco Pellegrini – ritiene queste scuse strumentali e tardive. Ne ha preso atto ma non le ha accettate. Gli sono stati offerti mille euro a titolo di risarcimento. Li accettiamo, ma sottolineo: solo a titolo di minimo acconto».
L’istruttoria ha riguardato anche il riconoscimento degli imputati. Il ragazzo che ieri ha parlato in aula è stato riconosciuto, così come la sua compagna: erano presenti quella sera. Anche gli altri due sono stati riconosciuti tramite album fotografici (uno di persona) ma per loro le difese contestano il riconoscimento. I quattro imputati sono accusati di rapina pluriaggravata e lesioni aggravate. La prossima udienza è fissata al 9 febbraio per eventuali altre dichiarazioni spontanee e, poi, per discussione e sentenza.
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