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School tutor promossi dai ragazzi: «Così ci sentiamo un po’ più sicuri»

di Maria Sofia Vitetta
School tutor promossi dai ragazzi: «Così ci sentiamo un po’ più sicuri»

Gli studenti approvano l’estensione del servizio all’inizio del nuovo anno scolastico

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MODENA. L’attesa dell’apertura, il suono della campanella. Poche ore dopo, un fiume di ragazzi che escono, zaino in spalla e voglia di tornare a casa. Ieri mattina gli studenti di ogni ordine e grado sono tornati sui banchi. Per loro è iniziata di nuovo la quotidianità, fatta di lezioni, verifiche, mattine all’interno delle strutture scolastiche, ma anche momenti trascorsi davanti agli edifici, in attesa di un bus, per due chiacchiere con i compagni di classe o un ripasso veloce prima dell’interrogazione. A gennaio sono stati introdotti gli school tutor, figure pensate per sorvegliare le zone limitrofe alle scuole superiori nell’orario di uscita dei ragazzi e intervenire in caso di situazioni critiche. Quest’anno saranno presenti anche dalle 7.30 alle 9, per garantire un clima sereno anche durante i tempi d’ingresso. «Siamo qui per tutelare la sicurezza degli studenti, in stretto rapporto con le forze dell’ordine. Anche solo vedendoci si sentono più tranquilli. Se notiamo situazioni di attrito cerchiamo di mediare, di riportare la calma per evitare liti e vandalismo, oppure se è necessario facciamo subito una segnalazione». A raccontarlo sono stati gli school tutor che si spostavano tra la sede del Corni in largo Aldo Moro, l’istituto Barozzi in viale Monte Kosica e l’autostazione. A Modena, in campo per i controlli e la sorveglianza, c’erano anche la polizia di Stato e la polizia locale, con il cane Lotus, “agente” a quattro zampe dell’unità cinofila. Gli studenti che hanno visto gli operatori in azione nei mesi scorsi ne comprendono l’utilità. «Nei mesi scorsi alcune volte sono intervenuti. Sono rassicuranti, anche perché in queste zone c’è ancora chi si avvicina e ti dice: “Dammi 5 euro, il portafoglio”. Lo abbiamo visto, sono brutti momenti». Lo hanno raccontato Marina, Lorenza e Sara, iscritte al quinto anno liceo Venturi, in attesa del bus alla stazione delle corriere. «Ti senti un occhio addosso e non hai paura. In corsia 5 si verificavano spesso delle risse, prima di gennaio. Davanti a certe scene ti dovevi allontanare, perché temevi di finirci in mezzo». Non mancano le voci che ne sostengono il bisogno, ma tanti altri gli “school tutor" non sanno nemmeno chi siano. Si guardano tra coetanei, chiedendosi cosa facciano questi operatori. “Non conosciamo il servizio”, dicono. Una frase comprensibile per i giovani che sono stati accolti per la prima volta alle superiori, meno per chi è già al secondo o al terzo anno. Ci ragionano, sembrano cadere dalle nuvole, ma apprezzano la presenza. «Può far comodo, soprattutto all’uscita da scuola». Hanno risposto così alcune studentesse di quinta del liceo Venturi che si sono fatte spiegare la funzione degli school tutor. Spesso gli operatori non hanno catturato l’attenzione dei ragazzi, ma lo stesso vale per coloro che lavorano nelle attività commerciali o nei bar a pochi passi dagli istituti. A volte la questione viene affrontata con un “Saranno utili, non so. Li vediamo, ma noi stiamo dentro, loro fuori”. Oltre agli school tutor, maggiori investimenti riguardano anche i medi-educatori, che lavorano nelle scuole sulla gestione della conflittualità tra coetanei o tra adulti e ragazzi, e gli sportelli d’ascolto. «Abbiamo fatto un progetto: i mediatori sono serviti per far comunicare i membri della classe e imparare a dialogare. Sono utili se si coinvolgono nel momento giusto», hanno raccontato Asia ed Elisa, in quarta al liceo Sigonio. «Avere una figura autorevole agli occhi degli alunni, come una psicologa o un operatore, può contribuire a gestire situazioni difficili».

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