Cavaliera, arriva il gigante che sfida alluvioni e siccità nella pianura emiliana
Due anni di lavori e 69 milioni di euro investiti contro gli effetti del cambiamento climatico. Francesco Vincenzi, presidente del Consorzio della Bonfica Burana: «Così salvaguardiamo 324mila ettari abitati da 335mila persone tra le province di Modena e Ferrara»
BONDENO (FERRARA). Una ampiezza di oltre oltre 400mila campi regolamentari da calcio. Numeri record per il nuovo e mastodontico progetto di sicurezza idraulica “Impianto Cavaliera” del bacino Burana-Volano, situato nell’area di Stellata di Bondeno di Ferrara che “copre” i territori modenese, ferrarese e mantovano per 3mila chilometri 21 quadrati compresi tra i fiumi Secchia a ovest, Panaro e Reno a sud, Po a nord e mare Adriatico a est. Verrà presentato lunedì 21 settembre dalle istituzioni mentre alcuni giorni dopo, sabato 26 settembre, è previsto un open day per i cittadini. Si diceva della importanza del progetto. Basti pensare che tale impianto, costato 69 milioni di euro, è in grado di alimentare i campi attraverso un fittissimo reticolo di bonifica e al contempo di difendere il territorio dal punto di vista idraulico servendo una comunità di oltre un milione di persone e salvaguardando 324mila ettari di territorio. L’opera - finanziata dal Pnrr ma anche dal ministero delle Infrastrutture e dalla Regione Emilia-Romagna - risponde così agli effetti del mutamento del clima nel comprensorio delle tre province e sarà inaugurata, su invito, il 21 settembre alle 15 presso la località Malcantone di Stellata: interverranno il ministro Tommaso Foti e il vicepremier Matteo Salvini oltre al presidente della Regione Michele de Pascale e numerosi altri politici e tecnici, tra cui Francesco Vincenzi, presidente del Consorzio della Bonifica Burana e il meteorologo Andrea Giuliacci. Successivamente, il 26 settembre appunto, dalle 10,30 potrà accedere il pubblico accompagnato dal personale.
Presidente Vincenzi, partiamo dai numeri?
«Sono molti e significativi per quest’opera costata in tutto poco meno di 70 milioni per la sicurezza del bacino Burana - Volano dove avremo 103 metri cubi d’acqua al secondo di scolo negli impianti Pilastresi e Cavaliera insieme con un volume di portata complessiva pari a 60 metri cubi al secondo. Con questa opera salvaguardiamo 324mila ettari di territorio con 335mila abitanti tra le province di Modena e Ferrara direttamente coinvolti e un bacino di un milione di beneficiari indiretti».
Può descrivere il cantiere?
«Ha visto coinvolti nei 730 giorni di lavoro 90 lavoratori contemporaneamente con 65 aziende impegnate, ma il progetto ha visto in tutto all’opera un migliaio di persone. Il cantiere era ampio 301mila metri quadrati e ha previsto per gli impianti la movimentazione di 1,2 milioni di metri cubi di terreno. Nella predisposizione di tale impianto non abbiamo avuto infortuni rilevanti durante i lavori che hanno visto l’utilizzo di 16mila metri cubi di calcestruzzo, 1560 metri di tubazioni, 260 tonnellate di acciaio per realizzare il ponte Cavaliera e 160 per il Pilastresi con un totale di 2mila tonnellate compresi gli altri utilizzi. Ogni pompa idraulica, infine, pesa 10 tonnellate motore escluso. Questo cantiere è un record in Italia per quanto riguarda i progetti delle bonifiche».
Ora il territorio, sottoposto nei decenni a calamità varie, alluvione e terremoto compresi, è in sicurezza?
«Sì è importantissimo da questo punto di vista, ma occorre proseguire perché per contrastare i continui cambiamenti climatici in corso ci vuole continuità e programmazione per la sicurezza del territorio e per rendere efficiente la risorsa idrica. Abbiamo, infatti, in pianura Padana numerose criticità con aree soprattutto nella zona sud e nella Bassa con numerosi piccoli canali e tanta urbanizzazione e in questo modo se piove molto ci sono difficoltà. Occorre dunque, come stiamo facendo, migliorare la sicurezza e anche la distribuzione dell’acqua ai campi con nuovi impianti sostenibili, passando dalla irrigazione tramite canale a quella intubata. Importante anche adeguare i grandi impianti alle nuove caratteristiche del fiume Po che oggi non presenta più la portata d’acqua prelevabile ottimale, che aveva negli anni ’70 e ’80. Ricordo infatti che peschiamo acqua dai torrenti appenninici, ma per l’80% lo facciamo dal grande fiume e abbiamo per ciò 14 impianti di sollevamento acqua che arrivano fino a Ravarino e Carpi e in “caduta” arriva a tutta la Bassa fino a Finale».
L’estate caldissima cosa ha comportato?
«Certo non è stato facile, ma nessuno è rimasto senz’acqua nonostante i rischi, solamente per un giorno e mezzo l’area naturale delle Basse di Vignola. Funziona bene il dialogo tra territorio e agricoltura».
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