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Medici di base, 2 giorni di sciopero: «Turni massacranti da 17 ore»

di Mattia Vernelli
Medici di base, 2 giorni di sciopero: «Turni massacranti da 17 ore»

Marianna Mortello, vicesegretaria provinciale del sindacato Snami di Modena: «I professionisti fanno 50 ore a settimana, è insostenibile»

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MODENA. Migliaia di cittadini hanno trovato un cartello appeso alla porta dell’ambulatorio del proprio medico di base: “Chiuso per sciopero”. A proclamarlo, martedì 15 e mercoledì 16 settembre, è stato il sindacato autonomo Snami e in provincia vi hanno aderito decine di professionisti. I disagi non sono mancati, e l’obiettivo dell’organizzazione sindacale era quello di mettere in luce tutte le criticità della professione, a partire dall’ultimo accordo siglato dalla Fimmg (Federazione medici di medicina generale) e la Sisac (Struttura Interregionale Sanitari Convenzionati). «Per tutti, anche per i medici con più esperienza e che hanno raggiunto il massimale di 1.600 pazienti, sarà obbligatorio fare almeno 6 ore aggiuntive nelle case di comunità – spiega Marianna Mortello, vicesegretaria provinciale di Snami –. Qualcuno arriverà a fare anche 50 ore settimanali, come del resto capita già a chi ha intrapreso la professione negli ultimi anni, che deve svolgere il cosiddetto “ruolo unico”. Per chi ha una determinata quota di assistiti l’accordo prevede l’obbligo di svolgere almeno 38 ore nelle case della comunità, guardie mediche o Cau. Chi non arriva a 400 pazienti, invece, di ore nelle altre strutture deve svolgerne 24: il risultato è di turni insostenibili, contro anche i regolamenti dell’Unione europea, di più di 17 ore consecutive. Chi svolge il turno di notte in guardia medica – continua la vicesegretaria –, ad esempio, è possibile che lavori anche la mattina successiva. Non è semplicemente una giornata pesante, è un carico di lavoro che mette in discussione la sostenibilità umana del modello e la qualità dell’assistenza medica».

Il circolo vizioso del modello è alimentato dalla carenza di personale. «Quest’anno in Emilia Romagna sono state bandite 1.442 zone carenti (ovvero il numero di medici mancanti), sono arrivate 250 domande e i colleghi pronti ad assumere l’incarico sono 187. Vedremo di questi ultimi chi effettivamente aprirà l’ambulatorio, perché il sistema non è sostenibile per i giovani colleghi che si stanno costruendo una famiglia e per chi ha figli piccoli o persone da assistere». Il dato nella provincia modenese è ancora più allarmante: «Dei 282 posti messi a bando sono stati coperti solo 33 – continua Mortello –. A Modena sulle 63 zone carenti sono state reclutate 12 figure: si tratta di medici che stanno ancora facendo il corso di Medicina Generale, per cui oltre ad aprire l'ambulatorio e fare le ore in guardia medica devono anche seguire le lezioni e fare i tirocini. A Sassuolo sono stati coperti 2 posti su 19, a Carpi il numero crolla a 2 posti coperti su 31», conclude Mortello.

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