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Il giallo

Fratture sul corpo di Daniela Ruggi. Forse dovute a una caduta

di Daniele Montanari
Fratture sul corpo di Daniela Ruggi. Forse dovute a una caduta

Sono a livello del bacino. L’autopsia ne chiarirà la natura

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MONTEFIORINO. Sono state rilevate fratture sullo scheletro di Daniela Ruggi. Più fratture. E questo potrebbe essere un ulteriore elemento a favore dell’ipotesi che la 31enne scomparsa il 20 settembre 2024 da Vitriola sia morta a seguito di una caduta o un crollo all’interno della Torre di Pignone, dov’è stata ritrovata nel gennaio scorso.

Nel dettaglio

Si tratta di fratture presenti nella zona del bacino, che la ragazza potrebbe aver riportato in una caduta al buio della torre, dove potrebbe essersi rifugiata nella sua “fuga dal mondo” dopo la sua reazione choc alla visita dei servizi sociali a casa sua, e il malore che l’aveva portata in ospedale. Nella torre infatti sono stati trovati segni di bivacco, proprio come se qualcuno avesse deciso di nascondersi lì per un po’. Un altro elemento in questa direzione è l’ombrello rosa da donna che è stato ritrovato all’interno: come se lei fosse uscita in una giornata piovosa per andare lì. Sono state rilevate fratture anche nella mandibola – che è stata ritrovata dagli inquirenti (indagano i pm Marco Niccolini e Laura Galli) a inizio giugno assieme agli altri resti – e potrebbero essere dovute alla stessa caduta. O al crollo improvviso di macerie nell’edificio, che era in condizioni molto precarie. Al momento non ci sono certezze sulla natura delle fratture, sembra però improbabile che siano dovute a fendenti: avrebbero senz’altro lasciato tracce di sangue, che invece non sono state rilevate.

L'autopsia

Per avere degli elementi certi di valutazione bisognerà attendere gli esiti dell’autopsia che verrà effettuata a Milano presso il laboratorio Labanof dalla prof Cristina Cattaneo. Era inizialmente prevista per ieri, ma si è proceduto solo a una ricognizione esterna dei reperti ancora sporchi di terriccio. Vi hanno partecipato anche l’avvocato Deborah De Cicco, che tutela il fratello di Daniela come parte lesa, e la genetista Marina Baldi, sua consulente. «La prossima fase probabilmente conclusiva sarà da effettuare alla presenza della dottoressa Sara Mantovani, nostro medico legale – spiega il legale – in quella sede sarà possibile prima del lavaggio dei resti effettuare degli esami chimici e osservarli in maniera più dettagliata.

La seconda coppa del reggiseno verrà invece inviata ai Ris di Parma per comparazione con l’altra coppa, anche al fine di dare esito alla nostra istanza di approfondimento investigativo per capire quale sia stata la causa della lacerazione: se ci sia stato intervento umano o meno». 

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