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Il presidio

Protesta davanti al Costellazioni: «Adesso basta: serve chiarezza»

Protesta davanti al Costellazioni: «Adesso basta: serve chiarezza»

Manifestazione organizzata da Modena merita di più e Comitato Villaggio Zeta

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MODENA. C’è chi racconta delle risse, chi delle blatte nelle stanze, chi dell’acqua calda che manca da tre mesi. E poi c’è chi dice di essere stanco, di avere bisogno di aiuto e di non sentirsi più tranquillo nemmeno dentro casa. Sono le voci raccolte ieri davanti alle Costellazioni, dove i comitati Modena Merita di Più e Villaggio Zeta hanno organizzato un presidio per chiedere risposte sulla situazione del residence e aprire un confronto con la cooperativa L’Angolo. Ieri sera, davanti al residence, si sono alternate al microfono più voci. Non sono mancati i soliti attacchi ai giornalisti, ma ci sono state anche tante testimonianze di persone esasperate, arrivate per parlare della situazione che vivono ogni giorno. Nella speranza che parlarne, parlarne il più possibile, possa contribuire a fare passi avanti. Il residence, lo ricordiamo, è di proprietà della cooperativa L’Angolo e gestito da Hyma Srl. Gli ospiti, che erano circa 350, sono scesi a circa 160. È in corso una riorganizzazione degli spazi, con l’ipotesi di trasformare parte delle camere in miniappartamenti destinati soprattutto a famiglie con bambini e lavoratori.

Gli interventi

A prendere parola per Modena Merita di Più è stato Mattia Meschieri. «Qualcosa è cambiato: qui i richiedenti asilo sono stati ridotti a circa 160 e questo noi lo diciamo. Ma il problema resta». Per il comitato serve l’accoglienza diffusa: «Non si possono mettere 50 richiedenti asilo insieme. Al contempo qui il Comune ospita famiglie in difficoltà. Come si può pensare di unire i disagi, metterli tutti insieme e pensare che possa andare bene?».

Durante il presidio Giovanni Parisi, presidente del comitato Villaggio Zeta, ha incontrato la cooperativa L’Angolo. L’idea è aprire un tavolo di confronto in formula plenaria, per avere informazioni sulla gestione dell’immobile e sulle persone che vi risiedono. «Siamo qui per verificare una situazione che ci porta sempre più a degrado sociale, politico, culturale. Non vogliamo più abituarci a determinate situazioni di illegalità, degrado. Bisogna andare a fondo a questa cosa». La richiesta è chiara: «Vogliamo numeri precisi e risposte».

Le testimonianze

Tra le testimonianze c’è quella di Arturo, ex educatore della struttura, dove ha lavorato da dicembre a maggio seguendo circa 50 stanze. «Facevo doposcuola con i ragazzi, incontri con gli assistenti sociali e andavo dalle famiglie». Il ricordo delle condizioni: «C’erano tante persone dentro stanze veramente piccole, era indecente. Vedevo blatte. Ne parlavo con il mio responsabile e dicevo di andare a fare controlli e pulire: la situazione era troppo pesante, ero completamente da solo».

«Vedete qui come è tutto pulito? Lo hanno fatto solo perché sapevano della manifestazione, sono stati svuotati persino i cestini», dice una residente. A prendere parola, a pochi passi da sua madre e dalla sua famiglia, una ragazzina: «Noi abbiamo due stanze, siamo sette. Si picchiano sia dentro che fuori, ci sono persone che importunano anche noi ragazzini». La richiesta è diretta: «Ci trovino un altro posto, oppure rendano questo posto migliore». Una donna residente, che racconta di essere uscita dalla tossicodipendenza 15 anni fa, parla della situazione in cui si trova: «Sono stata messa qui dove esco e sono circondata da gente che spaccia». Dice di non vedere il proprio figlio da un anno: «Non voglio portarlo qua», poi le si spezza la voce.


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