Il caldo “brucia” frutta e verdura: banchi vuoti e prezzi alle stelle
Disponibilità in calo fino al 40% e ortaggi oltre i 10 euro al chilo. Coldiretti Modena: «Insalate in busta e pomodori scarseggiano»
MODENA. Fagiolini a 11 euro al chilo, fichi a 10 e melanzane e zucchine alle stelle, più su del 30-40% mentre insalate, pomodori, peperoni sono sempre più rari almeno per alcune tipologie. Pare un po’ la tempesta perfetta quel che sta avvenendo in molti punti vendita, dai supermercati ai market di minori dimensioni, anche nel territorio emiliano: c’è sempre meno frutta e verdura e quella che c’è non è sempre di qualità eccelsa. Parliamo dei più importanti prodotti ortofrutticoli, quelli che compongono la dieta mediterranea che a detta dei medici è quella perfetta per l’organismo: il mix alti prezzi, minore disponibilità insieme ai portafogli sempre più vuoti delle famiglie fanno preoccupare tutti gli “attori” che lavorano nella filiera che porta la frutta e la verdura sulle nostre tavole. Un problema che, stima Coldiretti, ha portato in Italia almeno 3 miliardi di euro di danni “solo” a causa del clima torrido che ha bruciato frutta e verdura, senza appunto considerare gli aumenti diffusi. Sul fronte prezzi, infatti, non agisce solo il costo del pieno al serbatoio del camion trasportatore, ma anche quello del diesel agricolo che in molte aziende è utilizzato per far funzionare le pompe irrigue. «Dalle nostre parti - spiega il responsabile area tecnica e economica di Coldiretti Modena Giordano Costantini - per fortuna funzionano i due consorzi di bonifica che non hanno mai fatto mancare l’acqua nei campi. Ma anche noi abbiamo risentito della siccità che ha causato stress termico alle piante e ciò ha determinato frutti di minore dimensione: la grande distribuzione la frutta sotto una certa dimensione fatica ad accettarla. Abbiamo avuto dunque gli stessi problemi di tutti, forse di più per quel che riguarda gli ortaggi». Il Copa-Cogepa - che a livello europeo rappresenta oltre 22 milioni di agricoltori e 22mila agricooperative - calcola dal 10 al 40% in meno di produzione per pomodori, lattuga, cicoria, valeriana, rucola, radicchio. «Il problema - prosegue Costantini - sta nel fatto che nel sud Italia, da dove arrivano molti prodotti, ci sono stati ancora più problemi, e aggiunga che ci sono state grandinate e venti forti in Emilia: la frutta danneggiata non si vende. Frutta e verdura dunque calano per vari motivi e il nostro consiglio è di andare ad acquistare presso i mercati di “Campagna Amica” e presso le aziende agricole. E occhio alla speculazione lungo la filiera». Interviene anche Coop Alleanza 3. 0, tra le aziende principali della grande distribuzione: «È indubbio che l’estate sia stata particolarmente difficile dal punto di vista climatico, anche nelle principali aree della produzione ortofrutticola. Questo ha determinato una disponibilità temporaneamente più limitata di alcuni prodotti, come ad esempio le insalate, soprattutto quelle in busta, i pomodori e gli altri orticoli. Grazie alla differenziazione delle varietà e dei fornitori - alcuni dei quali adottano tecniche particolari come le serre tecnologiche e coltivazioni idroponiche, che riescono a contenere maggiormente gli effetti delle anomalie climatiche, Coop Alleanza 3.0 riesce comunque ad attenuare i disagi dovuti alle carenze suddette. Tuttavia la minore produzione, sommata a una crescente domanda di prodotti ortofrutticoli e ad una maggiore frequentazione dei nostri reparti dedicati da parte di soci e clienti, anche non abituali, può portare talvolta ad avere sugli scaffali quantitativi inferiori rispetto alla media stagionale». Insomma, un rompicapo. «Quel che vediamo oggi sugli scaffali - interviene Davide Vernocchi, presidente di Apo Conerpo, principale organizzazione europea di produttori ortofrutticoli con oltre 4mila soci in Emilia-Romagna soprattutto tra Ferrara e Modena - è l’effetto diretto di una stagione estremamente difficile per l’agricoltura e, in particolare, per l’ortofrutta. Caldo eccezionale, siccità, grandine e irregolarità climatica hanno ridotto quantità, qualità e continuità delle produzioni, con criticità evidenti per ortaggi e insalate, dove in alcuni casi la disponibilità è calata fino al 40%. Ma il tema va oltre l’emergenza di queste settimane. Pensiamo alle pere, produzione simbolo soprattutto per Modena e Ferrara: in cinque anni abbiamo perso circa il 50% di superfici della pera Abate. Occorre creare condizioni economiche che garantiscano reddito ai produttori e per questo serve un patto di filiera che riconosca il valore della produzione agricola». Chiude Davide Venturi, presidente di Confagricoltura Bologna: «Anche quest’anno il cambiamento climatico ha causato ingenti danni e problemi all’agricoltura compromettendo la resa di molte colture. Nel nostro territorio a soffrire in particolar modo la siccità è stato il pomodoro, ma anche alcune varietà di piante da frutto, la barbabietola, le colture foraggere, fondamentali per l’alimentazione dei bovini, la soia e il mais. Così è sempre più difficile programmare il futuro».
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