El Koudri, una vita da isolato
In Emilia e Lombardia non risultano contatti con associazioni di matrice islamica. L’avvocato: «Non compete alla politica stabilire se fu terrorismo, ma alla magistratura»
MODENA. Salim El Koudri ha compiuto un attentato terroristico il 16 maggio lanciandosi sulla folla in centro a Modena con la sua auto? O l’atto è da considerarsi una sua azione personale, priva di collegamenti col mondo islamico?
È l’interrogativo che ha animato una settimana di fitto dibattito politico su un caso sempre più nazionale, con letture opposte dell’accaduto. «Ma non è la politica a dover decidere se l’accaduto va ricondotto a terrorismo o meno – sottolinea Fausto Gianelli, l’avvocato di El Koudri – la valutazione è giuridica: compete ai magistrati. E il dato di fatto è che, sulla base degli elementi raccolti in quattro mesi di indagini, la Procura contesta il reato di strage, aggravata dalla morte di una persona. Ma non quello di terrorismo. Questo, al di là di tutte le considerazioni, è il dato oggettivo, frutto di una valutazione fatta con estrema attenzione dal procuratore capo Luca Masini, che ritengo corretta, sulla base degli elementi a disposizione».
Nel dettaglio
Da quanto trapela dalle indagini, condotte dalla Digos, ad oggi non è emerso nessun collegamento tra El Koudri e persone o associazioni islamiche radicali. La polizia ha scandagliato ogni aspetto della vita del 31enne, ma in tutta l’Emilia Romagna all’interno del mondo islamico non risulta nessuno che abbia avuto contatti con lui. E così in Lombardia, dove sono state estese le indagini, visto che è nato a Bergamo. Non risultano contatti di persona, e nemmeno mail, messaggi o telefonate.
L'isolamento
Su quest’ultimo fronte emerge un altro dato che fotografa l’isolamento in cui viveva il 31enne: negli 80 giorni precedenti il 16 maggio, sul suo telefono risultano chiamate a soli tre numeri: quelli della madre, del padre e dell’agenzia per trovare lavoro. Passava il suo tempo su internet, a navigare e giocare. In queste navigazioni però ha cercato, su siti pubblici di informazione, notizie riguardanti diversi attentati terroristici. Rappresentano circa l’1% del volume di navigazione, sono pagine visitate in modo “residuale” secondo gli inquirenti. Che però continuano a indagare anche su questo volume di traffico minore. Aveva anche un indirizzo di posta elettronica che richiamava l’11 settembre.
È possibile che El Koudri fosse un terrorista solo nella sua testa? Il giovane è affetto da un disturbo schizoide confermato dagli psichiatri incaricati dal gip, che giovedì hanno trasmesso le loro valutazioni ai consulenti delle parti, concludendo che nonostante questo, il 16 maggio si rendeva conto di quello che stava facendo lanciandosi sulla folla. Le conclusioni saranno discusse davanti al gip il 2 ottobre.
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