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Vaglia clonato da 60mila euro: la dipendente dell’ufficio postale non nota il falso e ora deve risarcire Poste

di Stefania Piscitello
Vaglia clonato da 60mila euro: la dipendente dell’ufficio postale non nota il falso e ora deve risarcire Poste

Emesso a Carpi, il vaglia contraffatto finì in Calabria e fu presentato in un ufficio postale a Crotone. La lavoratrice condannata perché «diversi elementi potevano essere riconosciuti attraverso un controllo visivo e tattile»

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CARPI. Un vaglia postale da 60mila euro partito da Carpi, clonato e presentato in Calabria. La contraffazione, però, si poteva riconoscere: mancavano la filigrana e il rilievo della stampa, la carta era diversa e il colore anomalo. La dipendente dell’ufficio postale in provincia di Crotone che procedette al pagamento dovrà ora risarcire Poste con 51.446,23 euro, oltre agli interessi legali, e pagare 5 mila euro di spese di lite.

Il vaglia contraffatto

La vicenda risale al dicembre 2017, quando all’ufficio postale in Calabria venne presentato il vaglia circolare, emesso dall’ufficio postale di Carpi a inizio maggio dello stesso anno. L’importo era di 60mila euro. Sul titolo risultavano come ordinante e beneficiaria la stessa persona, poi risultata essere la reale titolare. A presentarlo - in Calabria - fu invece una persona che si spacciava per la reale titolare, accompagnata da un’altra persona. La dipendente procedette al pagamento del vaglia. Contestualmente, emise un nuovo vaglia circolare da 50mila euro intestato a un’altra persona e versò i restanti 9.997 euro sul conto corrente BancoPosta dello stesso soggetto. Il titolo era stato clonato e la vicenda finì al centro degli accertamenti interni di Poste.

Dipendente condannata

Alla dipendente venne contestata la violazione delle disposizioni sui controlli dei vaglia e nel luglio 2018 fu sospesa dal servizio e dalla retribuzione per cinque giorni. Una sanzione che poi sia il tribunale di Crotone che la Corte d’Appello di Catanzaro avevano ritenuto legittima. Poste ha quindi chiesto alla lavoratrice di risarcire il danno patrimoniale: 51.446,23 euro. Le motivazioni? Nella sentenza viene ricordato che il vaglia presentava diversi elementi di contraffazione che potevano essere riconosciuti attraverso un controllo visivo e tattile: mancavano il rilievo calcografico e la filigrana, la colorazione era anomala e la carta aveva uno spessore inferiore rispetto a quella dei titoli autentici. Secondo quanto emerso, però, la dipendente aveva effettuato un controllo visivo e sommario, che l’aveva poi fatta cadere in errore. Le disposizioni interne in vigore dal maggio 2016 prevedevano che l’operatore controllasse gli elementi del titolo e, se avesse riscontrato caratteristiche tali da far pensare a una frode, non procedesse al pagamento e informasse le strutture competenti, mentre la lavoratrice sosteneva che i controlli più stringenti fossero stati introdotti nel 2018. Una ricostruzione, questa, che il tribunale non ha accolto: l’obbligo di controllo visivo e tattile era già previsto dalle disposizioni del 2016 e non era subordinato all’intervento di personale specializzato. Non è stata accolta neppure la tesi secondo cui la lavoratrice, non svolgendo normalmente mansioni di sportello, non fosse tenuta a effettuare quei controlli. In quell’occasione era rimasta sola in ufficio e aveva eseguito personalmente l’operazione. Poste aveva poi risarcito la reale beneficiaria del vaglia con un bonifico da 60mila euro. Il tribunale ha quindi accolto la richiesta di 51.446,23 euro, condannando la dipendente al pagamento della somma.

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