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Il caso

Tetto del 30% per gli alunni stranieri «A Modena 980 classi già in deroga»

di Stefano Luppi
Tetto del 30% per gli alunni stranieri «A Modena 980 classi già in deroga»

L’analisi della Cisl sul nuovo provvedimento del governo Meloni sulla scuola

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MODENA. Per l’amministrazione comunale l’ultima novità annunciata dalla premier Meloni - l’obbligo nelle classi di mantenere sotto il 30% del totale il numero di alunni non italiani - è da bocciare mentre per i “tecnici” di scuola e sindacato, se si applicasse a tutti il problema diverrebbe anche fortemente logistico, organizzativo. Situazione dunque complessa, con due premesse: l’allora ministra Maria Stella Gelmini (governo Berlusconi IV) già nel 2010 emise una circolare che indicava appunto il tetto di 30% di stranieri; imparare l’italiano resta fondamentale per una vera integrazione.

I dati resi noti da Cisl Scuola e i corsi Cpia

La prima a fare i “conti” è stata, ieri, Cisl Scuola Emilia centrale: «Prima si annuncia un decreto che impone corsi di italiano ai genitori degli alunni stranieri con gravi problemi di inserimento - dice il segretario Carmelo Randazzo, facendo riferimento all’annuncio della premier - poi si dà per scontato che il Centro provinciale istruzione per gli adulti-Cpia possa assorbire tutto. Ma non basta dire alle famiglie “andate al Cpia”, bisogna garantire che quel servizio funzioni. A Modena i corsi estivi 2025 erano già tutti pieni e se il governo genera una nuova domanda sui Cpia deve prima finanziarli in modo da permettere a chi lavora o ha figli piccoli di frequentare. Il decreto dovrà chiarire chi accerta le difficoltà di inserimento, con quali criteri, quante ore di corso sono previste e con quali risorse aggiuntive. L’alfabetizzazione degli adulti è un diritto ed è decisiva per la partecipazione alla comunità scolastica. Non può diventare un adempimento formale scaricato sui Cpia».

Scuola già sotto pressione nei primi giorni

Il punto di partenza parla di una scuola modenese già ora sotto pressione, con deroghe al numero di bambini e ragazzi stranieri molto diffuse: nell’anno scolastico 2024/25 superavano il limite del 30% 980 sezioni e classi statali su 4.245, il 23,1%, quasi una su quattro (933 l’anno precedente). Le deroghe riguardavano il 40,1% delle sezioni dell’infanzia, il 30,9% delle primarie, il 24% delle medie e l’11,5% delle superiori. «La soglia del 30% - prosegue Randazzo - può essere utile solo con risorse e valutazione individuale. Da sola rischia quattro effetti negativi. Primo: spostare gli alunni senza risolvere nulla. Se una classe non può accogliere, la famiglia cerca un altro plesso: così aumenta il pendolarismo e la concentrazione può semplicemente trasferirsi nella scuola vicina. Secondo: sbagliare bersaglio, perché la cittadinanza non misura l’italiano.

Molti sono nati qui e lo parlano ogni giorno altri, anche italiani, hanno bisogno di sostegno linguistico. Conta la competenza reale, non il passaporto. Terzo: moltiplicare deroghe senza risposte. Nei bacini oltre soglia non ci sono abbastanza classi sotto il 30% per redistribuire. La deroga certifica il problema ma non porta docenti di italiano L2, mediatori, educatori o tempo per le famiglie. Quarto: aggravare le disuguaglianze. Nei Comuni con una sola scuola non esiste alternativa; nelle città può voler dire allontanare un bambino da quartiere, compagni e rete familiare. Il costo ricadrebbe su trasporti e continuità educativa».

Ci sono scuole che vedono una stragrande maggioranza di stranieri: le Pascoli di Modena, 70,2% (99 alunni su 141), il Barozzi di Vignola e le Collodi di Modena, entrambe al 66,5%, Giotto-Area Crotti di Carpi, 61,1%, Collodi di Sassuolo, 59,6%, Costa-Cittadella di Modena, 56,8%, Don Ferrari di Pievepelago, 53,8%, e Mazzini di Vignola, 52,4%. Alle medie superano la soglia 11 plessi su 63 dal Parco Ducale di Sassuolo (41,6%) alle Marconi di Modena (35,3%) e Alberto Pio di Carpi (34,4%).

Nell’ultimo quadro provinciale completo, relativo al 2023/24, gli alunni con cittadinanza non italiana nelle statali modenesi erano 18.716, il 20,52% del totale: «Il dato del plesso scolastico - termina Randazzo - non significa che ogni singola classe sia automaticamente in deroga, ma individua con precisione i bacini nei quali il problema organizzativo è strutturale. Non esiste invece un dato che misuri quanti abbiano effettivamente bisogno di alfabetizzazione: molti sono nati e cresciuti qui. Governare la realtà significa rafforzare la scuola e i Cpia, non spostare bambini e percentuali per far tornare un numero».l

 

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