Gazzetta di Modena

Modena

Il caso

Chiede 64mila euro dopo lo schianto in bici: «Pietrisco sulla strada»

Stefania Piscitello
Chiede 64mila euro dopo lo schianto in bici: «Pietrisco sulla strada»

L’incidente nella discesa da Puianello a Torre Maina di Maranello. Ma il giudice dà ragione alla Provincia: manca il nesso causale

3 MINUTI DI LETTURA





MARANELLO. Quel giorno era in sella alla sua bicicletta lungo la provinciale 41, da Puianello a Torre Maina, durante un allenamento. Poi, secondo la ricostruzione da lui fornita, la ruota anteriore sarebbe esplosa dopo l’impatto con il pietrisco sulla carreggiata. Il ciclista perse il controllo e finì contro il guardrail, dopo aver percorso oltre 60 metri, riportando lesioni per le quali ha chiesto un risarcimento di oltre 64mila euro. Ma per il tribunale di Modena – sezione civile – non è stato possibile dimostrare che fosse il fondo stradale la causa dell’incidente. La richiesta è stata quindi respinta e l’uomo dovrà pagare anche quasi 12mila euro di spese legali.

La caduta

L’incidente risale al 25 settembre 2021, intorno alle 15, in località Puianello. Il ciclista procedeva in discesa insieme ad altri appassionati quando, secondo quanto riferito dai testimoni, la ruota anteriore scoppiò improvvisamente. L’uomo perse il controllo della bici e andò a sbattere contro il guardrail. I testimoni hanno riferito della presenza sulla carreggiata di pietrisco e ciottoli, non segnalati, con un diametro di circa due-tre centimetri. La caduta, secondo la ricostruzione cinematica, avvenne dopo una perdita di controllo iniziata circa 15 metri prima della curva: la bicicletta percorse altri 23-24 metri senza controllo e arrivò al guardrail dopo circa due secondi.

L’avvio della causa

Il ciclista ha chiamato in causa la Provincia di Modena, proprietaria della strada, chiedendo 64.686,55 euro tra danno biologico permanente e temporaneo, spese mediche, danni alla bicicletta e spese legali. La Provincia ha contestato che il dissesto della carreggiata avesse provocato la caduta, richiamando anche quanto riportato nel verbale del pronto soccorso, dove si faceva riferimento a una buca e all’urto contro il guardrail. L’ente ha sostenuto che il ciclista viaggiasse a una velocità superiore al limite di 30 chilometri orari e conoscesse bene quel tratto.

La perizia

La consulenza tecnica disposta dal tribunale non ha consentito di stabilire quale fosse la causa dello scoppio. Tra le ipotesi indicate dal consulente figurano l’impatto con pietrisco, avvallamenti, un errato montaggio della camera d’aria, un’eccessiva sollecitazione meccanica, il surriscaldamento dello pneumatico. A pesare è stata anche la velocità. Le testimonianze hanno indicato valori tra 30-38 e 40-45 chilometri orari; la ricostruzione ha stimato circa 44 chilometri orari nel momento dell’urto. Una velocità che, secondo il consulente, avrebbe inciso sulla possibilità di recuperare il controllo e sull’intensità dell’impatto. C’è un altro elemento che ha pesato nella decisione: non essendo più disponibili bicicletta, pneumatico, camera d’aria e cerchione, non è stato possibile individuare riscontri oggettivi capaci di dimostrare che fosse stato il pietrisco a provocare lo scoppio.

Per il tribunale, dunque, la presenza di detriti dimostra una possibile pericolosità della strada, ma non il nesso causale con la caduta. La domanda è stata respinta.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google