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L’intervento

L’ex direttore del supermercato di Pavullo condannato: «Le donne che l’hanno denunciato sono un esempio per tutte»

di Daniele Montanari
L’ex direttore del supermercato di Pavullo condannato: «Le donne che l’hanno denunciato sono un esempio per tutte»

L’associazione “Casa delle donne contro la violenza” di Modena commenta la sentenza nei confronti del 64enne condannato per molestie nei confronti di tre dipendenti e per violenza sessuale su una minorenne

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PAVULLO. «Grazie alle donne che hanno denunciato l’ex direttore del supermercato di Pavullo condannato a tre anni. Sarete un modello per tutte le donne che ancora non hanno maturato il coraggio di seguire il vostro esempio, ma che ora sanno che si può fare. Che si può difendere la propria verità e trovare qualcuno che la ascolti». Così l’associazione Casa delle Donne contro la violenza interviene sulla chiusura del processo che ha visto il 64enne condannato per maltrattamenti (molestie) nei confronti di tre dipendenti, e per violenza sessuale su una minorenne. «In questi quattro anni, abbiamo seguito la vicenda giudiziaria con un misto di incredulità e di timore – sottolineano le componenti del direttivo – abbiamo seguito le udienze chiedendoci come potesse essere sufficiente utilizzare come linea di difesa in un processo la “maleducazione generazionale”, come se il fatto che un datore di lavoro faccia richieste di favori sessuali alle proprie dipendenti non sia una molestia, su donne in un evidente svantaggio di potere per età e situazione lavorativa, ma solo un atto di maleducazione. Abbiamo letto in dichiarazioni pubbliche il troppo spesso sentito “stavo solo scherzando”, a cui è stato aggiunto a rinforzo “in montagna si fa così”. E abbiamo sentito l’indignazione e la rabbia delle persone vicine alle donne che hanno denunciato che, pur condividendo la vita in montagna, “così” non fanno e non farebbero mai».

«Il timore – proseguono – era che questa vicenda di maltrattamenti e molestie sul lavoro in un paese dell’Appennino non venisse presa sul serio, perché considerata meno importante rispetto ad altre ben più sensazionali notizie di cronaca. Invece proprio per questo è così importante. Perché ci obbliga a chiederci come ci comportiamo nel nostro quotidiano. Quanto siamo disposti a difendere le donne, che durante i grandi eventi annuali sosteniamo di tutelare, quando quelle stesse donne sono nostre vicine di casa, nostre concittadine, e la persona che viene accusata non è un “mostro”, ma un uomo come tanti altri. Anzi, magari stimato per status finanziario o lavorativo. La nostra esperienza ci dice che la violenza sulle donne che sfocia negli episodi più gravi è fondata su ogni gesto che faccia intuire che le donne possono essere usate, maltrattate, molestate, solo perché chi lo fa ha il potere. E vicende come questa, che succedono così vicino a noi, obbligano tutti a chiedersi quanto l’abbiano alimentata scegliendo il silenzio, inasprendo il giudizio, minimizzando la violenza all'interno delle comunità in cui vivono. Purtroppo la cronaca ci rimanda chiaramente il fatto che non esistano oasi felici al riparo dalla violenza sulle donne. Ma si possono sempre creare, e speriamo che alla comunità pavullese questa esperienza serva per proseguire con ancora più coraggio in quella direzione».

Quindi il pensiero alle donne che hanno denunciato: «Abbiamo assistito a tutti i tentativi di screditare voi come persone, per invalidare le vostre testimonianze. Abbiamo visto mettere voi sul banco degli imputati a volte più dell'imputato stesso. È una dinamica che vediamo spesso, sia nei tribunali che fuori, ma alla quale non ci si abitua mai. E vi vediamo ora, alla fine di questa sentenza, finalmente credute e ascoltate. È stato un onore vedere da vicino cosa siete riuscite a fare, quanta determinazione avete dimostrato durante tutta la vicenda».

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